Mafia, tornano in carcere i boss di Agrigento e Palermo: incastrati dal pentito e dagli imprenditori

Per difetto di motivazione riscontrato dai giudici del riesame, erano tornati in libertà. Erano state dunque annullate 13 misure di custodia cautelate riguardanti alcuni presunti affiliati di cosa nostra nostra agrigentina e palermitana finiti nei guai con l’operazione antimafia “montagna”. A febbraio si erano dunque aperte le porte del carcere dato che secondo i giudici del riesame, il gip, si era limitato a fare copia e incolla della richiesta di arresto depositata dai pm. La Cassazione, nei giorni scorsi ha rigettato questa motivazione ed è scattato stanotte il blitz contro le cosche della provincia e che ha portato agli arresti dieci boss più un obbligo di dimora per un undicesimo indagato.

 Antonino Vizzì, 63 anni, ritenuto reggente della famiglia di Raffadali; Vincenzo Pellitteri, 66 anni, ritenuto reggente della famiglia di Chiusa Sclafani; Franco D’Ugo, 52 anni, ritenuto appartenente alla famiglia di Palazzo Adriano; Giovanni Gattuso, 62 anni, ritenuto reggente della famiglia di Castronovo di Sicilia; Vincenzo Cipolla, 56 anni, ritenuto appartenente alla famiglia di San Biagio Platani; Raffaele La Rosa, 59 anni, ritenuto appartenente alla famiglia di San Biagio Platani; Raffaele Salvatore Fragapane, 40 anni, ritenuto appartenente alla famiglia di Santa Elisabetta; Luigi Pullara, 54 anni, ritenuto esponente di vertice della famiglia di Favara; Angelo Di Giovanni, 46 anni, ritenuto appartenente alla famiglia di Favara e Giuseppe Vella, 37 anni, ritenuto appartenente alla famiglia di Favara.“

Paradossalmente, invece, è rimasto in carcere Giuseppe Quaranta, ex capomafia di Favara che, dalla fine di gennaio, ha cominciato a collaborare con i magistrati . Le sue dichiarazioni e le ammissioni delle vittime del pizzo sono elementi nuovi usati dalla Procura per gli arresti di oggi.