Nel 1946 nasceva la Repubblica Popolare di Albania. Il comunismo che uccide e la donna che le femministe non ricordano

Nel 1941 in Albania, annessa all’Italia dal 1939, era sorto un movimento di resistenza all’occupazione italiana e poi tedesca, guidato da Enver Hoxha, leader del Partito comunista albanese, fondato in quello stesso anno e rinominato nel 1948 Partito del lavoro d’Albania.

Nel Gennaio del 1946 in Albania Enver Hoxha proclamò la Repubblica Popolare di Albania, della quale diventa il dittatore. Proprio quando il mondo vedeva la fine del nazismo e del fascismo, persisteva quello che sarebbe stato il totalitarismo più duraturo di tutti, quello comunista, destinato a durare ancora fino al 1989 e in Albania fino al 1991.

Il comunista Hoxha praticò una epurazione fisica e culturale dei propri avversari, praticando una feroce guerra ideologica che prese di mira, in particolar modo, l’editoria e il libero pensiero.

Non ricorderemo i fatti in questa sede, sarebbe troppo lungo. Ci limiteremo a ricordare questo periodo storico mediante una poesia, di una donna che il regime comunista volle far morire, nascondere, tacere. Il suo nome era Musine Kokalari, un’anima forte, era una donna che venne condannata dal regime all’isolamento forzato in un piccolo paese albanese, Rreshen.

Il suo era un corpo da nascondere, ucciderlo sarebbe stato troppo semplice. Andava insultato e quindi evitato, aveva idee pericolose, nessuno doveva ascoltarle. Fu dato nel paese l’ordine di non avere contatti con Musine, tanto da lasciarla morire, tanto da non curarla durante una brutta malattia.

Il comunismo aveva così tanto in odio la parola, quella libera, da non concederle neanche una degna sepoltura, fu legata e sepolta viva. Non accetta repliche, non accetta libertà. Il più lungo dei totalitarismi.

Anch’io avrei passeggiato per le vie della città,

compreso la vita giovanile

e tutti avrebbero visto lui con me;

quanto state bene assieme, avrebbero detto.

Alla fine lascia che resti

Almeno un fiore selvaggio,

in mezzo alla strada e le pietre

senza la cura degli altri.

Un giorno calpestato da qualche piede umano,

d’uomo o di donna… lo so, ma non fa niente,

sarei stato soltanto un fiore e non un uomo…

(Musine Kokalari)

( Achille Sammartano)

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