La storia di Guido Rossa ucciso dalle BR. Il comunismo combattente contro un operaio

Guido Rossa era un sindacalista e un operaio, la sua unica colpa fu quella di denunciare le infiltrazioni brigatiste in fabbrica. Il 24 Gennaio 1979 le Brigate Rosse decisero di ucciderlo a Genova.

All’Italsider spesso i volantini delle Brigate rosse erano lasciati vicino alla macchinetta del caffè. Il sindacalista notò che Francesco Berardi, addetto a distribuire le bolle di consegna, era spesso vicino al distributore. Il segno che lo portò alla denuncia è del 25 ottobre 1978. Berardi nascondeva qualcosa sotto la giacca e gli operai avevano appena trovato, nel luogo abituale, una copia dell’ultima risoluzione strategica brigatista. Rossa segnalò il fatto agli uffici della vigilanza aziendale.

Alle 6 e 35 del mattino del 24 gennaio del 1979 Guido Rossa fu colpito appena uscito dalla sua casa in via Ischia 4 a Genova. Ad aspettarlo, su un furgone Fiat 238 parcheggiato dietro la sua auto, c’era un commando composto da Riccardo Dura, Vincenzo Guagliardo e Lorenzo Carpi. Sua figlia Sabina, poi deputata Pd, aveva 16 anni.

Probabilmente non doveva essere un omicidio. Guagliardo, che pure faceva parte del commando che sparò tre colpi calibro 7,65 alle gambe di Rossa con una Beretta 81, ha raccontato che Riccardo Dura, capo della colonna genovese delle BR, tornò indietro per esplodere il quarto colpo, quello mortale al petto. Dura, sempre secondo il racconto di Guagliardo, giustificò l’omicidio dicendo che le spie dovevano essere uccise.