venerdì, Aprile 26, 2024
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Maxi Blitz a Catania: decimata la cosca mafiosa dei Mazzei

Dalle prime ore del mattino, su delega della Procura Distrettuale, circa 200 Carabinieri del
Comando Provinciale di Catania, supportati dai reparti specializzati (Squadrone Eliportato
Carabinieri “Cacciatori di Sicilia”, Compagnia di Intervento Operativo del XII° Reggimento
Carabinieri “Sicilia” e Nucleo Elicotteri di Catania), nelle province di Catania e Reggio Calabria,
hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Giudice per le
Indagini Preliminari di Catania, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di
26 persone, affiliate al sodalizio criminale denominato dei Tuppi, operante nel territorio dei Comuni
di Misterbianco e Motta Sant’Anastasia, attualmente confederato alla famiglia mafiosa dei Mazzei,
storicamente affiliata a “Cosa Nostra”, ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo
mafioso, omicidio, estorsione in concorso, furto, ricettazione e riciclaggio in concorso,
detenzione e porto illegale di arma clandestina, trasferimento fraudolento di valori e
corruzione, con l’aggravante del metodo mafioso.
Il provvedimento trae origine dalle dichiarazioni del collaboratore Luciano Cavallaro,
esponente storico del gruppo mafioso dei ‘Tuppi’, già fortemente radicato sul territorio di
Misterbianco a partire dagli anni ’80 (periodo nel quale era affiliato alla famiglia mafiosa dei
‘Cursoti’) e particolarmente attivo nella gestione delle illecite attività, che poneva in essere in
contrapposizione con il gruppo del ‘Malpassotu’, costituente la locale articolazione della famiglia
Santapaola, facente capo a Pulvirenti Giuseppe. Da tale contrapposizione sul finire degli anni
Ottanta scaturì un conflitto, finalizzato al controllo del territorio, che vide soccombere il gruppo
facente capo a Mario NICOTRA, inteso “Mario u tuppu” (dalla particolare acconciatura “a
chignon”) ucciso il 16 maggio 1989, motivo per il quale gli esponenti dei Tuppi furono costretti ad
emigrare in Toscana.
La cruenta guerra tra i due gruppi ed i numerosi omicidi che ne scaturirono sono
documentati dalle dichiarazioni di numerosi collaboratori provenienti dal clan del ‘Malpassotu’ e
dalle conseguenti sentenze già emesse nei confronti della citata famiglia mafiosa avversaria.
Al fine di riscontrare le dichiarazioni del collaboratore CAVALLARO Luciano, su delega di
questa Procura Distrettuale, veniva avviata un’indagine condotta – dal febbraio 2016 al mese di
aprile 2018 – dal Nucleo Investigativo del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Catania e

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dall’Aliquota Carabinieri di questa Sezione di P.G., mediante attività tecniche e dinamiche, che
riscontrava l’attuale operatività della famiglia mafiosa dei ‘Tuppi’ che, rientrata a Misterbianco
dopo che il clan ‘Malpassotu’ era stato debellato dalle numerose iniziative giudiziarie, alleatasi con
la famiglia dei ‘Mazzei’, è rimasta ad operare sul territorio di Misterbianco.
Le indagini hanno consentito di ricostruire l’attuale organigramma del sodalizio criminale
dei Tuppi che vede al vertice l’anziano e carismatico NICOTRA Gaetano, detto “zio Tano”, fratello
del predetto Mario Nicotra, il quale è coadiuvato, nella gestione degli affari e nel governo dei
singoli affiliati, dal fidatissimo RIVILLI Antonino. Anche il nipote NICOTRA Tony, ritornato in
libertà dal 17 febbraio 2017, riprendeva il controllo della cosca e si avvaleva della “collaborazione”
del giovane fratellastro NICOTRA Gaetano, del ”figlioccio’, GUGLIELMINO Carmelo, sempre
attivamente impegnato a “sbrigare” le “beghe sul campo” e di MUSARRA AMATO Daniele. Alle
strette dipendenze di RIVILLI e di Tony NICOTRA opera, poi, il “gruppo di Motta
Sant’Anastasia”, capitanato da DISTEFANO Daniele, inteso “Minnitta”, il quale, a sua volta, si
avvale dell’opera del fratello, Filippo DISTEFANO, e dei “soldati”, BUZZA Filippo, AGOSTA
Domenico, INDELICATO Gaetano, SPAMPINATO Francesco e PIRO Giuseppe.
Il materiale probatorio acquisito ha consentito di contestare, per la prima volta, al gruppo dei
Nicotra i reati di associazione mafiosa ed altri reati fine, tra i quali l’omicidio di Paolo ARENA,
anche ai capi ed affiliati del gruppo dei ‘Tuppi’ che, a causa dell’allontanamento in Toscana, finora
non era stato sottoposto a procedimenti per mafia per i fatti riguardanti Misterbianco.
Le dichiarazioni di CAVALLARO Luciano, inoltre, risultano riscontrate anche su uno degli omicidi
risalenti alla citata guerra di mafia, in particolare sono emersi elementi di prova sulla responsabilità
di NICOTRA Gaetano, classe 1951 – in qualità di mandante – nell’omicidio consumato in data 28
settembre 1991, in Misterbianco, ai danni del consigliere comunale Paolo ARENA, esponente di
spicco della Democrazia Cristiana etnea, che veniva assassinato con colpi di fucile esplosi da due
ignoti sicari. Le indagini avevano portato a ritenere che il fatto di sangue potesse essere legato ad
ingerenze criminali negli affari politici ed economici del Comune di Misterbianco. Proprio in
relazione alla carica politica ricoperta, Paolo ARENA aveva intrattenuto relazioni illecite e
continuative con Mario NICOTRA e, dopo l’omicidio dello stesso per mano del clan
PULVIRENTI, aveva allacciato rapporti affaristici con quest’ultimo gruppo. L’appoggio garantito
da ARENA al clan PULVIRENTI era stato vissuto dai restanti appartenenti al clan NICOTRA
come un vero e proprio tradimento da sanzionare con la morte del politico. L’ipotesi investigativa
dell’epoca è stata confermata quindi dall’esame delle dichiarazioni fornite dai collaboratori di
giustizia e dall’analisi di atti di procedimenti instaurati in Toscana nei confronti degli esponenti
apicali dei TUPPI durante la loro permanenza in quell’area.

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Il nome “Gisella” dato all’indagine è il nome in codice utilizzato nei colloqui telefonici dai giovani
sodali che costituiscono il gruppo di “Motta”, per indicare il “capo”, ossia RIVILLI Antonino. Le
indagini attestano, infatti, che l’operato del gruppo di Motta è tutt’altro che avulso dal contesto
mafioso dei NICOTRA i quali intervengono per ‘sistemare’ situazioni sconvenienti scaturenti dalle
illecite attività degli affiliati, dando loro disposizioni, che i componenti del gruppo sono tenuti a
rispettare, sicché anche i dettagli delle illecite azioni sono sempre oggetto di attenzione da parte del
gruppo di ‘comando’.
Attività preminente del gruppo di Motta, come detto capeggiato da DISTEFANO Daniele, è quella
dei furti di veicoli agricoli perpetrati in danno di aziende ubicate nelle provincie di Catania ed
Enna, furti finalizzati a richieste estorsive avanzate nei confronti degli interessati per la
restituzione dei mezzi. Trascorsi tre giorni senza che qualcuno avesse fatto richiesta di restituzione
del mezzo, si procedeva alla vendita del veicolo mediante intermediazione di soggetti incaricati da
DISTEFANO Daniele o dal suo “braccio destro” BUZZA Filippo, dove uno dei due interpellava
telefonicamente i mediatori utilizzando una terminologia allusiva e trasmettendo, tramite
l’applicazione “Whatsapp”, le fotografie scattate ai mezzi per potenziali acquirenti. Venivano
utilizzate SIM card intestate a soggetti extracomunitari e/o dell’Est europeo mediante il c.d. metodo
“citofonico”, per effettuare conversazioni “dedicate”.
Il 31 marzo 2017, l’attività investigativa consentiva di rinvenire e sequestrare una pistola calibro 9
corto a salve – modificata in arma comune da sparo – con relativo munizionamento, nel corso di una
perquisizione domiciliare effettuata presso l’abitazione del pregiudicato SOZZI Sebastiano, alias
“Davide”. Il sequestro era preceduto dall’ascolto di numerose conversazioni sulle utenze in uso a
BUZZA Filippo, DISTEFANO Daniele e dello stesso SOZZI Sebastiano, dalle quali emergeva che
quest’ultimo aveva commissionato l’arma ai due affiliati dell’organizzazione dei NICOTRA.
La forte presenza sul territorio è riscontrata anche dall’infiltrazione del sodalizio nelle
istituzioni: le indagini attestano infatti che il gruppo veniva agevolato da un militare, effettivo alla
locale Stazione Carabinieri di Motta Sant’Anastasia (anch’egli destinatario di misura cautelare
detentiva), il quale forniva informazioni sulle attività del proprio ufficio, orientando il gruppo nella
programmazione dei reati. In particolare, il militare, dal mese di gennaio al mese di aprile 2017, in
cambio di utilità economiche, riferiva a due affiliati informazioni riservate (rivelazione dell’identità
dei confidenti nonché modalità su come sottrarsi alle attività di controllo). Il predetto è stato
indagato per corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio e rivelazione ed utilizzazione di
segreti d’ufficio, con l’aggravante di favorire e agevolare il citato sodalizio mafioso.
Le indagini hanno documentato come i componenti del sodalizio siano molto attivi nel rilevare
attività economiche riconducibili a terzi che hanno maturato debiti nei loro confronti come: la
macelleria di Piano Tavola il cui gestore era sottoposto ad usura ed estorsione, motivo per il quale

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era fuggito a Malta e il NIGHT RED LIPS, un locale di intrattenimento, mascherato da associazione
culturale.
Gli accertamenti patrimoniali svolti nei confronti di RIVILLI Antonino, AGOSTA Domenico e
GUGLIELMINO Carmelo hanno consentito altresì di acclarare la sproporzione tra le capacità
reddituali ufficialmente dichiarate dagli indagati ed il valore dei beni rientranti nei rispettivi
patrimoni tale da fare ritenere pienamente operativa la presunzione della illecita provenienza degli
stessi. Nella circostanza, sono stati sottoposti a sequestro preventivo beni mobili ed immobili per
un valore complessivo di oltre €1.500.000. Nello specifico, al RIVILLI una villa ed un terreno siti
nel comune di Belpasso, all’AGOSTA due imprese individuali a Belpasso ed un’associazione
culturale a Motta S. Anastasia e al GUGLIELMINO un’abitazione, un magazzino, una bottega a
Misterbianco e un terreno a Belpasso. Nei confronti dei tre indagati si è provveduto, altresì, al
sequestro preventivo di numerosi rapporti finanziari ed assicurativi.
ELENCO DELLE PERSONE COLPITE DALL’ ORDINANZA DI CUSTODIA CAUTELARE
IN CARCERE “OPERAZIONE GISELLA” DEL 30 APRILE 2019
LIBERI

  1. AGOSTA Domenico, cl.1986 (carcere Siracusa)
  2. AGOSTA Emanuele, cl.1990 (carcere Siracusa)
  3. AVELLINO Giuseppe, cl.1964 (carcere Catania Bicocca)
  4. BUZZA Filippo, cl.1974 (carcere Siracusa)
  5. CANTALI Rosario Salvatore, cl.1973 (carcere Agrigento)
  6. CARPINO Gianfranco, cl.1968 (carcere Catania Bicocca)
  7. DESTRO Luca, cl.1982 (carcere Caltanissetta)
  8. DI PASQUALE Vincenzo, cl.1967 (carcere Caltanissetta)
  9. DISTEFANO Daniele, cl.1984  (carcere Catania Bicocca)
  10. DISTEFANO Filippo, cl.1977 (carcere Siracusa)
  11. GUGLIELMINO Carmelo, cl.1978  (carcere Catania Bicocca)
  12. INDELICATO Gaetano, cl.1987 (carcere Caltanissetta)
  13. LA SPINA Alfio, cl.1982 (carcere Agrigento)
  14. MARCHESE Carlo, cl.1972 (carcere Agrigento)
  15. MONTELEONE Saverio, cl.1982 (carcere Reggio Calabria)
  16. MUSARRA AMATO Daniele, cl.1970 (carcere Catania Bicocca)
  17. NAVARRlA Antonino, cl.1960 (carcere Caltanissetta)

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  1. NICOTRA Antonio detto Tony, cl.1966  (carcere Catania Bicocca)
  2. NICOTRA Gaetano, cl.1979 (carcere Catania Bicocca)
  3. NICOTRA Gaetano, cl.1951 (carcere Catania Bicocca)
  4. PALMERl Lucia, cl.1969 (carcere Catania Piazza Lanza)
  5. PARISI Emanuele, cl.1989 (carcere Caltanissetta)
  6. RIVILLI Antonino, cl.1971  (carcere Catania Bicocca)
  7. SAPUPPO Giovanni, cl.1980  (carcere Catania Bicocca)
  8. SPAMPINATO Francesco, cl. 1977 (carcere Agrigento)
    GIA’ DETENUTI
  9. PIRO Giuseppe, cl.1991, in atto detenuto nel carcere di Catania Bicocca
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