Gli orrendi cavi elettrici che deturpano la Chiesa Madre, perché? Ecco le foto

Immaginiamo un uomo, uno qualunque, di qualsiasi nazionalità. Immaginiamo che arrivi in Sicilia e precisamente a Marsala, nella occidentalissima Provincia di Trapani. Adesso tifiamo accoratamente, sempre nei nostri pensieri s’intende, affinché questo, una volta arrivato in aeroporto (se mai funzionasse) trovi un modo celere per giungere nel centro città.

E’ felice, lo si vede dall’espressione scanzonata di chi ce l’ha fatta. Adesso un breve balzo in avanti. Con una arancina in mano e una ustione al palato poiché, noi lo sappiamo, appena fritte le arancine sono vulcaniche, chiede indicazioni per il luogo che tutti cercherebbero in una Città sconosciuta. Va dove tutti vanno: il Duomo.

Bocca aperta, Marsala è un dipinto musicale. Anche il vociare della gente dona pennellate di sicilianità. Si guarderà intorno, fotograferà tutto, si farà anche un selfie e rischierà di essere preso di mira da un piccione incontinente che svolazza qua e là. Lo guardano maestosi
Giovanni Battista, Tommaso Becket, Leone Magno e Gregorio Magno, il barocco siciliano stupisce sempre, arte, religiosità e bellezza.

Ma il destino è segnato, li vedrà. Ne siamo certi. Ci vogliono occhi buoni ma chi viene da fuori è attento. Da quello che i passanti gli avranno detto chiamarsi “Palazzo VII Aprile” usciranno, in alto, tanti cavi bianchi, fili elettrici. Lo sguardo curioso li seguirà sbarcare sul Duomo, per poi ridiscendere, svettare sul tetto di un’altra chiesa e andare a finire in una cabina elettrica. Il visitatore sarà infuriato, le foto, i selfie, i video mandati alla madre ottantenne, tutto rovinato. Cavi elettrici bianchi, orrendi alla vista e inconcepibili a pensiero. Hanno deturpato tutto il dipinto, non è più la Sicilia immersa nella storia, è un moderno arraffazzonare e perpetuare la solita pratica all’italiana, deturpare l’arte che chiede soltanto di non essere toccata.

Stiamo parlando di un tesoro unico, di origine normanna, uno dei luoghi più rappresentativi della Città di Marsala. Il problema che si solleva non riguarda l’utilità dei cavi, ma ciò che essi tolgono, il piacere della vista. In passato già alcuni politici locali avevano sollevato dei forti dubbi sulla loro pericolosità culturale. Creare dal nulla qualcosa e sbagliare può trovare mille giustificazioni, ma dover mantenere il decoro di un bene e deturparlo, è un insulto a chi in quel simbolo si rispecchia. Un danno di immagine alla Città.

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