Omicidio Mirarchi: ergastolo per il bracciante marsalese Girgenti

Il maresciallo dei carabinieri Silvio Mirarchi è stato ucciso la notte del 31 maggio del 2016 nelle campagne marsalesi mentre era in servizio. E’ stato assassinato in contrada Ventrischi, una località destinata alla coltivazioni agricole e anche, come però evinse dalle successive indagini, alla coltivazione di marijuana nelle serre. Il maresciallo Mirarchi venne raggiunto da una fucilata che lo uccise sul colpo e fin da subito la ricerca del colpevole si diresse nei confronti di un bracciante agricolo di Marsala, Nicolò Girgenti. Oggi, con una sentenza  della Corte d’Assise di Trapani è stata accolta la richiesta del Pubblico Ministero Anna Sessa, che per Girgenti aveva chiesto il massimo della pena, ovvero l’ergastolo. La Corte presieduta dal giudice Piero Grillo (a latere Giancarlo Caruso) ha inoltre disposto 5 mesi di isolamento diurno e cospicui risarcimenti per i familiari del maresciallo Mirarchi: 300.000 € a persona per la moglie e i due figli, 120.000 € per i fratelli.

La sentenza è stata accolta in aula con comprensibile commozione dalla signora Antonella Pizzo, moglie del militare, che ha seguito tutte le udienze del processo. Le indagini proseguono anche per individuare a chi davvero appartenessero quelle serre tanto strenuamente difese da Girgenti che non ha esitato a sparare contro un carabiniere. Pare che, secondo quanto emerso dalle dichiarazioni dell’ex boss di mafia Sergio Macaluso, ci fosse la mano di cosa nostra palermitana dietro le serre adibite e coltivazione di stupefacenti.

La difesa dell’imputato, rappresentata dall’avvocato Genny Pisciotta, ha affermato di attendere le motivazioni della sentenza per produrre ricorso in Appello.

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