Dolce e Gabbana. Spot con cannolo fa infuriare la Cina: gli stilisti accusati di sessismo e razzismo

Un boomerang a forma di cannolo siciliano. Questo si è rivelato lo spot ideato per promuovere il “marchio fashion” degli stilisti Dolce e Gabbana e che avrebbe dovuto e potuto spopolare nella rampante, esordiente e forse ancora troppo poco occidentale, Cina.

Doveva essere un evento epocale ed invece si è trasformato in un colossale fallimento con tanto di accuse e di boicottaggio per il marchio Made in Italy incarnato dai due veterani della moda.

Spaghetti, pizza e cannoli, il meglio della nostra tradizione culinaria (o per lo meno la più conosciuta nel mondo), sono finiti nel mirino della censura cinese. La pasta e il dolce tipico della nostra terra, nello spot incriminato, rappresentano lo stereotipo da esportare, il clichè a cui l’orientale, scevro da questa tradizione, pur cercando di avvicinarsi, non è capace di coglierne l’essenza, il vero significato. E allora gli sfugge come uno spaghetto ribelle, riottoso a finire nella bocca della modella o come il cannolo nostrano che di certo non può essere mangiato con le bacchette cinesi. Di cattivo gusto infatti è parso ai forse troppo permalosi cinesi proprio questo tipico dolce siciliano, “colpevole” di aver suscitato lo stupore che traspare dagli occhi maliziosi della modella ( anch’essa cinese ma con sorpresa non considerata bella dai suoi connazionali che prediligono altri lineamenti meno marcati e più tondeggianti). Nello spot,  la modella con fare svampito ma fasciata in abito D&G rosso lacca, ammicca, batte le ciglia, sorride con malizia. E questo non va bene.

Il gigantesco cannolo adagiato su un piatto, con tanto di sottofondo musicale orientaleggiante ( tanto per restare in tema di clichè)  e tanto per non farsi mancare nulla, coadiuvato da una voce fuori campo maschile che in modo allusivo dice: ce la fai o è troppo grande per te?”  appare ai cinesi come una provocazione maschilista, un colpo di frusta per i suscettibili orientali che ne stigmatizzano la forma e ne chiedono l’immediata rimozione dai media.

Paese che vai usanze che trovi, certo. Da noi  lo spot delle patatine pubblicizzate dall’attore porno Rocco Siffredi ha divertito e non ha suscitato scandalo,  cosa  invece sta accadendo con questo scelto dalla coppia siculo milanese di stilisti noti in tutto il mondo non soltanto per i loro vestiti ma anche per la sensualità delle loro campagne pubblicitarie. Ricordiamo quella con il modello in succinto slip bianco

che esce dal mare oppure quello ammiccante, malizioso, tenero in cui un giovane con tanto di coppola spia la bella ragazza impegnata in abluzioni mattutine fra lenzuoli svolazzanti. In Italia non abbiamo rimosso nulla e per fortuna la censura non è stata applicato a ciò che appare, semmai, come un ingenuo gioco delle parti, ovvero il maschio cacciatore e la femmina preda, clichè datato e smentito dalla realtà. I cinesi si arrabbiano per l’allusione sessista e noi ne ridiamo.  Chi ha ragione?

Intanto, quello che doveva essere  un evento epocale (e mi piace ripeterlo)  e che avrebbe dovuto consacrare i nostrani stilisti “cheap and chic” si è rivelata in Cina  una caduta di stile, uno scivolone da “crisi internazionale”. Infatti, tanto per non mettere una pezza allo scandalo ( ma lui è stilista e non rammenda si sa) Stefano Gabbana, il milanese raffinato della coppia, ha rincarato la dose definendo la Cina “ignorante” e “Mafia sporca puzzolente”. Roba da incidente diplomatico ( ca vans a dire).

La valanga italiana travolge il (nuovo) vecchio mondo. Quella che sembrava una palla di ricotta si è trasformata in una disastrosa slavina.

Tiziana Sferruggia

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