Il 12 Marzo 1921 nasceva Gianni Agnelli, il quinto Re d’Italia

L’avvocato Gianni Agnelli è divenuto negli anni l’icona di un’Italia che non c’è più. Era il Paese elegante della crescita, degli scandali taciuti e le bellezze nascoste. La sua stessa vita, tra successo e mistero, è stata simbolo di ciò che la vanità concede e la realtà proibisce.

Nato il 12 Marzo del 1921 a Torino, imprenditore, uomo di cultura, amato dalle donne, icona di stile. Intelligenza, fascino, ironia tagliante. Ma anche vezzi estetici e abitudini bizzarre (come guardare solo il primo tempo della sua amata Juventus). Un uomo quindi difficile da incasellare, come tutte le personalità carismatiche.

Alla fine del 1946, quando morì il nonno, il giovane Gianni preferì lasciare l’incarico di dominus della Fiat a Vittorio Valletta, facendo proprio un consiglio che gli aveva suggerito lo stesso nonno, ovvero quello di prendersi qualche anno di libertà prima di immergersi nel problemi dell’azienda. Risale al 30 Aprile del 1966 la scelta di Valletta di designare come suo successore Gianni Agnelli, restituendo di fatto la dirigenza dell’azienda alla famiglia torinese.
Agnelli, però, prende il timone dell’industria in un periodo nero per il capitalismo. Sono gli anni delle contestazioni studentesche e delle lotte operaie: i giovani, stanchi di un diritto allo studio che non soddisfaceva tutti, uniscono le loro proteste a quelle degli operai, i quali, a seguito della scadenza del contratto di lavoro triennale, si mobilitano per le rivendicazioni salariali. Ovviamente, nella più importante industria italiana dell’epoca le cose non si svolgono diversamente.
Da ricordare gli avvenimenti del ’69, dove i carrellisti dello stabilimento presse dello stabilimento di Mirafiori danno inizio a scioperi improvvisi, fuori dalle direttive del sindacato. Il loro sciopero è mortale per l’azienda, poiché questi hanno il compito di trasportare le parti delle carrozzerie appena stampate dalle presse alla catena di montaggio: fermi loro, tutta la produzione è bloccata. Inizia così quello che verrà poi chiamato “autunno caldo”: per giorni e giorni, in maniera alternata e ben organizzata, i vari stabilimenti si bloccano e gli operai formano lunghe file di gente, chiamati “serpentoni”, invitando gli altri colleghi a fermarsi ed unirsi a loro.

A fare scandalo, oltre che le scelte di vita privata, anche quelle finanziarie, come la decisione, avvenuta del 1976, di cedere poco più del 9% del capitale FIAT alla Lafico (Lybian Arab Foreign Investment Company), una banca controllata dal governo libico di Mu’ammar Gheddafi (in dieci anni il socio libico, nel mero ruolo di investitore, arriverà a possedere quasi il 16% del capitale Fiat). La cessione getta un certo sconcerto negli ambienti politici occidentali per le tensioni esistenti tra la Libia di Gheddafi e diversi altri stati, USA in testa.

Per ciò che concerne la vita sentimentale, su Gianni Agnelli esistono moltissimi pettegolezzi e notizie non ufficiali. Tra i flirt celebri mai confermati e mai smentiti Silvia Monti, Monica Guerritore, Anita Ekberg e persino Jacqueline Kennedy.
La breve stagione amorosa fra l’avvocato Gianni Agnelli e Jacqueline Kennedy, consumata nell’estate 1962 fra Capri, Positano e Ravello ha trovato di recente un’inaspettata e autorevole conferma. A rivelarlo la stessa Jacqueline in una intervista con Arthur Schlesinger Jr., storico e consigliere di famiglia.
Sulla fedeltà coniugale dell’avvocato e il suo rapporto con le donne, quello che si sa di sicuro è quanto si ricava dalle dichiarazioni dello stesso Agnelli: “Sono sempre stato un marito devoto. Ma se pretendessi di essere fedele direi una bugia. Nella vita mi è sempre piaciuto tutto ciò che è bello, euna bella donna è la massima espressione della bellezza” e ancora “Ho conosciuto mariti fedeli che erano pessimi mariti. E ho conosciuti mariti infedeli che erano ottimi mariti. Le due cose non vanno necessariamente insieme”.

La vita dell’avvocato resterà riposta all’interno di un cassetto nel quale risiedono gli anni belli ma tormentati di un’Italia che cresceva a fasi alterne, tra splendore e sconforto.

Achille Sammartano