La Sicilia sfida lo Stato: no ai tagli ma senza autorizzazione

Ieri è stata una giornata campale. Il presidente della regione Sicilia, Nello Musumeci, adirato (leggi qui)  contro i franchi tiratori che hanno bocciato 2 importanti articoli della finanziaria mentre lui era fuori sede, a Roma per impegni politico-istituzionali e per partecipare alla trasmissione “Porta a Porta” di Bruno Vespa, ha minacciato di azzerare tutto a partire dalle proprie dimissioni.

Una lunga giornata fatta da minacce e da smentite, da rabbia e da mediazioni fino ad approdare al cosiddetto “colpo di scena” finale. L’ARS ha approvato la finanziaria con 34 voti favorevoli e 28 contrari.

Il centrodestra ha trovato l’intesa su una mossa che ha permesso di evitare i tagli per oltre 200 milioni che avrebbero coinvolto vari settori come quello dei precari, i trasporti, i forestali e i consorzi di bonifica.

La maggioranza ha partorito un emendamento che spalma in 30 anni l’intero disavanzo da 2,1 miliardi rilevato dalla Corte dei Conti. Per coprire questo debito nella manovra attuale il governo era stato costretto a spostare tutte le risorse disponibili tagliando oltre 200 milioni che come appena detto, avrebbero avuto pesanti ripercussioni in alcuni “storici” settori”.

In pratica, si spalmeranno 2,1 miliardi di euro in 30 anni, manovra che consentirà di sbloccare lo stallo dei pagamenti e la cancellazione dei tagli. Tutto questo come se Roma avesse dato l’avallo a procedere. Ecco perchè è una sfida.

La giunta regionale ha deciso come se a Roma fosse già stata approvata la norma con cui la Regione ha chiesto il “permesso” per fare questa operazione. Norma che invece a Roma finora non è passata.

Non è stata invece perseguita la possibilità di trattenere in Sicilia i 280 milioni incassati dall’Iva, somme che però la Regione incassa per girarle poi allo Stato. Trattenere questi soldi sarebbe stata più di una forzatura.

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