Palermo Pride 2019: che sia un anno di coscienza e azione

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Il 2019 è un anno importante per le persone lesbiche, gay, bisessuali, trans e queer: è infatti il cinquantennale dei moti di Stonewall. Quella del 28 giugno 1969 allo Stonewall Inn di New York non fu la prima “rivolta” delle persone omosessuali contro la polizia, senza quei riot non si sarebbe arrivati al primo corteo del Gay Pride, nel 1970, sempre a New York.

Come celebrare questa ricorrenza? Noi crediamo che il modo migliore di raccogliere il testimone dai travestiti di Stonewall (perché furono loro i veri protagonisti di quelle notti di rabbia e reazione) sia quello di rimpossessarci, come movimento lgbtq+, di quello spirito di rivolta e di rivoluzione ma senza mai tradire la nostra storia. Arrabbiate/i si. E ne abbiamo motivo in un Paese sempre più incattivito e imbarbarito verso le persone più deboli.

Un Paese che pratica, addirittura, la chiusura delle frontiere, specialmente in mare, per respingere chi fugge dalla povertà e dall’oppressione e che al suo interno solleva quotidianamente muri contro qualunque forma di differenza (i corpi delle donne innanzitutto, le famiglie arcobaleno, le persone di diversa razza, etnia o religione e perfino le persone povere).

Arrabbiate/i ma senza mai cedere alla cattiveria e alla violenza: altrimenti vincerebbero comunque loro, almeno sul piano culturale e dei linguaggi. E questi loro al momento non dettano la linea solo in Italia: molti processi elettorali, dagli Stati Uniti all’Inghilterra, dall’Ungheria all’Austria al Brasile, hanno dato voce nel mondo a classi dirigenti politiche che fondano sulla paura e sulla discriminazione le loro azioni amministrative.

Noi dobbiamo essere altro: dobbiamo animare il più possibile i dibattiti, ma anche le strade e le piazze, rivendicando il diritto alla gioia, all’apertura, all’accoglienza, alla solidarietà tra persone differenti. E dobbiamo farlo, come il Palermo Pride ha sempre fatto, creando relazione tra le vertenze sociali, tra i movimenti, tra i/le militanti di qualunque battaglia per i diritti civili e sociali.

E questo noi faremo: non solo scegliendo il venerdì e non il sabato per il nostro corteo, pur di manifestare proprio il 28 giugno almeno stavolta, ma anche e soprattutto dedicando questo Pride e i mesi precedenti al corteo alle relazioni (storiche e attuali) tra il movimento lgbtq+ e tutti gli altri movimenti.

Le differenze e le vertenze che si parlano tra loro e insieme costruiscono forme di resistenza e strumenti di elaborazione condivisa: non c’è migliore antidoto contro la cultura della paura e dei muri alzati per difendersi dagli/dalle altri/e.

Il lavoro dignitoso, il reddito, la salute, l’ambiente, l’autodeterminazione a partire dai propri corpi non sono mai stati per noi temi altri rispetto alla battaglia per il diritto a non essere discriminati/e sulla base del proprio orientamento sessuale o del proprio genere (quello di nascita così come quello che si sceglie di assumere, persino per chi sceglie di non assumerne alcuno): non c’è battaglia per i diritti delle persone lgbtq+ senza una rivoluzione che cambi il modo di guardare ai tempi del lavoro, alla forma delle famiglie, al benessere dei nostri corpi e dell’ambiente in cui agiscono.

Il nostro augurio per il 2019 è, quindi, che nel cinquantennale della nascita del nostro movimento anche tutti gli altri movimenti acquisiscano definitivamente che pure le loro battaglie hanno bisogno, per completarsi, di contaminarsi con la rivendicazione dei diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transessuali, queer.

Solo così potremo produrre quel corto circuito che metta in crisi una cultura e una azione politica che ci vogliono in guerra tra noi pur di accedere a un pezzetto di diritto in più.

E a Palermo? Anche in una città che indubbiamente rappresenta una anomalia dal punto di vista non solo politico ma anche di sensibilità rispetto alle lotte del nostro movimento c’è ancora tanto da chiedere e da ottenere: a partire da azioni concrete e strumenti tangibili per l’accoglienza delle persone lgbtq+ che a causa della loro differenza vengono cacciate da casa o restano senza lavoro o vivono gli anni della scuola come un inferno.

E il 2019 è l’anno nel quale chiederemo che la vicinanza dell’amministrazione cittadina al Pride si concretizzi definitivamente anche praticando le azioni e rendendo disponibili gli strumenti di cui sopra.

Insomma, il nostro augurio per il 2019 è che sia un anno di rabbia felice per tutti/e noi e per ogni nostra/o compagna/o di percorso: rabbia nel senso di riconquista della necessità di una visione rivoluzionaria e felice nel senso che non dobbiamo mai dimenticare che il senso reale di ogni militanza deve essere la costruzione della felicità e non della paura.

Nel 1969 a Stonewall, secondo la leggenda, insieme alle bottiglie e alle pietre contro l’oppressione poliziesca venne scagliata una scarpa col tacco a spillo: e quindi tanti auguri a tutte/i per un 2019 in cui la fantasia e la leggerezza (anche carnevalesca) del tacco a spillo vincano contro l’insopportabile pesantezza della paura e della barbarie

Buon 2019 a tutti: che sia un anno di coscienza, di attenzione al prossimo e di accoglienza.

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