Strage di via D’Amelio: 26 anni fa l’eccidio di Paolo Borsellino e della scorta

Sono passati 26 anni da quella terribile, calda, indimenticabile, spaventosa domenica di luglio palermitana. Chi c’era ricorda il boato, lo sconcerto e il terrore negli occhi di chi accorse in via Mariano D’Amelio e vide. Chi c’era, ricorda le immagini passate senza sosta in tv, gli aggiornamenti, i dettagli, lo scenario apocalittico di una strada trasformata in un luogo di guerra. Il magistrato Paolo Borsellino, “erede” naturale di Giovanni Falcone morto appena 56 giorni prima, a Capaci, in un’altro spaventoso attentato, colui il quale ci sembrò, alla notizia del 23 maggio, come il suo continuatore più valido per perseverare  nell’estenuante lotta alla mafia, morì il 19 luglio del 1992, alle ore 16:58, sotto casa della madre, insieme agli agenti della scorta Emanuela Loi, Claudio Traina, Eddie Cosina,Agostino Catalano e Vincenzo Li Muli. Una Fiat 126 rubata era stata imbottita con 90 chilogrammi di esplosivo del tipo Semtex H e parcheggiata proprio vicino il citofono che il magistrato suonò per farsi aprire il portone del palazzo. All’improvviso lo squarcio, il boato, l’orrore, il fumo, le fiamme.

L’unico agente sopravvissuto all’attentato, Antonino Vullo descrisse così l’esplosione: «Il giudice e i miei colleghi erano già scesi dalle auto, io ero rimasto alla guida, stavo facendo manovra, stavo parcheggiando l’auto che era alla testa del corteo. Non ho sentito alcun rumore, niente di sospetto, assolutamente nulla. Improvvisamente è stato l’inferno. Ho visto una grossa fiammata, ho sentito sobbalzare la blindata. L’onda d’urto mi ha sbalzato dal sedile. Non so come ho fatto a scendere dalla macchina. Attorno a me c’erano brandelli di carne umana sparsi dappertutto…». Chi giunse negli attimi immediatamente successivi , si trovò davanti ad una scena di guerra. Auto distrutte dall’esplosione, gente urlante, corpi orrendamente dilaniati. Borsellino e gli agenti della scorta morirono così, uccisi in attentato terroristico mafioso che, a distanza di 26 anni non ha trovato ancora i nomi dei “veri” colpevoli. I processi,  fra depistaggi e verità non dette, hanno tentato di risalire ai mandanti, i veri organizzatori delle stragi di “Stato” di quella terribile stagione del ’92 e del ’93, anni in cui la mafia fece sentire forte la sua brutale natura.