Marsala città allo sbando: intervista a Letizia Arcara

Letizia Arcara

Battagliera e determinata, Letizia Arcara, eletta nel PSI e capogruppo di “Cittadini non sudditi”, è capace di battere i pugni sul tavolo e di far sentire forte la propria voce in aula durante accesi consigli comunali, spesso estenuanti e in cui serve lucidità e competenza per farsi ascoltare. L’abbiamo incontrata e le abbiamo chiesto di fare il punto sulla situazione.

Arcara, come vede la situazione attuale di Marsala? Lei, per così dire, ha il polso della situazione in quanto consigliera comunale e spesso la vediamo in aula dibattere e accendersi per far valere le proprie ragioni.

«Bisogna prendere di mira i veri grandi temi della nostra città. Questo è quello che ho cercato e cerco ancora di fare, a cominciare dal Piano Regolatore Generale (PRG, ndr) che non capisco perchè ancora non lo si trasmetta in aula. Penso anche all’agricoltura settore trainante della nostra economia, senza trascurare il controllo del territorio a 360 gradi, togliendo magari risorse ad alcuni settori non essenziali per la collettività che ci chiede sicurezza ordine e pulizia.  Fermo restando che ci sono molti incivili i quali gettano la spazzatura ovunque, è anche vero che se ci fosse un maggiore controllo, sarebbe un forte deterrente per l’abbandono dei sacchetti ad ogni angolo di strada. Se un cittadino è sanzionato, comprende meglio le regole. Anche dei vigili urbani in borghese potrebbero fare al caso nostro. Occorre il rispetto delle regole. Io per prima le osservo, per natura sono ligia al dovere. Il compromesso non mi attira e nemmeno l’accomodamento».

Marsala è una città territorio, ha un’estensione così vasta da essere difficile da controllare, come si potrebbe fare?

«Guardi, esiste un tale scollamento fra centro e periferia da far venire i brividi. E quel che è peggio va ampliandosi sempre di più. Eppure gli abitanti della periferia ci hanno votato e si aspettano da noi attenzione e risposte. Il quartiere di via Istria versa, ad esempio, in totale abbandono e non è così lontano dal centro. Topi, scarafaggi, spazzatura. C’è di tutto. Se si vuole si può controllare il territorio anche se così vasto. Il fatto è che le scelte di questi amministratori vengono fatte all’interno di un cerchio magico. Si tratta di un gruppo radical chic, di salottieri che non vivono a contatto con la gente e dunque non sanno quali siano i loro problemi. L’ambiente è un esempio a me caro. Una cosa di cui mi sono occupata è lo smaltimento dell’amianto, un rifiuto speciale pericolosissimo per la salute. Qualche tempo fa il comune aveva diramato un avviso in cui si chiedeva ai cittadini di denunciare la presenza di amianto nelle proprie abitazioni. Serviva per fare una mappatura del problema e a intervenire in un secondo tempo avendo le idee chiare sui costi e sulle strategie da attuare. A questo censimento hanno risposto alcune persone, fra le quali anche io. Non se ne è saputo più niente. Tutto è finito nel dimenticatoio. Lo smaltimento costa tanto ma anche la regione, (ed esiste una legge regionale apposita), avrebbe contribuito a sostenere i costi».

Quali sono gli altri temi importanti che hanno bisogno di attenzione?

«La disoccupazione giovanile è un tema “caldo” e che mi sta a cuore. Ho insegnato per anni e i giovani sono il nostro futuro. Dopo la formazione scolastica spesso sono costretti ad emigrare. Ci vuol tanto a sedersi intorno a un tavolo e parlare di strategie per i giovani? Penso anche alle cooperative gestite male, senza alcuna organizzazione».

Pensa a quelle che gestiscono i migranti?

«Certo, bisognerebbe sapere cosa fanno, dove abitano, di cosa vivono. Ma se apri questo discorso, questa Amministrazione ti taccia di razzismo e di fatto, però, se ne disinteressa. Le sembra giusto che molti di loro sostino davanti i supermercati ad elemosinare oppure siano sfruttati nelle campagne incrementando il lavoro nero? All’assessore avevo chiesto chiarimenti ma non ha mai prodotto una relazione. Penso ai Servizi Sociali ovviamente. Io presiedo la Commissione delle Politiche Sociali e so di cosa parlo. La questione IPAB, (Casa di Riposo Giovanni XXIII) l’ho sollevata da tempo in aula. Avevo consigliato all’assessore di riferimento Clara Ruggieri di recarsi a Palermo un paio di anni fa. É necessario vedere da vicino e studiare le nuove normative che nel frattempo sono cambiate. Abbiamo esempi anche in Sicilia di IPAB che non sono andati verso il declassamento e la chiusura grazie ad interventi molto efficaci da parte della Regione. É tanto difficile mettere in atto dei progetti di salvataggio? Ci avrebbero finanziato e la Casa di risposo Giovanni XXIII non si troverebbe in queste condizioni adesso. Naturalmente la Ruggieri non è andata da nessuna parte. Stefano Pellegrino all’ARS si sta occupando di questo. Potrebbe essere importante per noi confrontarci con lui. Anche la Commissione Inchiesta sui Servizi Sociali costituita da poco e di cui faccio parte se ne occuperà fra poco. Farò un’indagine sui quartieri popolari. Occorre saperne di più, conoscere le varie realtà. Tutti gli abitanti non sono uguali. Tutti i poveri non sono uguali, tutti i disabili non sono uguali. E occorre agire di conseguenza. Non concepisco l’assistenzialismo sfrenato, a casaccio. Serve semmai una politica di contrasto all’emarginazione sociale. Ho chiesto e chiedo le dimissioni di Clara Ruggieri perchè non ha la capacità di gestire questo settore. Non serve essere eruditi per avere apertura culturale».

Il turismo a Marsala è in calo. A cosa è imputabile?

«Guardi, la scelta di smantellare ad esempio ora la città è assurda anche se è il frutto di tanti ritardi causati dai ricorsi delle ditte escluse dagli appalti. Io comunque non avrei procurato questo scempio alla città in questo periodo. L’altro giorno un turista mi ha chiesto, guardando le strade scarificate e la polvere, se avevamo subito da poco un terremoto. Gli ho risposto che in un certo senso un terremoto è in atto e gli effetti non sono ancora finiti. La situazione dell’aeroporto poi ha dato il colpo di grazia agli arrivi».

Da qualche giorno è venuta fuori la vicenda del DUP. Ce ne vuole parlare?

«Del documento unico di programmazione ne sto facendo una bandiera. L’amministrazione dovrebbe presentare al consiglio comunale il “suo “programma, le sue strategie per migliorare, cambiare, ridisegnare la città. Per fare questo ci vogliono idee, naturalmente, visione di insieme e naturalmente prospettiva. Si divide in due parti: sezione strategica da spalmare in 5 anni a cui segue la sezione operativa analitica. E’ in questo contesto che va scandagliata, vivisezionata, analizzata e frammentata con il lanternino tutta la strategia per vedere se poi in sintesi è attuabile. É qui  che subentrano i PEG , i piani di gestione, quindi lavori pubblici, servizi sociali, politiche culturali ed altro. invece questa amministrazione l’ha inteso come un semplice libro dove non vi è traccia di strategia di sviluppo. E io aggiungo che la strategia vincente invece è semplice, non è complicata. Basterebbe analizzare i settori più importanti e agire di conseguenza. Se si decide di puntare sul turismo, ad esempio, bisognerebbe creare le condizioni affinchè ciò che è corollario, diventi determinante per lo sviluppo e la ripresa di questo importante settore. Leggendo invece la strategia di questa amministrazione ho evidenziato le idiosincrasie. Se vedi che c’è un calo di nascite non bisognerebbe puntare sugli asili ma sull’assistenza agli anziani. Un amministratore segue il trend altrimenti le scelte sono avulse dal reale. Auspico l’importante confronto sul campo, in aula consiliare, fra Giunta e Consiglio comunale. É questa la vera politica. Solo così si cresce».