Venticinque anni fa i primi diaconi sposati nella Chiesa di Trapani

“Uomini chiamati con le loro famiglie ad abbattere le barriere di comunicazione, di  ecclesialese e liturgismo, nella chiesa”.

Venerdì prossimo i diaconi permanenti: Girolamo Marcantonio, Nuccio Marino e Giuseppe Riccobono celebreranno il XXV anniversario della loro ordinazione avvenuta in Cattedrale per la preghiera di ordinazione del vescovo Domenico Amoroso. Con loro, il 31 maggio del 1994, anche Matteo Federico scomparso poi prematuramente. 

In vista dell’appuntamento, giovedì 30, dopo la celebrazione eucaristica, alle ore 19.30 presso la Sala Laurentina a Trapani si terrà un incontro sulla figura del diacono oggi a cura di don Calogero Cerami, direttore del Centro regionale di formazione del clero “Madre del buon Pastore” delle Chiese di Sicilia.

Venerdì 31 alle ore 19  la celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo Pietro Maria Fragnelli che si terrà presso il Santuario della Madonna di Trapani dove a conclusione del pellegrinaggio cittadino che chiude Maggio, mese mariano per eccellenza.

I 4 diaconi ordinati 25 anni fa furono i primi in Diocesi. Oggi sono 19 i diaconi permanenti che vivono il loro ministero nella chiesa trapanese. L’ultimo, Gigi Arrigo della Comunità delle Beatitudini, è stato ordinato domenica scorsa.

“In occasione di questo anniversario riteniamo utile fare il punto sulla presenza di questo ‘dono’ nella nostra Chiesa – afferma il vescovo Pietro Maria Fragnelli –  Vogliamo riscoprire che i diaconi e le loro famiglie sono chiamati ad essere scuola di umanità: con loro impariamo come si mettono in pratica le opere di misericordia corporale e spirituale. Insieme vogliamo adattarle alle esigenze più urgenti di oggi sia per gli anziani, i migranti, gli ammalati, i detenuti; vogliamo allargare l’attenzione all’educazione dei figli, all’evangelizzazione e alla comunicazione tipica del mondo digitale, alle nuove sfide della mancanza di lavoro e di speranza costruttiva. Il diacono permanente è chiamato ad aiutare tutta la comunità cristiana ad abbattere ogni barriera di ecclesialese e di liturgismo, trovando le parole giuste, comprensibili dal popolo di Dio e tenendo sempre in equilibrio la carità e l’ascolto della Parola di Dio. Se i diaconi non si clericalizzano, vivendo il loro proprio ministero, accompagnano tutti i battezzati, specialmente i giovani, a riconoscere  che ‘nei volti dei passanti v’è il disegno di Dio / e il suo abisso scorre dietro la vita quotidiana’, come diceva san  Giovanni Paolo II” .

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