Mafia dell’eolico, confiscati beni a Salvatore Santalucia: era in affari con Nicastri

La Corte di Cassazione ha stabilito con una sentenza definitiva la confisca del patrimonio da oltre 28 milioni di euro appartenenti a Salvatore Santalucia, imprenditore di Roccella Valdemone, ritenuto trait-d’union fra le cosche mafiose delle province di Messina e Catania che facevano affari nel settore dell’energia da fonti rinnovabili, ma anche con le attività collegate al movimento terra e alla produzione di cemento. Lo rendono noto la Direzione Investigativa Antimafia e la Procura di Messina. Santalucia durante il periodo 2003-2010 ha intrattenuto un rapporto di partnership con la società Eolo Costruzioni, impresa del Gruppo Nicastri, riconducibile al re dell’eolico Vito Nicastri, il quale, secondo gli organi inquirenti, sarebbe stato in stretti rapporti con il latitante castelvetranese Matteo Messina Denaro. A Nicastri è stato confiscato un patrimonio da oltre 1,5 miliardi di euro.

Le indagini sull’imprenditore Salvatore Santalucia sono state condotte dalla Dia e dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Messina, guidata da Maurizio De Lucia.

Nei suoi confronti erano stati effettuati tre sequestri patrimoniali, tra il dicembre 2015 e il marzo 2016, e un provvedimento di confisca di primo grado a maggio del 2017. Dalle indagini sarebbero emersi stretti legami di Santalucia con le famiglie mafiose “Santapaola” di Catania.