Per la rassegna “Jazz on Movie & Altro”. “Ornette: Made in America”

Una proiezione dedicata al celebre sassofonista Ornette Coleman, questo fine settimana, per la rassegna “Jazz on Movie… & Altro” della Fondazione the Brass Group. Protagonista dello schermo al Real Teatro Santa Cecilia, domenica 3 febbraio alle ore 18.00, sarà il film “Ornette: Made in America” di Shirley Clarke. L’opera di Shirley Clarke racconta la vicenda del grande musicista, pioniere del free jazz, enunciatore della “teoria armolodica” e profondo innovatore del linguaggio musicale neroamericano, illustrandone l’evoluzione artistica e umana tra gli anni Sessanta e Ottanta. Nel far ciò, la regista rifugge dalle tradizionali forme documentaristiche preferendo, invece, sintonizzare il proprio stile cinematografico a quello estremamente creativo, libertario e sperimentale che era insito nella concezione musicale di Coleman. La narrazione, così, procede con una vorticosa alternanza di riprese attuali, interviste, estratti televisivi, scene di finzione, video-clip e vecchi spezzoni 16 mm, documentando con vivezza alcune memorabili performance del sassofonista, tra cui il fondamentale manifesto sonoro “Skies of America”, eseguito con la sua storica band Prime Time, e “Prime Design/Time Design”, suonato da un quartetto d’archi sotto la cupola geodetica progettata dal celebre architetto Buckminster Fuller. Girato tra Fort Worth, New York, la Nigeria ed il Marocco, il film è una straordinaria panoplia di celebrità della musica e della cultura: il trombettista Don Cherry, lo scrittore Williams S. Burroughs, tra le figure insigni della “beat generation”, il contrabbassista Charlie Haden, il sassofonista Dewey Redman, il compositore George Russell, ideologo del “jazz modale”, Brion Gysin, pittore, poeta, musicista e anch’egli esponente della “beat generation”, i Master Musicians of Jajouka, leggendario gruppo del Marocco la cui musica sufi ha affascinato anche Brian Jones dei Rolling Stones, il batterista Denardo Coleman, figlio di Ornette, i Musicians of Nigeria di Ibadan, il cantante rock britannico Robert Palmer e molti altri ancora. L’idea di un documentario sulla figura del grande musicista era venuta alla regista da un incontro con Coleman avvenuto a metà anni Sessanta e propiziato nientemeno che da Yōko Ono. Tuttavia, numerosi problemi produttivi lasciarono sospeso il progetto fino al 1983, proprio in occasione del ritorno del sassofonista nella sua città natale. Il film è un ritratto unico dello straordinario talento e della profonda umanità di Coleman, artista che, a differenza di grandi icone che hanno disseminato il loro cammino di schiere di imitatori, appartiene a quella ristretta cerchia di giganti, ad esempio Thelonious Monk, che non hanno e non possono avere eredi poiché inimitabili. A introdurre il film è l’esperto di jazz Lorenzo Laudicina.

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