mercoledì, Maggio 25, 2022
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“Il CdA di Airgest auspica la fusione con Palermo, se non avverrà in tempi brevi mi dimetto”. Intervista al presidente Paolo Angius

“La fusione fra Birgi e Palermo non può e non deve essere fatta fra 2 anni. Birgi  continuerà a non produrre utili e si troverà in una situazione di svantaggio per qualsiasi trattativa. A quel punto io, pubblico amministratore, rassegno le dimissioni perchè, per mia natura, non sono abituato a vivacchiare, mi piace, anzi, guardare in prospettiva. Non mi piacciono i pannicelli caldi. Voglio soluzioni strutturate e di ampio respiro che consentano all’aeroporto “Vincenzo Florio” una crescita inesorabile anche se lenta. Occorrono strategie trentennali e non triennali. Se non ci sarà la fusione giuridica fra i due aeroporti siciliani, io me ne vado, l’ho già detto, rassegno le dimissioni”. Nitide, efficaci e dure come pietre le parole usate da Paolo Angius, il quale, scolpisce come epitaffio, la situazione attuale dell’aeroporto trapanese che, come ha detto lo stesso Angius, “al momento non è appetibile”. 

Ancora burrascoso dunque il cielo sopra Birgi e non solo dal punto di vista meteorologico. Dopo la doccia fredda  dello scorso fine settimana alla notizia diffusasi di un ulteriore rallentamento nell’apertura delle buste del bando per l’assegnazione dei lotti a cui hanno partecipato, lo ricordiamo, “solo” tre compagnie aeree ovvero Alitalia, Blueair ed Eurowings (leggi qui) abbiamo deciso di intervistare uno dei massimi e diretti interessati del “caso Birgi”, ovvero il presidente Airgest, Paolo Angius, nominato al vertice della società che gestisce l’aeroporto “Vincenzo Florio” nel febbraio di quest’anno.

Presidente Angius, come giudica il rallentamento dell’apertura delle buste presentate dalle compagnie aeree per partecipare al bando scaduto già lo scorso 10 ottobre?

“Airgest non ha alcuna responsabilità di quanto sta accadendo. Credo che si tratti dei tempi fisiologici delle istituzioni che come al solito non fanno della celerità dei tempi un cavallo di battaglia. Non ci vedo pertanto nulla di strano, nessun complottismo insomma. Aspettiamo”.

Si è parlato recentemente, e sempre più spesso, di una fusione fra i due aeroporti della Sicilia Occidentale, ovvero fra quello di Palermo e quello di Birgi. E’ possibile tutto questo? E se sì, quali sono le modalità e i tempi di tale procedimento?

“Il presidente della regione Musumeci l’ha dichiarato più volte e in più circostanze e noi di Airgest, proprio per questo, gli abbiamo chiesto, aldilà delle dichiarazioni pubbliche, di formalizzare questo suo intento. A questo andrebbe associata la volontà dei soci di Gesap. Senza questo, tutto rimane vacuo ed inutile come una chiacchiera da bar. Il socio regione Sicilia deve interloquire ( questo è essenziale) con il socio Comune di Palermo città Metropolitana. Questo servirà a verificare se entrambi hanno potenziali interessi. Senza questo non si potrà dare inizio alle propedeutiche “pratiche di inizio” come si suol dire. In questo caso si provvederebbe alla valutazione dei debiti, dei passivi, degli attivi e dei crediti. Si

valuterebbero le potenzialità delle due aerostazioni e l’eventuale piano industriale. La fusione ha bisogno di questi necessari passaggi formali molto rilevanti. Se ci fosse davvero la volontà politica, una fusione si può chiudere giuridicamente in 7, 8 mesi. Un tempo ragionevolmente breve anche perchè, una volta attivato l’iter di fusione, si metterebbero in campo una serie di sinergie aziendali ma, ripeto, questo è possibile se c’è la volontà dei due soci. Non dipende solo dalla regione come già detto ma anche dal Comune di Palermo che potrebbe anche legittimamente non volere questa fusione. Gesap può e deve avere l’atto di indirizzo dall’assemblea dei soci. A quel punto, Orlando e Musumeci si devono sedere per verificare la bontà  di questa unione. Se questo non avverrà, Birgi e i suoi azionisti potrebbero valutare altre ipotesi. Ricordo che Musumeci vuole la fusione anche con gli altri aeroporti siciliani”.

Nello Musumeci

Secondo lei, la fusione fra i due aeroporti sarebbe conveniente? 

“Nell’immediato sarebbe conveniente per Birgi ma nel medio/lungo termine tornerebbe utilissimo per Punta Raisi, il quale, crescendo, non ha i necessari spazi per svilupparsi ancora. Si tratta di limiti oggettivi, ecco”.

Quali sono i problemi che hanno bloccato e che ancora bloccano questo aeroporto che ha conosciuti tempi ben migliori di questi attuali?

Birgi è considerato un soggetto “pubblico” ed avendo le difficoltà finanziarie che ha, anche se le perdite sono state ripianate dalla regione, non può andare a trattare con le singole compagnie aeree come fa Palermo. Nel 2016, Palermo, ha investito 12 milioni di euro  sulle compagnie. Trapani, nello stesso periodo ha investito 0 euro. Non aveva i soldi, certo, e se l’avesse fatto utilizzando altri denari, avrebbe compiuto un illecito. Se Palermo e Trapani facessero “sistema”,  potrebbero andare da Ryanair a discutere insieme e da Volotea e dire ad esempio, “io ti do 1 milione ma tu metti un velivolo almeno quattro volte a settimana”. E allora sì che Birgi ripartirebbe. Orlando non ha torto quando dice che “Birgi non ha futuro se non con Palermo”. A quelli che dicevano “Trapani uber alles” io rispondo che non siamo più in quel periodo in cui non c’erano tutti quegli restringimenti sugli aiuti di Stato. In quel tempo, col comarketing, i Comuni e la Camera di Commercio aiutavano l’aeroporto e a quel punto ti arrivavano 2 milioni di passeggeri come al tempo della “presidenza Ombra“. Salvatore Ombra

salvatore ombra

non era più bravo degli altri e poi Palermo ancora non era quel competitor che è adesso. A quei tempi, Punta Raisi era gestito male e dunque Birgi “volava” in tutti i sensi.

Come giudica dunque l’amministrazione  Airgest di Salvatore Ombra?

“Ci fu un periodo in cui noi bloccammo Ombra che voleva addirittura mettere la quarta o la quinta macchina su Birgi. A quel punto gli dicemmo che il costo sarebbe stato troppo elevato per l’aeroporto senza le adeguate garanzie da parte dei Comuni circa il contributo che dovevano elargire. Erano altri tempi, ripeto. Ryanair non sapeva ad esempio dove andare. Adesso la compagnia irlandese lavora con i Balcani, le isole greche. E’ un colosso”

Anche in altre parti d’Italia, gli aeroporti hanno fatto sistema. Che ne pensa?

“Certo! Penso a Treviso e a Venezia, a Bari e a Brindisi, a Fiumicino e a Ciampino, a Linate e a Malpensa. Treviso e Venezia distano appena 20 minuti di macchina, le basta? Eppure vivono benissimo”. La breve distanza non è un problema”.

Cosa è più urgente da fare adesso per Birgi?

“Deve strutturarsi in maniera tale da pensare ai prossimi 30 anni. E questo è possibile con una programmazione adeguata e pro futuro altrimenti vivacchiamo, appunto. Avremo qualche rotta grazie a questo bando, le altre le assegneremo con un altro stilato fra 4 mesi ma alla fine, è solo sopravvivenza, equilibrio in bilico. Birgi deve diventare appetibile perchè allo stato attuale non lo è. Al momento attuale concorriamo con “i sacchi ai piedi” con competitori che invece corrono spediti alla meta. E’ ovvio che perdiamo”.

Che occorre nell’immediato, dunque?

“Portare a sistema tutta la Sicilia. Non solo Trapani, Comiso e Palermo. Ma questa non è una scelta attuabile dai consigli di amministrazione ma dagli azionisti. Auspico che quanto detto da Musumeci si realizzi ma ho bisogno che tutto venga messo per iscritto. Di mestiere faccio l’avvocato e ovviamente prediligo i fatti. La fusione non può essere fatta fra due anni dove Birgi continuerà a non produrre utili e sarà sempre in perdita, in una situazione cioè di svantaggio in qualsiasi trattativa. Se la fusione non avverrà in tempi brevi, vi restituisco le chiavi, mi dimetto”.

Tiziana Sferruggia

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