Terre del Sole: “il grappolo d’uva è come un bambino”. Intervista a Leonardo Zerilli giovane imprenditore vitivinicolo

Un carattere solare ed aperto.  Questo contraddistingue Leonardo Zerilli, l’estroverso e dinamico giovane imprenditore artefice del successo dei vini della casa vinicola  “Terre del Sole Zerilli” fondata dal suo  bisnonno cento anni fa. E’ un dinamico imprenditore pieno di entusiasmo, un vero e proprio vulcano che attinge da una tradizione familiare ricca di saggezza e di rispetto per la vite e i suoi frutti,  le sue idee.

Reduce dagli ennesimi successi conquistati in prestigiosi concorsi internazionali che hanno confermato la qualità dei suoi vini, Leonardo Zerilli, 25 anni ancora da compiere, ci ha concesso un’intervista nella quale parla dei risultati ma anche dei progetti per il futuro. Un giovane pragmatico e saggio, senza alchemiche montature che conosce bene il suo lavoro e che non smette di parlare della “sua ” terra, della Sicilia come solo un innamorato entusiasta sa fare. Un’altra eccellenza territoriale siciliana che nonostante i problemi e i disagi continua a combattere per il “brand” , il marchio made in Sicily che dovremmo esportare, fieri di essere figli di una terra che sa e vuole vivere del proprio lavoro.

Leonardo Zerilli, la tua azienda ha vinto alcuni dei più importanti concorsi enologici portando a casa prestigiosi riconoscimenti. Vuoi parlarcene?

“La conquista di una medaglia è sempre un merito che non va soltanto a noi che l’abbiamo ottenuta ma anche a chi ci ha scelto. I concorsi a cui partecipa la mia azienda sono quelli in cui la commissione giudicante non sa quali siano le aziende produttrici del vino che stanno degustando. In questo caso, veramente, il merito va al vino e non al “nome” della cantina. Le medaglie conquistate da ” Terre del Sole ” sono tutte, come si suol dire “alla cieca”. Prima del premio “Venere Callipigia”  è arrivato quello del “Feminalise” , Medaglia d’oro conquistata alla dodicesima edizione del concorso mondiale tenutasi a Parigi con esperte sommelier esaminatrici che hanno apprezzato il nostro prodotto. Anche lì siamo stati premiati per lo Zibibbo dolce, qualità confermata al Concorso Venere Callipigia dove abbiamo conquistato la medaglia d’argento”. 

Una grande soddisfazione immagino.

“Si, ha detto bene, una grande soddisfazione, primo perchè eravamo in territorio francese e poi perchè siamo pur sempre una piccola azienda. I francesi sono irreprensibili, premiano solo se il vino merita altrimenti viene “fatto fuori”. Tutti questi riconoscimenti non servono a gasarci ma sono uno sprono a migliorarci. Lo ripeto continuamente ai miei collaboratori”. 

Da quanto tempo ti occupi di questa azienda che comunque ha radici storiche ben solide e connaturate nel territorio?

“Dal 2013 ho preso in mano le sorti dell’azienda vinicola fondata dal mio bisnonno Vito. Da quel momento e fino ad adesso, nel 2018, i passi avanti si sono visti, sono tangibili insomma. Ma credo che non si finisca mai di imparare nè di migliorare. Abbiamo rifondato l’azienda storica e io sono la quarta generazione di viticoltori. Sono giovane e la voglia di crescere c’è ed è tanta.  Io in questo mondo ci sono nato, ecco.

Vito Zerilli bisnonno

Mio padre aveva la cantina nella periferia di Marsala e mia madre a sua volta ne aveva un’altra a Petrosino .Vuoi o non vuoi a casa mia era quello il tema dominante. Quando questa tradizione si stava perdendo abbiamo rimesso insieme il tutto e nel 2016 abbiamo dato il tocco dell’innovazione che vedete adesso. Io studio all’università di Pisa. Sono uno studente di Finanza Marketing e Produzione e nonostante dovrei laurearmi a breve non smetto di dedicarmi all’azienda. E’ un pò pesante, mi creda, ma non posso fare altrimenti. I risultati per fortuna li stiamo raggiungendo e questo è motivo di orgoglio, un incentivo ad andare avanti nonostante i sacrifici. Siamo “piccoli” ma siamo giovani e dinamici”. 

Vito Zerilli 

Quanti siete a lavorare in azienda? 


Fissi siamo sempre io e mio padre come natura vuole. Con gli occasionali arriviamo a 5 o 6. Sotto vendemmia siamo in media  8 persone. Altri due ci seguono nelle varie fasi del vigneto, ovvero sono addetti alle potature, protezione delle piante ma ci aiutano anche a fare il vino e poi ad imbottigliarlo. Essendo una piccola azienda ci tengo molto ai dettagli. Ad esempio, per quanto riguarda l’aspetto esteriore,  ci tengo a che venga fatto in un certo modo l’imballaggio del vino. Lo prediligo bianco, semplice, orizzontale e con la scritta in bell’evidenza.

Vedo che siete specializzati anche nel biologico.

“Dal 2016 dopo una dura lotta sono riuscito ad entrare nel duro regime del biologico. Dopo mille peripezie, mi creda, perchè l’iter del biologico è una roba che non auguro al mio peggior nemico. Il problema non è fare prodotti biologici, il problema sta nell’entrarci. La burocrazia ti fa sudare. La settimana scorsa abbiamo finito di etichettare le ultime bottiglie a marchio “Bio” del Grillo 2017. Anche questo è un prodotto eccezionale. Lo scorso luglio, al premio Venere Callipigia ha preso la medaglia d’argento il Grillo 2016. Ci tengo a dire che credo nei concorsi. Valgono come biglietto da visita. Il consumatore sta molto attento a questi riconoscimenti”. 

Domanda forse pretenziosa: c’è un vino che secondo te è il risultato migliore del lavoro e dell’impegno che hai messo nel portare avanti, anzi nel farti portavoce di questa tradizione di famiglia?

“Quando mi chiedono quale vino della mia azienda io preferisca o secondo me quale sia il migliore, io rispondo che sebbene io non sia ancora padre, credo che la stessa cosa la provi un genitore quando gli chiedono a quale dei suoi figli voglia più bene. Per me vale lo stesso. I miei vini sono per me dei figli. Anche se per me sono tutti ottimi, i concorsi servono a dare un giudizio di mercato ecco e confermano che in effetti, in quel vino, ci sia qualcosa di buono. I risultati ottenuti non mi hanno fatto montare la testa. La strada è lunga e vogliamo sempre aggiungere qualcosa di nuovo e di buono. In Sicilia di vini buoni ce ne sono tantissimi. Quando vado in giro io parlo sopratutto di territorio perchè è grazie ai luoghi dove viviamo e coltiviamo che riusciamo ad ottenere buoni risultati. Io ovunque vada parlo sempre di Petrosino, del mio piccolo comune pieno di sole e bagnato da uno splendido mare. I miei terreni vicini al mare ricchi di minerali ci danno un vino ottimo”

Il terreno ha un’importanza fondamentale per la riuscita di un buon vino, non è così? 

“La qualità e la bontà di un prodotto iniziano già dalla pianta, da come viene trattata, dal non mettere pesticidi. Poi il percorso continua in cantina dove non bisogna fare trattamenti particolari.  E’ questa un’altra filosofia che ho utilizzato da subito con tutti i miei ragazzi, ovvero imbottigliare il vino quando è pronto, cioè quando lo richiede. Le analisi parlano chiaro, perchè andare a mettere dei solfiti per bloccare la fermentazione per imbottigliare subito e avere il vino “fresco” di cantina? Questo non fa parte  della nostra logica aziendale. Forza d’animo e spirito di squadra. Questo ci caratterizza. I  miei collaboratori oltre ad essere validi sono sopratutto delle brave persone. Mi stanno aiutando molto”

Dalle tue parole evince una forte dedizione per questo lavoro. Ti dedichi come un padre, mi sembra.

“Il grappolo d’uva è come un bambino. Va curato fin dall’inizio, fin dalla sua nascita. Non ci vogliono grandi lauree per capire questo. Una volta ho letto in un testo universitario che i primi profumi si presentano nel grappolo e tutto sta nel conservarli questi profumi dico io. E’ come lo trattiamo che ci darà i risultati sperati”. 

I tuoi terreni si trovano a Petrosino, luogo circondato da vigneti e dunque molto fertile per questo tipo di coltivazione, non è così?

“Sì, certo. Ricordiamo che Petrosino, in rapporto al numero di abitanti ha la più estesa superficie vitata d’Italia. Il “mio” Grillo coltivato nel territorio di Triglia è spettacolare. E non lo dico perchè sia mio. Il merito va alla terra rossa su cui è piantata la vite. La nostra vendemmia dura 2 giorni quando invece potremmo sbrigarci in mezza giornata. Raccogliamo mettendo i grappoli in cassetta, c’è una selezione dell’acino  e questo significa cura e attenzione per non “ammazzare” i profumi. In alcune degustazioni mi sono sentito dire : ma questo non è Grillo. E questo grazie ai profumi conservati e al rispetto del grappolo che poi diventerà un magnifico vino. Facciamo poche cose ma le facciamo bene e per come Dio comanda. A noi interessa fare ottimi prodotti, magari di nicchia ed essere ricordati per una caratteristica un pò in tutte le parti”.

Esportate i vostri vini anche all’estero?

Sì, certo, esportiamo. Piccole quantità di vino le abbiamo mandate in Germania e a breve dovremmo anche iniziare con Bruxelles. Quasi un mese fa sono stato al Parlamento Europeo dove ho fatto degustare i vini de “Le Terre del Sole”.  Abbiamo un piano promozionale per il 2019/2020 che se me l’approveranno sarà il vero e proprio decollo dell’azienda “Terre del Sole”. C’è dentro un pò tutto l’estero. Ad oggi esportiamo in Inghilterra, Polonia, Germania, Francia e nord Italia. Si tratta di piccole ma importanti conquiste ottenute man mano. Sono risultati “sudati” ma non mi lamento. I vini sono apprezzati, girano. C’ è da puntare sui Paesi Extraeuropei, penso in modo particolare all’America. I prodotti italiani e siciliani in modo particolare, sono molto amati all’estero. E’ questo il brand a cui dovremmo far riferimento per crescere economicamente. Il consumatore estero però non è stupido. Capisce ed apprezza la qualità e fa il confronto. Ci danneggia l’immagine chi cerca di piazzare prodotti scadenti spacciandoli per buoni. Oramai questo non è più possibile. Il consumatore vuole la qualità. C’è gente che vuol capire perchè una bottiglia di Nero d’Avola può essere venduta a 3 euro e un’altra a 10. Se gli spieghi tutto il passaggio del perchè questa differenza, magari quella da 10 se la compra. Ci vuole per questo anche saper comunicare queste informazioni per conquistare il consumatore finale”.

Pensi che ci possa volere molto tempo? 

Sì, ci vuole tempo. Abbiamo ripristinato due vini, il Grillo e il Nero d’Avola. Ora abbiamo inserito l’Inzolia e il Sirah e lo Zibibbo dolce, l’ultimo arrivato. Quest’ultimo sta avendo molto successo. Un vino da dessert che ha completato il paniere”.

Progetti per il futuro immediato? 

“Ho in programma di riprendermi la vecchia cantina del mio  bisnonno fondata nel 1918. Il primo ammasso risale a cento anni fa ed io sono la quarta generazione, come ho già detto. Il mio bisnonno era appena tornato dal fronte della prima guerra mondiale e iniziò quest’attività. Allora lo aiutava la “mula Gina”. Era lei che tirava il torchio e lo faceva girare. Grazie a lei poteva fare il vino. Mi fa molta simpatia questa mula. E’ molto conosciuta! All’università mi sono sentito dire: tu sei quello che ha nella sua storia di famiglia la mula Gina! Io rido e rispondo che l’importante è per me essere associato a qualcosa di mio. Questo significa che ho fatto una buona impressione e che ho lasciato il segno, un ricordo insomma. E la cosa mi piace. E’ una cosiddetta “parola chiave” che unitamente alle altre, è importante per restare in memoria. Ci sto lavorando su per trovare uno slogan, un tormentone che abbia “Gina” come protagonista. Le idee come vedi non mancano”.

Quali difficoltà incontra un imprenditore che voglia fare impresa in questa nostra terra?

“Quello che non funziona da noi è la burocrazia, un sistema troppo lento, farraginoso, avvitante. Chi ha i poteri forti non aiuta gli imprenditori o li aiuta ben poco. Avendo la fortuna di viaggiare posso confrontarmi anche con colleghi di altre regioni. Ebbene, nonostante partano da una situazione simile alla mia, si ritrovano con vantaggi per tre volte superiori ai miei ma non perchè siano più bravi. Sono aiutati dal territorio di appartenenza e ci superano. Hanno basi più forti su cui poter contare ma io non smetto di parlare dei nostri luoghi stupendi. La Sicilia è tutta bella a cominciare dal posto dove sono nato”.

Parli da innamorato di questa terra.  

Sì, lo sono e sono anche pieno di idee e molte sono ancora di attuare. Sono orgoglioso di esser stato, due anni fa, il promotore dell’iniziativa “La Sicilia nel bicchiere”. E’ una mia idea nata nel corso di viaggi e confronti con altre realtà sia italiane che estere. Mi hanno colpito degli operatori esteri del settore arrivati nel mio vigneto che, sorpresi da tanta bellezza, hanno ammesso candidamente di non sapere nemmeno da dove partisse questo prodotto chiamato vino. La cosa ancora più bella mi è successa a luglio dello scorso anno. Sono arrivate alcune ragazze americane, tutte esperte del settore. C’era l’esperta del Barolo e chi scriveva per riviste specializzate. Una di loro, appena arrivata in campagna, si è tolta le scarpe ed ha iniziato a camminare sul terreno fresco, fresato da appena 2 giorni. Mi ha detto che era bellissimo camminare lì, sulla terra, un massaggio per i piedi e per la mente. Anche questo è Sicilia”.

Quanto potere hanno la terra, la vigna e il sole? Il potere della bellezza, l’unico a cui ognuno di noi dovrebbe tendere.

Tiziana Sferruggia

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