Sea Watch: braccio di ferro fra l’Italia e Capitan Carola

La volitiva capitana della nave ONG Sea Watch, Carola Rackete, 36 anni, ha deciso di forzare il divieto d’ingresso nelle acque territoriali italiane ed ferma davanti al porto di Lampedusa. L’intenzione è quella di far sbarcare  i 42 migranti soccorsi al largo della Libia. Dopo 14 giorni di mare, in effetti, i migranti sono stremati. Sono ad un passo dalla riva ma non possono scendere. “So cosa rischio – ha detto ieri la comandante Carola – ma non ho scelta. I naufraghi sono allo stremo. Li porto in salvo”. Il ministro degli Interni, Matteo Salvini, ha ribadito invece la sua opposizione: “Non sbarcheranno, schiero la forza pubblica. Ora mi aspetto che qualcuno emetta un ordine di arresto. Sea Watch ha fatto la sua battaglia politica sulla pelle di 42 persone. In 15 giorni sarebbero arrivati in Olanda due volte. Hanno rifiutato i porti sicuri più vicini. Ong aiutano trafficanti di esseri umani”, scrive in un tweet. E in altri due sottolinea. “Non assecondo chi aiuta gli scafisti che con i soldi degli immigrati poi si comprano armi e droga”. E “non permetto che siano Ong straniere a dettare le leggi sui confini nazionali di un Paese come l’Italia”. E poi ancora: non possiamo far arrivare in Italia chiunque, le regole di un Paese sono una cosa seria. Le persone sulla Sea Watch non sono naufraghi, ma uomini e donne che pagano 3.000 dollari per andar via dal proprio Paese. In Italia stanno arrivando, in aereo, migliaia di migranti certificati che scappano dalla guerra. Spero che nelle ultime ore ci sia un giudice che affermi che all’interno di quella nave ci sono dei fuorilegge, prima fra tutti la Capitana. Se la nave viene sequestrata e l’equipaggio arrestato io sono contento”.

A Bruxelles, la Commissione europea è in contatto con gli Stati per distribuire le persone salvate.
Palazzo Chigi, intanto, ha avviato “iniziative formali” per verificare omissioni dell’Olanda, Stato di bandiera della nave.