Arresto vicesindaco: ecco perchè è finito nei guai Catalano

Salvatore Angelo Catalano, assessore e Vicesindaco del Comune di Erice , è stato arrestato stamattina all’alba dai carabinieri di Trapani, come già pubblicato dal nostro giornale (leggi qui)

Adesso però si conoscono anche le motivazioni che hanno indotto ad emettere un simile provvedimento nei confronti di un politico di lungo corso come lo è di fatto, Catalano. Lungo è infatti il suo curriculum che l’ha portato a rivestire la carica di Assessore dal 2011 al giugno 2017 sotto l’Amministrazione di Giacomo Tranchida. E’ stato anche eletto consigliere comunale nel 2012 e il 12 giugno 2017 è stato riletto con una lista civica al Consiglio Comunale con 364 preferenze. E’ stato nominato vicesindaco nella Giunta del sindaco Daniela Toscano e fino a ieri aveva le deleghe assessoriali a polizia municipale, patrimonio, territorio e ambiente, ecologia, servizio idrico integrato protezione civile. Ora è finito nei guai
per le ipotesi di reato di corruzione e abuso d’ufficio.
Le indagini hanno permesso di accertare, come afferma il GIP nel provvedimento, “una pluralità d’illeciti attuati da Catalano, con spregiudicatezza e disprezzo verso l’amministrazione
d’appartenenza, derivante dal fatto che, essendo ormai abituato al potere ed a servirsi del proprio ruolo, ha realizzato interessi personali e privati, ritenendosi al di sopra della legge, tanto da non temere verifiche e controlli”.

In tali condotte illecite, ricorrendo all’inganno e mettendo in secondo piano il pubblico interesse, in concorso con alcuni appartenenti all’amministrazione comunale ericina, nonché alcuni consiglieri
comunali, Catalano manipolava imprenditori che, pur di accaparrarsi appalti per conto dell’amministrazione, distoglievano risorse pubbliche per gli interessi personali di Catalano o per quelli di alcuni consiglieri comunali vicini allo stesso.
Le indagini hanno permesso di rilevare, tra l’altro, che alcuni imprenditori, a discapito di altri, erano soliti aggiudicarsi direttamente lavori pubblici con assegnazione diretta, giustificata da una situazione di disagio e d’urgenza, predisposta per l’occasione.
In particolare Catalano, abusando della sua funzione, esercitava pressioni sul dirigente del settore lavori pubblici al fine di far aggiudicare i lavori di manutenzione della rete di illuminazione pubblica ad un’impresa, dallo stesso sponsorizzata, in spregio ai doveri di imparzialità e buona
amministrazione e al principio di rotazione degli inviti e degli affidamenti.
In un’altra occasione, CATALANO, su istigazione di un consigliere comunale, violando i suoi doveri d’imparzialità e buona amministrazione ed invadendo la competenza dei dirigenti amministrativi, esercitava poteri che non gli competevano, dando disposizioni ad un imprenditore
titolare di un’impresa, che stava eseguendo lavori per l’amministrazione ericina in tutt’altra zona del territorio comunale, di interrompere quei lavori e realizzare opere di abbattimento di una barriera architettonica presente nello spazio di marciapiede antistante il bar di proprietà di un
congiunto del sopracitato consigliere comunale, facendo sostenere l’intero importo al Comune. La contropartita al solerte operato del CATALANO era stata poi determinata dal consigliere comunale che, pur avendo un impedimento fisico, era stato immancabilmente chiamato a votare a favore del “piano rifiuti” predisposto in quel periodo dall’amministrazione comunale.