Esclusivo, Rallo e Bica contro antifascismo « siamo pronti ad appellarci alla Corte Europea di Strasburgo»

L’onorevole Michele Rallo e il sindaco di Custonaci Giuseppe Bica, hanno annunciato battaglia e sono pronti ad andare fino in fondo. Lo scorso 24 maggio, l’amministrazione comunale di Erice aveva approvato una mozione “antifascista”, ovvero chiunque voglia usufruire di un locale o uno spazio comunale per svolgervi un’attività pubblica, deve dichiarare di non aderire ai principi fascisti. Rallo e Bica sono scesi sul sentiero di guerra e hanno annunciato sanzioni amministrative sia contro il sindaco di Erice Daniela Toscano che contro i consiglieri che hanno votato a favore della mozione. Ecco in anteprima ESCLUSIVA  le loro ultime dichiarazioni:

In merito ad alcune polemiche successive alla
nostra presa di posizione circa la mozione “antifascista”
del Comune di Erice, ci corre l’obbligo di alcune
precisazioni:
1° Teniamo ben distinti i piani politico e
amministrativo. Nessuna contraddizione fra il nostro
appoggio alla candidatura di Giacomo Tranchida a
Sindaco di Trapani e la nostra contestazione del
Tranchida politico che vuole gli immigrati dell’Aquarius
e che vota la mozione antifascista dei grillini ericini.
Tranchida è un ottimo amministratore che, per fare un
esempio, ha già fatto sparire l’immondizia dalle strade
della città. Abbiamo fatto bene a sostenerlo nella sua
corsa verso Palazzo D’Alì. Ma ciò non implica
assolutamente una condivisione di certe sue scelte
politiche, che consideriamo assurde e fuori dal tempo.
2° L’unico riferimento della Costituzione al
fascismo è nella 12a

disposizione “transitoria e finale”,
laddove si vieta la ricostituzione del Partito Nazionale
Fascista. Al riguardo, significhiamo di essere pienamente
disponibili a dichiarare che non vogliamo ricostituire il
Partito Fascista. Per il resto, le nostre opinioni politiche,
le nostre idee, quello che pensiamo in tema di fascismo,
di comunismo, di bonapartismo o di Santa Inquisizione
sono cavoli nostri, che attengono esclusivamente alla
nostra sfera privata, che rientrano a pieno titolo nelle

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libertà costituzionali che ci sono garantite e che nessuno
è autorizzato a sindacare. Ove dovessimo commettere dei
reati nel manifestare le nostre idee, sarebbe la
magistratura a farcene carico, non già il Consiglio
Comunale di Erice.
3° Non siamo assolutamente scoraggiati dal
giudizio del TAR lombardo su un ricorso che forse non
era argomentato in modo perfetto. Vedremo cosa
deciderà il TAR di Palermo sul ricorso – “coi baffi” –
che sarà presentato dal prof. Sinagra.
4° A prescindere dal fatto amministrativo,
comunque, siamo pronti a tutelare in sede penale il
diritto alla libertà di pensiero e di parola che ci è
garantito proprio dalla Costituzione.
* * *

Intanto, riceviamo notizie più che confortanti dal
prof. Augusto Sinagra, che fra le altre cose è
patrocinante davanti alla Corte Europea di Strasburgo.
La Corte Europea – ci scrive il nostro carissimo amico –
si è espressa con giurisprudenza costante sul diritto alla
libertà di espressione, ricomprendendovi anche le idee
che «offendono, sconvolgono o turbano lo Stato o
qualsiasi categoria della popolazione». Quindi –
ammesso e assolutamente non concesso che le nostre
idee possano turbare una fetta sia pur piccola di
popolazione – esse sono egualmente tutelate dalla
giurisprudenza europea, cui si adegua la giurisprudenza
italiana, anche della Corte di Cassazione. Sinagra cita
alcune sentenze che condannano addirittura dei governi
nazionali: sentenza 7.12.1976, Handyside; sentenza del
29.10.1992 Opendoor and Dublin Wellwoman c/Irlanda;
sentenza 20.9.1994, Ottopreminger Instinct c/Austria;
sentenza 3.10.2000, Du Roy et Malaurie c/ Francia;

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sentenza 3.2.2005, Partidul comunistilor et ungureanu
c/Romania; e così via, fino alle più recenti.
In una controversia come quella che va
profilandosi, dunque, il Comune di Erice sarebbe
certamente soccombente e sarebbe con ogni probabilità
condannato anche al pagamento di un adeguato
risarcimento (a titolo di “equo indennizzo”) ai sensi della
Convenzione di Roma del 4 novembre 1950 istitutiva
della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.
Ovviamente, gli amministratori responsabili (in
questo caso i membri della Giunta e non i Consiglieri
Comunali) dovrebbero personalmente risponderne alla
Corte dei Conti in sede di giudizio di responsabilità
erariale per aver causato danno patrimoniale alla
Amministrazione.
Per adesso e solo per adesso – come dicono a
“Striscia la Notizia” – abbiamo finito.

Trapani, 28 giugno 2018

f/to Michele Rallo
f/to Giuseppe Bica

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