Aeroporto Birgi: ecco cosa c’è dietro l’indagine della Procura

Piove sul bagnato potremmo scrivere, tanto per restare in tema e non solo dal punto di vista meteorologico. Non bastava la crisi, il vuoto, il silenzio, l’assenza di tutto, di voli, di passeggeri, di arrivi e di partenze che hanno fatto dello scalo di Birgi un aeroporto fantasma, un luogo spettrale quasi, uno spazio silente, troppo silente, a tratti inquietante. La notizia delle indagini avviate dalla Procura di Trapani e coordinate dal procuratore Alfredo Morvillo

Alfredo Morvillo

affidate al sostituto Rossana Penna è piombata come un fulmine a ciel sereno su chi, forse ingenuamente, sperava ancora nel riscatto, nel colpo di reni di un aeroporto tanto importante per il rilancio del territorio gravato da una crisi atavica e che aveva visto negli anni passati, grazie proprio all’aeroporto, accendersi una luce, una speranza. Gli avvisi di garanzia a 15 nomi eccellenti e che hanno di certo segnato un’epoca nella pagina della storia dello scalo trapanese, hanno gettato un’ombra su quella luce. Leggere nomi come quello di Salvatore Ombra,

Salvatore Ombra

ex presidente Airgest, fino a qualche tempo fa incontrastato e quasi assunto come modello di amministrazione impeccabile per gli ottimi risultati raggiunti, oppure come quelli di Franco Giudice, Salvatore Castiglione e Paolo Angius,

Paolo Angius

i tre presidenti dei cda di questi ultimi anni così come degli altri 12 componenti di consiglio e collegio sindacale chiamati a rispondere anche di peculato e di falso in bilancio, non fa di certo bene, non contribuisce a credere ancora nel sussulto, nello scatto d’orgoglio di una Terra forse non destinata a “volare”. Le indagini dei finanzieri hanno evidenziato che dal 2009 al 2015 Airgest non avrebbe versato nell’apposito fondo Inps i proventi a passeggero pagati da Ryanair per la tassa di imbarco. Si tratterebbe di una cifra che si aggira intorno ai 18 milioni di euro, che, secondo l’inchiesta, Airgest avrebbe utilizzato per sopperire alla mancanza di liquidità dovuta alla gestione societaria in perdita. Naturalmente, sotto accusa è finito il comarketing, ovvero i fondi pagati dai comuni della provincia di Trapani che dovrebbero essere utilizzati come pubblicità e dunque come promozione territoriale per far conoscere cioè ai turisti, tramite ad esempio anche apposite riviste collocate sugli aeromobili, le nostre bellezze artistiche e paesaggistiche, nonchè culinarie, che caratterizzano questo stralcio di terra siciliana. E invece, secondo i magistrati, questo fiume di denaro ( così è stato definito) ovvero circa 30 milioni di euro di comarketing, nel periodo che va dal 2012 al 2015, attraverso Airgest, sarebbe finito di filato nelle tasche della compagnia irlandese low cost Ryanair,

tanto desiderata quanto vituperata. Amata perchè di fatto ha rappresentato l’unica vera via, l’unica maniera per volare da e per Birgi consentendo spostamenti sia nazionali che europei a prezzi straccati e mettendo dunque nelle condizioni molti viaggiatori di poter raggiungere facilmente le città italiane per motivi di lavoro e di studio oltre che le capitali europee per diletto. Ma anche vituperata per la sua decisione di “abbandonarci” al nostro destino di isola e di isolati che ci contraddistingue da sempre. Da questo infatti è iniziato tutto. L’annuncio della compagnia Ryanair di lasciare Birgi, lo scorso febbraio, ha avuto immediate ripercussioni. Il turismo è di fatto crollato, rivelandosi forse un colosso d’argilla, un gigante dai piedi troppo fragili che (giustamente e inevitabilmente) faceva affidamento sugli aerei di Ryanair. La compagnia irlandese non è nuova per così dire a questi annunci catastrofici. Aveva già battuto cassa nel 2015, minacciando di andarsene se non avesse ricevuto le somme stabilite dall’ accordo di co-marketing con i comuni della provincia di Trapani, stando appunto a quell’intesa sottoscritta nel 2014 tra la Camera di commercio e l’Ams, (Airport Marketing Service Limited), ovvero la società che gestisce i servizi di marketing e di promozione di Ryanair. Si trattava allora di 2 milioni e 225 mila euro l’anno, ripartiti su 3 anni in base alla grandezza dei comuni. Ad esempio, i comuni più grandi del territorio, Marsala e Trapani, dovevano di più, cioè 300 mila euro l’anno. Allora la situazione si appianò e tutto proseguì per poi ripresentarsi definitiva e irrevocabile l’anno scorso appunto. Ora sotto accusa c’è proprio il comarketing, finora ritenuto l’ancora di salvezza sia per l’aeroporto che per il territorio, il quale, comunque, grazie allo scalo, si era visto piovere addosso 900 milioni di indotto, un toccasana per l’economia. Ora l’inchiesta rischia di bloccare ancora di più tutto. Accertamenti, analisi degli accordi firmati fra Airgest e Ryanair e analisi dei bilanci, tutto nel mirino della procura, tutto passato a setaccio dagli investigatori.
L’inchiesta sarebbe partita da un esposto presentato in Procura da alcuni esponenti locali del Movimento 5 Stelle che hanno posto l’accento sul meccanismo (altrimenti detto comarketing) secondo cui sono stati i soldini dei comuni alla compagnia irlandese affinchè restasse, affinchè assicurasse i voli da e per Birgi. Sarebbero state in pratica aggirate le normative europee sugli aiuti di Stato agli aeroporti e i soldi non sarebbero serviti soltanto per la promozione turistica del territorio ma per pagare i voli affidati senza alcun bando pubblico o gara europea fra le varie compagnie aeree. Un meccanismo non soltanto siciliano o trapanese ,ma adottato anche da altri aeroporti italiani e che ha già attirato l’attenzione dell’Antitrust, della Corte dei Conti e delle Procure. A Trapani l’inchiesta ha assunto altri connotati, forse ancora più profondi  perchè questi soldi versati a Ryanair non sarebbero stati ogni anno spesati a costi nell’esercizio bensì capitalizzati tra le immobilizzazioni immateriali e portati a costo in tre/cinque anni. Tale comportamento, secondo la procura,  avrebbe evidenziato minori perdite in ciascun anno in cui la pubblicità era stata fatta e pagata al fine di occultare le perdite reali .  Vi è da dire che le norme fiscali prevedevano proprio la capitalizzazione dei costi per la pubblicità, i principi contabili inoltre consentivano tale prassi contabile e che tale comportamento è stato seguito da moltissimi aeroporti. Nel 2016 la normativa è cambiata, i nuovi costi sono stati portati interamente a costo nello stesso esercizio e i costi capitalizzati non ancora ammortizzati sono stati tutti portati a costo. Per questo motivo l’esercizio 2016 è stato così in perdita ed è dovuta intervenire con una grande ed onerosa ricapitalizzazione. Airgest costretta a chiedere la ricapitalizzazione alla Regione che è stata costretta a esborsare, circa 12 milioni di euro.

E tanto per fare chiarezza, l’ultimo bando indetto affinchè le compagnie aeree presentassero le loro offerte per la promozione turistica della Sicilia Occidentale e Orientale, bando scaduto lo scorso ottobre, ha visto concorrere “solo” 3 compagnie aeree. Presso la CUC Trinacria hanno presentato infatti le loro offerte Alitalia e Blu Air per Birgi mentre Eurowings e Blu Air per la Sicilia Orientale, ovvero per l’aeroporto di Comiso. Il bando è stato stipulato rispettando sia la legge regionale relativa alla promozione turistica che la sospensiva emessa dal TAR chiamato in causa da Alitalia che aveva presentato ricorso opponendosi al bando precedente e che aveva di fatto costretto Airgest a rifare un nuovo bando proprio per evitare ulteriori complicazioni. Il nuovo bando ha infatti recepito integralmente quanto il TAR aveva obiettato ed è perfettamente aderente alle prescrizioni dello stesso tribunale amministrativo. Infatti sotto accusa non è finito questo ultimo bando che ha come scopo la promozione turistica e non l’avvio di nuove rotte. Ovviamente, giocoforza, sarà necessario portare i turisti nelle zone pubblicizzate ed ecco che nasce l’esigenza di indire nuovi collegamenti. In quel caso diventa quasi una conseguenza, un risvolto inevitabile. In quello precedente invece la promozione turistica era direttamente collegata a questo, cioè alla creazione di nuove rotte.

Resta il fatto che senza i soldi del comarketing l’aeroporto è in rovina, un luogo senza rumori, senza vita appunto. La speranza è che sia fatta chiarezza nel più breve tempo possibile e si ricominci a parlare di rinascita.

Tiziana Sferruggia

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