Marsala, scrive Alfredo Sparano (+verde): Sono preoccupato per il futuro dello Stagnone

È già da qualche anno che lo Stagnone è al centro della confusa discussione politica marsalese.
I social, sempre più cassa di risonanza, amplificano e, troppo spesso, distorcono il senso delle cose.
Parto dall’obiettivo, ambizioso e auspicabile, di uno dei gruppi che alimentano, autorevolmente, la discussione anche con azioni concrete affinché lo Stagnone possa entrare nella lista Unesco.
Ma cosa rende un “sito” degno di essere proclamato “PATRIMONIO MONDIALE DELL’UMANITA’”?
Si legge:
<<La Convenzione sul patrimonio mondiale dell’umanità, adottata dalla Conferenza generale dell’UNESCO il 16 novembre 1972, ha lo scopo di identificare e mantenere la lista di quei siti che rappresentano delle particolarità di eccezionale importanza da un punto di vista culturale o naturale>>

Quindi, cosa manca allo Stagnone affinchè lo si possa definire sito di eccezionale importanza da un punto di vista culturale o naturale?
Questa è la domanda cui dobbiamo dare risposta e soluzione!
Il valore “culturale” quello di certo non manca. Mozia, baricentro anche fisico dello Stagnone, di certo non farebbe fatica ad iscriversi nel prezioso elenco. Quindi è il punto di vista naturale che ci frega? È colpa sua, è lui la palla al piede che ci impedisce di essere Patrimonio Mondiale!!!
Dal punto di vista naturale, anche la vecchia spiaggia di marsala avrebbe avuto tutti gli attributi per considerarsi, oggi, patrimonio dell’Umanità. A chi non è mancato il respiro guardando le immagini aeree scattate negli anni 50’?
Tanti anni fa, purtroppo, l’ambientale non era così sentito, del resto è “concepibile” se pensiamo che la popolazione mondiale è quadruplicata negli ultimi 100 anni.
Un incalcolabile errore fu compiuto in quegli anni dai nostri padri, tocca a noi figli e ai nostri figli, che intanto si sono fatti grandi, impedire il reiterarsi degli stessi errori, altrimenti siamo destinati a scomparire.
Non è forse giunto il momento per fare il necessario salto di qualità?
L’amministrazione comunale si è auto esclusa già dalla soluzione dei cazebo ogni 100 metri.
Anche, recentemente, fattasi promotrice del progetto Aqua-Sal, l’Amministrazione insieme a Legambiente, non ha raccolto il consenso dei gruppi di opposizione.
L’attacco frontale di questi ultimi, all’apparenza unanime, avvenuto durante la presentazione del progetto, si è svelato del tutto eterogeneo e confuso nella successiva riunione organizzata dagli stessi  sul bellissimo Bastione San Francesco.
Ne è emersa una sostanziale divergenza di indirizzo e la assoluta mancanza della necessaria visione per condurre la Riserva Naturale dello Stagnone nel futuro che ci attende.
Nella interessantissima monografia “Lo Stagnone di Marsala” edita da Il Vomere, la cosa che mi ha subito colpito positivamente è il sottotitolo -Risorsa Naturale e Paesaggistica per un’Economia Sostenibile- nel sommario si legge anche:
“Di estrema importanza è il ruolo che questo ecosistema lagunare svolge nell’equilibrio del comprensorio in cui ricade, non solo sotto l’aspetto naturalistico, scientifico, culturale e ricreativo, ma anche dal punto di vista economico, potendo costituire, nel rispetto dell’ambiente, un’area ideale per lo sviluppo di un turismo naturalistico e di insediamenti di maricoltura con criteri di gestione sostenibile da affiancare alla salicoltura”
Per maggiore approfondimento, riporto di seguito l’etimologia di alcune parole che si leggono nel testo e da cui non possiamo assolutamente prescindere se guardiamo al futuro così come auspicabile.
-maricoltura, turismo naturalistico ed ecosistema:
– maricoltura Settore dell’acquacoltura riferito alla produzione di organismi acquatici (alghe, molluschi, crostacei, pesci) in ambiente marino..” [Treccani]
– turismo sostenibile Strategia che tende a armonizzare i flussi turistici con il rispetto dell’ecosistema. [Treccani]
– ecosistema Unità funzionale fondamentale in ecologia: è l’insieme degli organismi viventi e delle sostanze non viventi con le quali i primi stabiliscono uno scambio di materiali e di energia, in un’area delimitata, per es. un lago, un prato, un bosco ecc. [Treccani]
Eppure, se proviamo a mettere in linea quanto emerge dallo scritto con quanto ripetuto durante le due riunioni, è evidente che la cosa si fa ardua.
Allora cos’è che non quadra?
I rappresentanti, le parti politiche, hanno fatto il loro mestiere, sfruttare la corrente, con una proposta che francamente fa riflettere e non poco. Faccio veramente fatica a credere sia possibile un tale miracolo. Forse, pensandoci bene, è la forzatura necessaria per mettere le mani sulla piccola isola di Scola, un teatro a cielo aperto, è questo l’intento che raccontano. Ma siamo proprio sicuri o è il solito paravento dietro cui si nasconde l’ennesimo disco-pab di cui lo stagnone si stà riempiendo e di cui è già piena la Città?
Fortunatamente non sono il solo ad essere sfavorevole alla gestione in capo al Comune, anche il rappresentante ambientalista si è dichiarato contrario, anzi doppiamente contrario, è contro il progetto ed è contro l’acquisizione delle competenze di gestione della “Riserva Naturale Orientata -Stagnone-” adesso in capo al Consorzio dei Comuni che ha, di fatto, i piedi nel cemento e lo si capisce da come a ripristinato i pontili.
Allora cos’è che non va in questo progetto?
Qualcuno lo dice forte e chiaro, ingenuamente ma lo dice. “i fondi pubblici non devono finanziare attività private”. Allora è questo il problema! Come si dice da queste parti -‘o solito semo-.
Lo sguardo non supera il naso!!!
Precipitiamo continuamente nei soliti loop che frenano lo sviluppo. Gli uni contro gli altri in una secolare battaglia che ha reso questo angolo di mondo distante dal mondo. Una barca dove tutti remano a proprio favore rendendo impossibile l’avanzare di un programma di riqualificazione Ambientale del territorio!
Piuttosto che patrimonio dell’umanità sembra di assistere alla lotta tra chi ne vuole fare il proprio di patrimonio. È questo il vero problema “‘o solito”, lo stagnone come ultima spiaggia per fare business. Sia ben chiaro, non sono assolutamente contrario al business, tuttavia, è il principale colpevole del disfacimento naturalistico dello Stagnone e non solo.
Di qualche giorno fa la notizia, indiscutibilmente positiva, del finanziamento per la realizzazione della prima pista ciclabile che, guarda caso, afferisce allo Stagnone. Solita cassa di risonanza social artatamente alimentata con l’ausilio di qualche immagine virtuale e poi il nulla. Anche in questo caso -“’o solito”-. La pista ciclabile calerà dall’alto e ce la faremo piacere così come sua grazia ha determinato. Mi spiace ma non è così che funziona, qualsiasi opera destinata a trasformare definitivamente il paesaggio, se pur per finalità positive, va condivisa con la collettività e non prima di averla inserita in un quadro di riferimento programmatico. Insomma, la pista ciclabile è la vera opportunità, dobbiamo lavorare tutti a questo progetto affinché diventi il volano da cui dovrà scaturire il futuro dello Stagnone.
Uno Stagnone pedonale e ciclabile.
Uno Stagnone dove al traffico automobilistico si prediliga il traffico pedonale.
Uno Stagnone dove non sia necessario tagliare i canneti per favorire il traffico veicolare o per meglio vedere il paesaggio comodamente seduti nella propria autovettura.
Per dirla chiaramente, lo Stagnone del futuro, almeno secondo la visione mia e sono certo di tanti altri, fa paura proprio a coloro che renderanno difficile il cammino che ci separa dal dorato Podio.

Alfredo Sparano
Presidente Comitato “+’ verde”