Debito da 8 milioni per l’Istituto Vino e Olio:a giudizio Cartabellotta e Monte

dario cartabellotta

Debito da 8 milioni di euro quello maturato dall’IRVO, l’istituto regionale vino e olio. Il debito sarebbe maturato fra il 2011 e il 2015. L’IRVO avrebbe versato rate all’AGEA, l’agenzia per l’erogazione in agricoltura, per rimborsare i finanziamenti nazionali “spesi fuori dal vincolo di destinazione e in un contesto di illegalità diffusa”. Secondo la Corte dei Conti, l’attività di promozione del vino siciliano fu affidata – senza gara pubblica – a due associazioni di produttori, Pro vidi e Vitesi, dietro le quali c’erano persone al vertice dell’Irvo: Leonardo Agueci, all’epoca presidente dell’Istituto di Pro vidi e Giancarlo Conte, vice presidente dell’Irvo e presidente di Vitesi. Per questo motivo, la Corte dei Conti, ha citato in giudizio i due ex dirigenti dell’IRVO, Dario Cartabellotta ex assessore regionale all’Agricoltura e Lucio Monte. E’stato inoltre chiesto ai due un risarcimento danni di un milione e 34 mila euro al primo e un milione e 763 mila euro al secondo.

Secondo i magistrati, Cartabellotta sapeva delle spese e dell’affidamento inconsueto, cioè senza gara ma andò avanti lo stesso. La figura di raccordo fra queste società e l’Istituto è, secondo l’atto di accusa, Antonino Li Volsi che ha pure una consulenza per lo stesso Irvo dal quale avrebbe incassato circa 800 mila euro negli stessi anni. Un vistoso conflitto di interesse come evidenziato dall’accusa. I dipendenti dell’IRVO non ricevono lo stipendio da mesi.

La Corte dei Conti contesta ai due indagati l’affidamento senza gara di vari incarichi a professionisti e società di comunicazione. Contestate anche le assunzioni di 5 collaboratori esterni. Cartabellotta si dice estraneo alle spese fatte dopo il 2012 perché in quell’anno lasciò l’Istituto e spiega che il “buco non è dovuto ai viaggi all’estero ed ha dichiarato che “Coi fondi Agea pagammo gli stipendi, visto che i governi succedutisi avevano tagliato il budget da 6 a 2,5 milioni. Se non avessimo pagato gli stipendi si sarebbe bloccata la certificazione dei vini”.