Giambruno non era il prestanome del boss di Carini: riabilitato dopo la morte

Non ce l’ha fatta a vedere riabilitato il proprio nome e a dimostrare “da vivo” la sua innocenza perchè è morto lo scorso agosto con il proprio nome infangato da un’accusa pesante. Il veterinario capo all’ASP di Palermo, Paolo Giambruno era stato accusato di essere il prestanome del boss di Carini, Salvatore Cataldo. Gli erano stati posti sotto sequestro i beni, i conti bancari, gli yacht e gli era stato imposto l’obbligo di soggiorno. Giambruno era stato accusato anche di “aver chiuso un’occhio” sulle carni infette provenienti dagli allevamenti di Cataldo. Adesso, la sezione “Misure di prevenzione” del Tribunale di Palermo ha riabilitato l’ex veterinario deceduto, smontando pezzo per pezzo l’accusa di intestazione fittizia formulata dai pm, annullando il sequestro ordinato nel 2015 e ordinando la restituzione di conti, immobili e società agli eredi.

Secondo il giudice delle Misure di prevenzione – le intercettazioni telefoniche erano dirimenti per dimostrare che tra Giambruno e Cataldo – quest’ultimo già condannato per mafia –  c’era sì un rapporto societario, ma alla luce del sole. “In conclusione – scrive il giudice dopo aver passato in rassegna uno per uno tutti i beni e le società  – per quanto deprecabile possa apparire l’atteggiamento spregiudicato assunto dal Giambruno (non solo per il palese svolgimento di attività imprenditoriali nonostante il ruolo di pubblico funzionario, ma anche nell’intrattenere rapporti economici ed imprenditoriali con Cataldo), gli stessi non rivelano pure che il Giambruno si sia prestato a svolgere le funzioni di prestanome del Cataldo”.

“Semmai – si legge nel decreto – tutti gli elementi addotti a supporto della tesi accusatoria…si prestano ad una lettura alternativa che, specie alla luce degli ulteriori elementi dedotti dalla difesa, pare più plausibile, ridimensionando l’intero rapporto tra Giambruno e Cataldo a quello fra due soci e comunque finalizzato a progetti imprenditoriali e commerciali comuni”. “In sostanza – spiega l’avvocato Daniele Livreri, che difende i figli di Giambruno – il tribunale ritiene enormemente distante dalle emergenze delle indagini l’ipotesi di intestazione fittizia dei beni”. Dopo 4 anni, i beni torneranno agli eredi. Il veterinario era stato rimosso dall’incarico all’ASP. Altri suoi colleghi sono ancora sotto processo