Antimafia, tolti i sigilli ai negozi Niceta e restituito il patrimonio

Contrordine: il tribunale Misure di Prevenzione di Palermo ha deciso di restituire il patrimonio sequestrato nel 2013 dalla giudice Silvana Saguto agli imprenditori Niceta, leader nel campo dell’abbigliamento. Insomma, non regge il piano d’accusa formulato ai danni di  Massimo, Pietro e Olimpia Niceta.

Alla base della decisione, la complessa perizia disposta dal tribunale, che è durata tre anni. “Il sistema ha funzionato, la ricostruzione della difesa è stata accolta -ha commentato il legale dei Niceta,  l’avvocato Roberto Tricoli,- ma il sistema ha funzionato fra tante difficoltà. Adesso, è necessario soprattutto intervenire a livello legislativo per evitare tempi così lunghi, che portano ad alcune storture”. Anche se il patrimonio è stato restituito, di fatto, i 15 negozi hanno chiuso i battenti e questo sarebbe stato causato, secondo gli stessi Niceta, della “mala gestio” perpetrata dagli amministratori  giudiziari. I negozi, al momento del sequestro “valevano”50 milioni di euro.

Ma i guai giudiziari della famiglia non sono ancora conclusi. La procura distrettuale antimafia di Palermo ha indagato Massimo e Pietro Niceta per riciclaggio, nell’ambito dell’indagine sul centro commerciale Forum, che ha visto gli interessi del boss di Brancaccio Giuseppe Guttadauro. Le indagini 
dei carabinieri del Ros e della Guardia di finanza fecero scattare il provvedimento di sequestro perchè si  ipotizzarono rapporti di affari fra gli imprenditori Niceta ed alcuni esponenti mafiosi, come Francesco Guttadauro, il figlio di Filippo, il cognato di Messina Denaro, nonché suo postino fidato per le comunicazioni con il boss Bernardo Provenzano.

Secondo la ricostruzione della procura, i Niceta avrebbero avuto anche un altro referente mafioso, Giuseppe Guttadauro, fratello di Filippo, lo storico capomafia di Brancaccio, ex aiuto primario dell’ospedale Civico di Palermo.

Mario Niceta, il padre dei fratelli imprenditori  sarebbe stato in società proprio con Giuseppe Guttadauro, in una ditta di calcestruzzi. Accuse respinte da Massimo, Pietro e Olimpia, che hanno ribadito la legittimità del proprio patrimonio, “creato in modo autonomo dalle imprese del padre”, è stata la loro difesa. 

Tiziana Sferruggia