Luana Rondinelli: «la forza delle donne non ha limiti. I miei RitrAtti Unici lo dimostrano»

Vulcanica e gentile. Diafana e forte. Una ben riuscita amalgama di apparenti contraddizioni. Una donna dalle parole dirompenti, taglienti come lame e consolanti come panacea. Parole che solcano coscienze come terreni molli, duttili percorsi mai assolti eppur perseguiti. Questo è l’attrice drammaturga Luana Rondinelli, marsalese e romana, un dualismo che riesce a far convivere dentro e fuori di sè, come due voci diverse e domate da un maestro attento e severo che ama il suo discepolo e ne comprende tutti i limiti.

Luana Rondinelli ha curato la rassegna “RitrAtti Unici di donna”, quattro appuntamenti, quattro ritratti, quattro atti unici , tutti prepotentemente femminili, legati da un prezioso fil rouge che tesse trame e ordisce tele inestricabili, meravigliosamente contorte. L’abbiamo incontrata per farci raccontare questo nuovo “viaggio” di cui lei è, come sempre la guida saggia, il precettore, la mentore ( tanto per restare in tema di Odissea….)

Teatro Antico Segesta

Luana Rondinelli ti abbiamo vista la scorsa estate calcare le magiche pietre del Teatro Antico di Segesta, attrice ed autrice di uno spettacolo emozionante come Penelope, l’Odissea è fimmina”, un coacervo emozionale di delicato femminismo e adesso ti rincontriamo come Deus ex machina di un progetto oltremodo femminile. Come è nata l’idea di “RitrAtti Unici di donna?

«Volevo parlare di violenza sulle donne e volevo che la mia idea iniziale non si fermasse ad un solo spettacolo ma che avesse una continuità culturale. Fortunato è stato l’incontro con la dottoressa Giusy Agueli presidente dell’Associazione a sostegno delle donne “Palma Vitae”. che mi ha aiutata a portare a termine questa rassegna. Ho voluto che si parlasse anche di sicilianità, di territorio e per questo non è solo una rassegna tutta al femminile ma anche fortemente ancorata al territorio. Le “mie” donne parlano anche in dialetto e raccontano le loro storie. Fondamentale è stato inserire anche il laboratorio teatrale che ha sede nei locali dell’associazione “Palma Vitae”.»

Da chi è composto questo laboratorio?

« Da uomini e da donne che hanno voluto intraprendere un percorso di crescita culturale. Chi ne fa parte ci ha affiancato in questo progetto ma non necessariamente sono persone che hanno subito violenze di genere nè di qualsiasi altro tipo. Ci incontriamo nei fine settimana. E’ un bel gruppo che durante un esercizio emozionale ha anche trovato un nome appropriato che lo caratterizza, “ESsenza limiti”. Il laboratorio teatrale è fatto da persone che non fanno questo “mestiere” ma che hanno voglia di mettersi in gioco. E’ condotto da me, da Silvia Bello e da Giovanni Carta. Una bella esperienza di crescita il cui scopo è quello di liberare le donne dalle costrizioni. Vogliamo che le donne non siano strette e costrette da catene e che abbiano riconosciuto il loro valore senza essere schiacciate nella loro dignità. La scorsa volta ad esempio abbiamo dedicato la serata ad una ragazzina tunisina, Amani Alaya, che ha dipinto i 2 quadri esposti sul palco. E’ stato un modo per aiutarla. Si tratta di una giovane audiolesa che non demorde. E’ coraggiosa e ha trovato nell’arte il tramite per comunicare le sue emozioni. E noi la aiutiamo. L’incasso dei nostri spettacoli è stato speso anche per comprare i sui quadri. E’ un modo per incentivarla a continuare, a credere in lei, nel suo valore» .

Un messaggio potente, tonante, di forte impatto sociale.

« Lo chiamerei, riscatto, ecco. Io ho incontrato le donne arabe della “Fondazione San Vito” e ho deciso, anche per questo, di puntare sul teatro come mezzo detonante di comunicazione che non conosce limiti di lingua nè di tempo. Oltretutto il teatro può ancora assolvere a questa funzione salvifica, di lavoro sulla società che deve sempre migliorare ».

Mazara, Castelvetrano e non Marsala. Come mai la rassegna fortemente voluta da una marsalese si celebra in queste due città e non nei ” nostri” teatri cittadini?

« In verità ci ho provato a farla anche qui. Mi sembrava giusto oltre che naturale. Il mio desiderio era di farne una sorta di percorso culturale e sopratutto territoriale che unisse, una sorta di rassegna culturale itinerante fra le tre città vicine. Mazara ha accolto benissimo le nostre proposte. Ha abbracciato la causa mettendo subito a disposizione il Teatro Garibaldi, sostenendoci anche con un piccolo contributo. Anche Castelvetrano ha risposto bene. La “mia” città, no. Ma io non mi arrendo. L’anno prossimo ci riprovo. E’ dura ma non mollo. Mi ripaga la soddisfazione di vedere il pubblico che è soddisfatto, emozionato, partecipe. Questo ritorno emotivo è fondamentale. Vuol dire che stiamo andando nella giusta direzione. Il mio sogno è farla ogni anno più grande. Si tratta di intraprendere un percorso che porti alla sconfitta della violenza sulle donne, alla parità insomma».

Francesca Incudine

La rassegna si conclude l’8 marzo, una data particolare, una ricorrenza che deve essere celebrata per quello che rappresenta nella sua essenza più profonda. A parte lo spettacolo, cosa avete preparato in particolare?


« Inviteremo una madrina d’eccezione, una donna del nostro territorio che si è distinta nella sua professione. Potrebbe essere una donna imprenditrice, ad esempio».

Il laboratorio teatrale è impegno e sacrificio ma dà anche tante soddisfazioni. Un resoconto di questa esperienza.


» Le donne hanno una forza straordinaria. Di questo ne ho avuto conferma parlando con loro. Quando raccontano le loro esperienze, ascoltare la loro vita mi dà la conferma dell’innata resistenza della donna. Siamo coscienti di essere forti, siamo capaci di affrontare molte avversità, siamo capaci di generare la vita. Il fatto è che tendiamo a calpestarci troppo, a schiacciarci, a non farci valere. Passiamo troppo spesso sulla nostra dignità, passiamo sulle cose mettendoci troppo spesso da parte. Dobbiamo ricominciare partendo da noi, da questo. Il laboratorio serve anche a questo. E’ uno scambio di idee ed è una crescita continua di noi stessi. Ascoltarci ci fa bene. Avere la psicologa Agueli nel laboratorio, è importante. Il suo contributo professionale è una guida fondamentale»

Luana, ricordiamo ai nostri lettori che la rassegna è iniziata lo scorso 27 gennaio a Mazara del Vallo al Teatro Garibaldi tenuta a battesimo e con successo dalla cantautrice ennese Francesca Incudine

Francesca Incudine

che ha cantato i brani contenuti nel cd “Tarakè” ovvero fior di tarassaco, l’etereo e resistente soffione che non ha paura del vento e che anzi lo asseconda per volare libero e leggiadro ovunque. La rassegna è composta da 4 importanti appuntamenti, tutti al femminile. Domenica 10 febbraio sarà la volta di “Io Marta” con Margherita Peluso la talentuosa attrice che interpreterà Marta Abba la nota “musa” ispiratrice di Luigi Pirandello. Lo spettacolo avrà luogo sempre al Teatro Garibaldi in via Carmine 17, a Mazara. Il 24 febbraio sarà la volta di “Giacuminazza”

messa in scena al Teatro Selinus di Castelevetrano, così come lo spettacolo finale del laboratorio teatrale che conclude la rassegna l’ 8 marzo, giornata mondiale dedicata alla donna. Si tratta della riscrittura della commedia greca di Aristofane, “Lisistrata”, ovvero la donna che scioglie gli eserciti.

Lisistrata è la storia della rinuncia al piacere più grande, al sesso, affinchè gli uomini, vinti dall’astinenza, decidano di abbandonare le guerre e tornare alla pace e alla tranquillità familiare. E non poteva essere altrimenti.

« E’ proprio così. Vi aspetto domenica 10 febbraio a Mazara, al Teatreo Garibaldi e poi al Selinus. Il percorso è appena iniziato»

Tiziana Sferruggia

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