Sigilli al patrimonio del “re delle scommesse”. Sequestro di 6 milioni a Bacchi

Auto, ville e società, un impero mastodontico accumulato grazie alla presunta associazione mafiosa che gli ha consentito di essere il re incontrastato delle scommesse a Palermo.

Benedetto Bacchi , è finito nei guai l’anno scorso con l’operazione “Game Over” ( leggi qui) per l’esattezza l’1 febbraio. Nella maxi operazione finirono in manette con lui altre 30 persone, fra cui anche francesco Nania, 50 anni, considerato uomo di spicco dell’organizzazione. Tutti i coinvolti nella vicenda stati accusati a vario titolo di associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di valori, concorrenza sleale aggravata dal metodo mafioso, riciclaggio e associazione per delinquere finalizzata alla produzione, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Gli investigatori hanno scoperto una forte contiguità fra cosa nostra e la gestione delle sale gioco in cui sparpagliate sul territorio e in cui ogni giorno si muovono considerevoli somme di denaro che fanno gola evidentemente alla mafia.

Oggi sono stati sequestrati al palermitano Benedetto Bacchi 11 beni immobili, 3 auto, sei rapporti finanziari, un quota societaria, quattro società con sede a Partinico, altre quattro con sede a Malta attive prevalentemente nei settori dei giochi e scommesse e dell’edilizia. La polizia ha eseguito un decreto emesso dal Tribunale di Palermo – sezione Misure di prevenzione. Il valore economico ammonta a più di 6 milioni di euro.

A Francesco Nania è stata sequestrata una società operante nel settore del commercio alimentare con sede ad Ottaviano in provincia di Napoli.

Bacchi è accusato di aver creato un vero e proprio monopolio grazie all’accordo stipulato con la mafia creando una rete di agenzie per scommesse abusive (riferibili principalmente al marchio “B2875”), capaci di generare profitti quantificati nell’ordine di oltre un milione di euro mensili. 

“La figura di Bacchi – spiega la polizia – assume, quindi, i caratteri propri dell’ “imprenditore colluso” con Cosa nostra che ha scelto deliberatamente come socio l’organizzazione mafiosa, stipulando patti con i suoi esponenti in modo da poter realizzare la strategia di espansione del proprio circuito di scommesse, offrendo in cambio elevati profitti derivanti dalla sua illecita attività. Le indagini hanno, infatti, dimostrato come parte dei profitti derivanti da questo illecito sistema venivano poi distribuiti come compenso alle famiglie mafiose, in relazione al volume d’affari dei punti scommesse distribuiti nelle varie aree di influenza mafiosa”.

“Nell’ambito delle illecite relazioni affaristiche di Bacchi – sottolineano dalla questura – un ruolo essenziale è stato svolto dal suo socio occulto, Nania, capo della famiglia mafiosa di Partinico, già destinatario della misura della sorveglianza speciale di polizia, nonché condannato per la sua partecipazione all’organizzazione mafiosa, con sentenza definitiva che ha terminato di espiare nel 2013, essendo stato proprio lui il “gancio” interno a Cosa nostra che ha sostenuto Bacchi nei rapporti con la mafia. Oltre al pieno coinvolgimento nelle illecite attività di Bacchi, Francesco Nania ha sviluppato un proprio progetto imprenditoriale nel settore dell’esportazione di prodotti alimentari verso gli Stati Uniti d’America, servendosi di un commercialista campano (tratto in arresto nell’ambito dell’operazione Game Over) che fungeva da prestanome e formale intestatario della Trading Enterprise S.R.L., società adesso sequestrata”.