Duecento milioni di euro confiscati agli eredi di Vincenzo Rappa: emersi legami con “cosa nostra”

 La DIA di Palermo ha confiscato beni per oltre 200 milioni di euro agli eredi dell’imprenditore Vincenzo Rappa, deceduto nel 2009 all’età di 87 anni. Secondo l’accusa, “pur non essendo organico a Cosa nostra le avrebbe fornito un contributo concreto, specifico e volontario che permetteva di consolidare l’apparato strutturale dell’associazione criminale”.

“L’intesa con cosa nostra – è scritto in una nota della Dia – si è principalmente concretizzata nel versamento consapevole ad esponenti di spicco di quella consorteria mafiosa di ingenti somme di denaro, ottenendo, in cambio, la possibilità di realizzare importanti operazioni immobiliari, traendo indubbi vantaggi, sia nel settore dell’edilizia privata, che in quello dei pubblici appalti”. Secondo gli investigatori sarebbero emersi rapporti e legami con alcuni importanti esponenti di cosa nostra come Raffaele Ganci della famiglia della Noce, i Madonia di Resuttana, i Galatolo dell’Acquasanta e la ‘famiglia’ di Borgetto. Il Tribunale afferma che “le condotte poste in essere dall’imprenditore Vincenzo Rappa, di certo non si sono limitate alla mera contiguità o vicinanza a Cosa nostra, ma si sono sostanziate in azioni senz’altro funzionali agli scopi associativi”. Nel processo erano emersi episodi di riciclaggio aggravato, dopo che importanti collaboratori di giustizia avevano dichiarato di essersi avvalsi di lui, all’epoca insospettabile imprenditore, per sottrarre da iniziative giudiziarie beni di loro proprietà. Tra gli immobili sottratti agli eredi anche Palazzo Benso, un edificio costruito nel ‘700 ed oggi sede del TAR oltre che del CNR. E’ stata sequestrata anche una villa sita nel centro di Palermo di 2300 mq. 

La confisca riguarda l’intero capitale sociale e relativo compendio aziendale di 3 società di capitali attive nel comparto delle costruzioni edilizie e nel campo finanziario, una società di persone, quote in partecipazioni societarie di una società di capitali, 183 immobili, un intero edificio di otto piani, rapporti bancari e disponibilità finanziarie. Sono stati però anche dissequestrati beni e società intestati agli eredi dell’imprenditore che sono risultati estranei all’attività di Vincenzo Rappa, ovvero non riferibili o collegabili con i rapporti che lo stesso avrebbe avuto con la mafia. Il provvedimento è stato disposto dal tribunale di Palermo. Questi b eni erano stati sequestrati nel 2004.

Il provvedimento odierno è stato emesso dalla sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Palermo su proposta del direttore della Dia, che nel 2014 aveva portato al sequestro dei beni, nell’ambito di indagini coordinate dal procuratore Francesco Lo Voi, dall’aggiunto Marzia Sabella e dal sostituto Claudia Ferrari che hanno consentito di ricostruire la biografia e la parabola economica dell’imprenditore edile Vincenzo Rappa, condannato in via definitiva nel 2004 dalla Corte d’Appello di Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa e riciclaggio aggravato.