Ue/migrazione: interrogazione parlamentare Lega su caso Sea Watch e Tunisia

Presentata la prima interrogazione scritta a firma Lega dagli europarlamentari Marco Zanni, Marco Campomenosi e Annalisa Tardino, volta a richiedere alla Commissione Europea una presa di posizione ufficiale delle Istituzioni Europee in grado di chiarire se la Tunisia vada considerata un porto sicuro.

Come noto, a seguito del caso della nave «Sea Watch 3», il Giudice per le indagini preliminari incaricato del fascicolo ha ritenuto di non convalidare l’arresto della comandante Carola Rackete, poiché la ‘Tunisia non poteva considerarsi un luogo che fornisse le garanzie fondamentali ai naufraghi’.

“L’interpretazione del Gip desta qualche perplessità, commenta Marco Campomenosi, capodelegazione della Lega al Parlamento Europeo, poiché la Tunisia oltre a rispettare tutti i criteri stabiliti dalle norme UE per essere definita un paese sicuro ha già, negli scorsi anni, riconosciuto un buon numero domande di asilo. Il paese, prosegue Campomenosi gode di buona reputazione da parte dell’Alto Commissariato delle Nazioni Uniti per i Rifugiati (UNHCR).”

“Il nostro intervento- commenta Annalisa Tardino, membro titolare della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (LIBE) del Parlamento europeo- è teso a chiarire se la Tunisia è un paese legittimato ad accogliere eventuali naufraghi soccorsi da organizzazioni private in acque internazionali o meno, ed ottenere una delucidazione in vista del lavoro legislativo che ci attende in questa legislatura”.

Dello stesso avviso il presidente leghista di Identità e Democrazia, Marco Zanni, che commenta: “La condizione della Tunisia viene strumentalizzata ogni giorno dalle Ong che si ostinano a fare rotta nei porti italiani violando le leggi del nostro governo. Non possiamo più lasciare la definizione di “porto sicuro” nelle mani dei soccorritori in mare o delle Procure”. “Con questa interrogazione – conclude Zanni – chiediamo a Bruxelles di mettere fine alla estemporaneità di certi giudizi per avere finalmente un quadro chiaro e incontrovertibile sullo status della Tunisia”.