Marsala, chiude ortopedia: ecco come è possibile evitarlo. Il parere dell’esperto

Una vicenda personale è alla base di questo (speriamo) ben dettagliato articolo che prende spunto dalla testimonianza diretta vissuta in prima linea da un noto professionista marsalese, uno stimato farmacista che ha avuto modo di “conoscere” da vicino quanto sta accadendo all’ospedale “Paolo Borsellino” e in modo particolare nel reparto di ortopedia e traumatologia. Il dottor Riccardo Lembo, questo il nome del farmacista, a causa dell’accidentale caduta della mamma e della fortuita rottura del femore della stessa, ha avuto modo di valutare da vicino sia la bravura dei medici che operano nel reparto che apprendere della preannunciata chiusura del reparto con conseguente trasferimento dei pazienti al “Vittorio Emanuele” di Castelvetrano. Una scelta che appare incomprensibile data l'”inferiorità” del nosocomio belicino in quanto privo degli standard abilitativi di Primo Livello che invece possiede l’ospedale marsalese. Lembo, da anni impegnato nel sociale (sua l’iniziativa durante la presidenza del Rotary Club di donare defibrillatori alla città) e particolarmente sensibile ai problemi sanitari, ha avanzato una possibile soluzione per scongiurare la temuta chiusura del reparto. Procediamo con ordine esponendo quanto sta accadendo quasi sotto silenzio nell’ospedale marsalese, una sorta di “Cattedrale nel deserto” che forse si tenta di “smontare”pezzo dopo pezzo per un non ancora meglio definito “arcano” strategico.

Da qualche giorno voci sempre più insistenti insistono sulla paventata chiusura del reparto di Ortopedia del nosocomio marsalese “Paolo Borsellino”, incomprensibile decisione che lascia interdetti visto e considerato che l’ospedale di contrada Cardilla come già sottolineato è considerato di I Livello ovvero abilitato a fornire,secondo gli innovativi standard di qualità, prestazioni importanti come accettazione, Pronto Soccorso, osservazione dell’ammalato e breve degenza, rianimazione, interventi chirurgici di medicina generale nonchè di ortopedia e traumatologia e anche terapia intensiva cardiologica. Bene, dopo aver sciorinato tutte le “qualità” di un Primo Livello, torniamo alla chiusura del reparto ospedaliero. La motivazione è che mancano i medici per sopperire ed affrontare le emergenze e gli interventi routine. Attualmente sono operativi 2 medici specialisti , Lo Duca e Martinico, oltre che Marchese, attualmente primario, il quale nonostante qualche problema di salute è comunque presente in reparto. Due ortopedici bastano per poter garantire le sedute operatorie e addirittura, fino ad adesso, i due professionisti sono riusciti a gestire interventi di emergenza che garantiscono un fatturato non indifferente all’azienda ospedaliera. E’ a tutti noto che ( facile sillogismo) gli interventi chirurgici prevedono un rimborso e dunque più soldi per l’azienda. Perchè dunque non spostare un medico in più presente in un altro reparto che possa così assicurare la “copertura” medica in ortopedia e scongiurare così la chiusura di una così importante corsia ospedaliera? ( Basterebbe fare una rampa di scale e tutto forse si risolverebbe)

Finora ha sopperito, per così dire, alla mancanza di questo medico, il personale infermieristico che ha garantito ( pur con mille sacrifici) la buona fruibilità del reparto. Perchè non si opta per una soluzione più semplice piuttosto che chiudere drasticamente e costringere a estenuanti spole fra Castelvetrano e Trapani sia pazienti che familiari assistenti? Il dottor Riccardo Lembo ha raccontato la sua vicenda personale e ha sollevato la possibile soluzione di un problema che forse tale non è anche se nasconde parecchi lati oscuri.

Proprio ieri pomeriggio in Consiglio Comunale si è affrontato l’argomento della chiusura del reparto. Il consigliere Giovanni Sinacori ha riferito dell’imminente chiusura prevista per il 16 luglio prossimo e ha ricordato quanto sia incredibile che “un’unità ospedaliera semplice come quella di Castelvetrano possa vantare 4 medici e una considerata di Primo Livello come quella marsalese, chiuda per la mancanza di un medico”. C’è qualcosa che non quadra nelle scelte organizzative della “nostra” Azienda Sanitaria.