Truffa alle assicurazioni: muore tunisino per le ferite provocategli in un “finto” incidente

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Due organizzazioni criminali sono state sgominate dalla polizia di Stato che ha interrotto un vero e proprio business contro le compagnie di assicurazioni. A Palermo, sono state fermate 60 persone, delle quali 11 in stato d’arresto, tutte coinvolte in un sistema ben oleato che consentiva lauti guadagni. In pratica, venivano inferti danni agli arti ad alcune persone consenzienti per frodare le assicurazioni. Con la complicità di un’infermiera del Civico di Palermo, la quale forniva gli anestetici e gli antidolorifici per poter eseguire meglio la rottura delle braccia o delle gambe, le bande, poi, chiedevano il risarcimento alle compagnie.  Poi qualcosa è andato storto: per le ferite provocategli agli arti, un tunisino, Yacoub Hadri, a cui furono spezzati gli arti per dare credito alla messinscena, è morto, e i suo aguzzino, Francesco Faija, ora arrestato, è stato incastrato da una intercettazione ambientale nella quale si sfoga con la madre.

Le intercettazioni hanno registrato le conversazioni cariche di prove che inchiodano l’uomo il quale cerca conforto dalla madre. Le lesioni procurate all’immigrato, infatti, erano state così gravi che l’uomo è morto e da lì sono iniziate le indagini che hanno consentito di scoperchiare il sistema fraudolento. Faija è accusato di associazione a delinquere finalizzata alla truffa, di omicidio preterintenzionale insieme a Francesco La Monica e Umberto Impiombato. Quest’ultimo, guidava l’auto che, nella messinscena avrebbe travolto il tunisino Hadri mentre viaggiava a bordo dello scooter. Ma l’incidente venne simulato in quanto, sarebbero stati  La Monica e Faija a romper tibia e perone al tunisino. La vittima però, a seguito di questo, ebbe un infarto.Impiombato era alla guida dell’auto che nella messinscena avrebbe dovuto travolgere Yacoub Hadri che viaggiava a bordo di uno scooter. In realtà Fajia e La Monica gli avevano fratturato tibia e perone: le lesioni portarono all’infarto della vittima. I due contattarono poi la compagna del tunisino, Francesca Cionti, chiedendole, in cambio dell’interessamento nel curare le pratiche di risarcimento, di dar loro il 50% dell’eventuale somma incassata. La donna, però, sentita dalla polizia ha raccontato tutto.

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