Marsala: “mio padre con emorragia cerebrale ha atteso 12 ore per una TAC”

E’ giunta pochi minuti fa in redazione l’accorata lettera della figlia di un cittadino marsalese che qualche giorno fa ha vissuto una brutta avventura conclusasi per fortuna, bene. La lentezza con cui il padre è stato visitato avrebbe potuto però avere conseguenze molto gravi per la salute del genitore. Questo ha spinto la giovane a rendere noti i contorni di una vicenda di malasanità nella speranza che possa servire da monito per migliorare la situazione di un importante presidio ospedaliero come il “Paolo Borsellino” di Marsala.

Giovedi 20 Dicembre 2018 alle ore 18.00 circa, mio padre Totò cade e batte la nuca a casa.

E’ da subito chiaro ed evidente ci sia bisogno urgentemente di in ambulanza. Si chiama il 118 per ben 4 volte ma la linea e’ sempre occupata. Mio padre e’ ancora privo di sensi, allora noi figlie decidiamo di portarlo in auto in ospedale. Ha un’escoriazione sulla testa che sanguina, nel tragitto non ricorda nulla di cosa sia successo, e’ in stato confusionale ed ha rimosso ogni memoria sul suo ultimo giorno trascorso. Arrivati al presidio ospedaliero “P. Borsellino” di Contrada Cardilla – via Salemi a Marsala, mio padre viene registrato immediatamente come un caso Giallo (Paziente con lesioni gravi per i quali esiste il rischio di un peggioramento delle condizioni tali da compromettere la vita).

Sono le 19.09. Il tempo passa, nessun segno da parte degli operatori sanitari in merito alla lunghezza d’attesa o altro. Sulle pareti del pronto soccorso un volantino sui diritti del paziente tratto dalla Carta del paziente dice: “l’esistenza di tali diritti deve condurre sia i cittadini che gli altri attori del Sistema Sanitario Regionale, a porre in essere ogni azione necessaria ad attuarli e a far si che la salute si realizzi come diritto dell’individuo e interesse della collettività”.

Il tempo continua a passare, lo schermo delle emergenze indica nessuno in visita ma gli operatori declinano qualunque responsabilità in merito alla lunga, ingiustificata attesa. “Il medico e’ occupato” dicono.

Mio padre ha conati di vomito, quasi due ore piu tardi, nonostante lui lamenti freddo, la situazione in sala attesa comincia a scaldarsi. Ognuno declina ogni responsabilità e sembra non ci sia un modo per riportare l’accaduto all’attenzione di qualcuno. “Il medico e’ occupato” continuano a ripetere. Un operatore sanitario decide di prendere iniziativa e facilita finalmente la visita dal medico. Mio padre fa i controlli del caso, inclusa una TAC encefalica: ha un emorragia frontale di 13mm che bisogna monitorare. Sono già passate le 21.00. Se l’emorragia non si arresta, sarà necessario trasferirlo a Palermo al reparto di neurologia per intervenire.

Mio padre trascorre la notte in barella con una flebo, in attesa per ben 12 ore per fare una seconda TAC che rivelerà il grado di emergenza del caso. Sono le 9.00 del mattino seguente. Alle 11.00 ancora nessun esito, si chiedono informazioni ma i parenti vengono invitati a lasciar fare ai medici il loro lavoro. Voci di corridoio suggeriscono che la TAC non e’ stata invitata correttamente e quindi il processo ricomincia con la cartella che va rinviata al Dipartimento di Neurologia di Palermo per consultazione. Alle 14.00 circa, mio padre finalmente lascia il pronto soccorso per spostarsi su un letto del dipartimento di chirurgia dove rimarrà sotto osservazione.

Causa assenza personale qualificato (nella sede di Marsala c’è un solo neurologo, in ferie dal 24 al 31 dicembre) e conseguenti ritardi nella gestione della sostituzione con le altre aziende ospedaliere di Trapani e Palermo, mio padre trascorrerà in ospedale ben 10 giorni per ritornare finalmente nel comfort della sua casa e dei suoi affetti più cari soltanto lo scorso 29 dicembre.

Quella di Totò e’ solo una delle molteplici storie di malasanità che si verificano ogni giorno in Sicilia, dove un sistema mal funzionante rende tutti vulnerabili specialmente se in momenti di emergenza come questo, quando ne abbiamo più bisogno. Quest’anno auguriamoci tutti di non necessitare mai del Pronto Soccorso per qualunque tipo di urgenza, ma soprattutto auguriamoci che la storia di Totò come dei tanti altri che ogni giorno visitano il presidio ospedaliero “P. Borsellino” di Marsala possa aiutarci a capire una volta e per tutte che e’ arrivato il momento di cambiare qualcosa. Che questo 2019 sia un anno di miglioramento per tutti, anche e soprattutto per la nostra azienda sanitaria provinciale. Tanti auguri!”