“Mythodea” di Giacomo Bonagiuso incanta il pubblico alle Cave di Cusa

Oltre 700 persone, la scorsa notte, hanno potuto ammirare lo spettacolo itinerante en plain air, che ha ufficialmente aperto la rassegna “A ventu… Abbentu”, riportando “grande bellezza” nel meraviglioso sito archeologico, che è ritornato a vivere di arte.

Una straordinaria, intensa e, per certi versi, anche complessa performance artistica che ha coinvolto più di 70 eccezionali artisti della provincia trapanese, capaci di narrare una grande storia di ieri, di oggi e di domani.

Potentemente moderno è stato infatti il messaggio lanciato dal mito portato in scena dagli artisti che, attraverso luci, ombre, suoni, canti, musica, danza, teatro e scultura sotto le stelle, hanno saputo raccontare come ogni civiltà nasca da un “esodo”, una “migrazione” dalla propria radice, che sia una madre patria o un gruppo familiare, e si apra nella storia ad altri esodi, altre migrazioni. Un messaggio universale sulla dignità umana, i diritti e la libertà che, complice il suggestivo scenario, è stato capace di emozionare e di toccare il cuore di tutti, adulti e bambini.

Lo spettacolo, che ha aperto la rassegna “A ventu… Abbentu” diretta dallo stesso Bonagiuso e promossa dall’Amministrazione comunale guidata dal sindaco Giuseppe Castiglione con la preziosa collaborazione della Pro loco Costa di Cusa, in particolare, ha visto l’esibizione dei formidabili piccoli attori del “Teatro Abusivo” di Marsala diretto da Massimo Pastore ed Alessandra De Vita, di Riccardo Sciacca, che con i suoi musicisti ha composto per l’occasione un brano sulla metopa selinuntina del rapimento di Europa, del Kepos Performing Theater di Castelvetrano, che ha creato, insieme ai giovani dell’ASL dei Lycei Mazariensi, una performance tra Apollineo e Dionisiaco, di Alfredo Giammanco Dronescape di Trapani, che assieme a Debora Messina ha musicato “Diodoro Siculo e la battaglia di Selinunte” tra greco e sicano, di Benito Frazzetta, in arte Varva, che ha curato il video mapping sulle rocce, nonché della corale lirica del Carpe Diem di Marsala, diretta da Roberta Caly, Fabio Gandolfo e Gregorio Caimi, che ha chiuso lo spettacolo con “Oceano di Silenzio”, mentre il numerosissimo pubblico migrava insieme agli attori del Collettivo Urbano d’Arte di Castelvetrano che raffiguravano lo spaccato della migrazione siciliana del dopoguerra.