Mafia, no ai domiciliari per Brusca: per la Cassazione il ravvedimento non basta

La Cassazione ha negato gli arresti domiciliari a Giovanni Brusca, l’ex boss di cosa nostra, protagonista della stagione delle stragi del ’92. Brusca era condannato all’ergastolo per scontare terribili delitti fra cui l’eccidio di Capaci e la morte per strangolamento e successivo scioglimento nell’acido del piccolo Giuseppe Di Matteo, “colpevole” di essere il figlio di Santino, mafioso che aveva deciso di collaborare con la giustizia. Adesso, Brusca, è condannato a scontare la pena detentiva di 30 anni che scadrà nel 2022 e si trova adesso nel carcere romano di Rebibbia. Già nel 2010 l’ex boss di San Giuseppe Jato, aveva presentato un’istanza analoga alla quale la Cassazione aveva risposto con la stessa motivazione, ovvero che “non è sufficiente il suo ravvedimento, contestuale alla sua collaborazione con la giustizia, ma servirebbero ulteriori specifici elementi e una maggiore attenzione verso le vittime”. Brusca, anche se detenuto ineccepibile,resta, per la Cassazione, un elemento di caratura criminale con elevato tasso di pericolosità.