Intervista a Miguel Sánchez-Moreno: dalla fama mondiale all’amore per Marsala

Di seguito riportiamo una intervista a noi rilasciata da Miguel Sánchez-Moreno, Tenore di rilevanza mondiale innamorato della Città di Marsala. La sua è la storia di un vero viaggiatore, uno di quegli uomini che semina arte in ogni luogo che visita. “Il repertorio italiano è il segreto”, dice. Ci auguriamo di mantenerlo.

Iniziamo, com’è giusto che sia, delle origini. Da dove e come è iniziata la sua carriera?

Partiamo dal fatto che per un venezuelano è molto più difficile fare carriera che per un europeo o per un ragazzo che nasce a New York. Sono nato in un paesino che si chiama Tinaquillo e non sapevo di avere una così spiccata dote canore, fino a quando sono stato scoperto da un prete spagnolo nella mia città a seguito di un involontario “Do di petto”. Il prete, che era anche un grande appassionato di musica, si voltò sbalordito tanto da farmi pensare che si fosse infastidito per una nota presa male. In realtà si avviniò subito e mi chiese quale fosse il motivo di quella voce così potente. Sei mesi dopo iniziai a cantare e vinsi le audizioni per La Tosca in Venezuela e otto mesi dopo vinsi la competizione Pavarotti a Philadelphia; qui conobbi personalmente Luciano Pavarotti e fu lui che mi ha disse dove andare per continuare a studiare sottolineandomi che molti ragazzi andavano in Europa per migliorarsi mentre io sarei dovuto tornare al mio paesino dove non vi erano opportunità, allora mi fece il nome di Luis Quillico consigliandomi di contattarlo. Ho studiato anche con Giangiacomo Guelfi, Benito Maresca, grandi cantanti che mi hanno dato ottimi consigli tecnici. Ciò che mi colpì particolarmente delle parole di Pavarotti fu che, secondo lui, io ero nato con uno strumento molto raro, cioè quello di essere un tenore drammatico e una voce così nasce ogni cinquant’anni. Infatti la gente quando mi ascolta pensa che io sia un baritono ma io sono un tenore. Dopo queste esperienze ho detto a mia madre che sentivo la necessità di andarmene e con sua grande sorpresa scelsi il Canada dove avrei studiato e avrei potuto migliorarmi tecnicamente.

Come mai la scelta è ricaduta sul Canada?

Ho scelto il Canada perchè Pavarotti mi presentò a Luis Quillico e feci le audizioni per una borsa di studio in Canada, riuscendo ad ottenerla. Allora mi hanno diedero questa borsa di studio, ma la tenni soltanto per pochi mesi perché da subito iniziai a guadagnare nei concerti tramite la comunità italiana di Toronto. Da giovanissimo ho cantato con Narciso Parigi, Nilla Pizzi, Aureliano Fierro visto che si svolgevano concerti alla presenza di centinaia di migliaia di italiani. Da quegli anni ho iniziato a concentrarmi sulla tecnica perché chi si occupa d’Opera deve avere una ottima tecnica capace di oltrepassare l’orchestra. Per fare questo sin da giovani bisogna essere molto maturi.

Che cosa rappresenta ancora oggi l’Italia nel mondo della lirica?

L’Italia per tutti i cantanti lirici, coreani, cinesi, giapponesi, autraliani, americani, inglesi o russi è il sogno.Questo perchè qui è nata l’opera, qui è nato il melodramma e tutti vogliono cantare Verdi o Puccini e l’ambizione di ognuno di noi è quella di imparare la tecnica proprio dove si è originata l’Opera. Ciò avviene in primis per la lingua perché chi canta bene in italiano già è in vantaggio.

Nella sua carriera qual è stato il momento per più importante e formativo ?

Quello più importante da un punto di vista affettivo fu sicuramente il mio debutto a Denver, in Colorado, cantando l’Aida, che è un’opera che i grandi generalmente cantavano per ritirarsi. Io ero nato per cantare questa opera e mi scelsero per un così grande debutto preferendomi ad altri splendidi cantanti. Altro episodio fondamentale per la mia formazione, sempre cantando l’Aida, fu il mio ritorno in Venezuela insieme a Lando Bartolini. Quella fu per me una conferma, tra l’altro proprio nel mio paese, della carriera che avevo fatto.

Questo filo rosso che la lega alla Sicilia e a Marsala quando e come nasce?

Qui in Sicilia moltissime cose mi ricordano i venezuelani. I marsalesi li trovo stupendi e penso che questa città abbia una enorme potenzialità. Marsala ha veramente tutto e io, che ho lavorato e cantato in giro per il mondo nonché nelle crociere, dico che non esiste un luogo turisticamente migliore di Marsala. Purtroppo credo che non sia mai stata valorizzata come merita. Sono venuto qui perché un mio allievo palermitano, sposato con una ragazza di Marsala, mi disse di venire poiché stavo avendo problemi con il Teatro Alla Scala di Milano a causa di alcune problematiche interne. La prima a venire fu mia moglie, la quale mi disse che questo posto era bellissimo, quindi dopo qualche settimana decisi di venire a Marsala. Ricordo che quando passeggiai per la prima volta sul lungomare pensai che questa fosse veramente una città stupenda tanto che talvolta mi perdevo appositamente per le stradine e restavo incantato a scoprire le chiese e le meraviglie nascoste. A proposito di Marsala, penso che i miei amici più importanti siano per lo più marsalesi nonostante io abbia cantato in tutto il mondo. Infatti molte volte dico che se dovessi lasciare Marsala sarà soltanto perché andrò via dall’Italia. Oggi vi è una grossa possibilità di andare a Porto, sto ancora riflettendo in merito ma anche se dovessi andare via da qui mi adopererò per creare un collegamento artisticamente importante con Marsala. Tra l’altro qui avevo già cantato molti anni fa e ricordo che quella volta l’aereo atterrò in ritardo da Palermo tanto che appena arrivai in teatro lo spettacolo era già cominciato ma per fortuna riuscì ad esibirmi. La cosa buffa è che quando venni e vivere qui non ricordavo di aver cantato a Marsala perché la vidi soltanto per una notte e me ne ricordai vedendo il Complesso di San Pietro.

Ha accennato ad un possibile futuro in Portogallo, cosa pensa di fare ?

Questa cosa del Portogallo mi interessa perché in Italia sta diventando dura cantare e, mi chiedo anche io il perché, questo Paese sta abbandonando l’Opera. Quindi credo che accetterò questa offerta ma vorrei fare da ponte per creare qualcosa qui. In ogni caso tengo a sottolineare che non lascerò mai completamente Marsala.

Cosa consiglierebbe a chi vuole intraprendere la strada del canto lirico oggi ?

Il repertorio italiano è il segreto, cantare all’italiana è il segreto; ma c’è una cosa che noto nei giovani italiani, cioè quella di voler fare tutto e subito. Un tenore a 22 o 23 anni non si deve considerare un artista completo poiché ancora non possiede una piena maturità fisica e vocale. L’Opera si studia lentamente e lo strumento si conosce con molta pazienza perché l’Opera è molto complessa e va seguita con i giusti tempi. Quindi non bisogna avere premura perché non si canta soltanto con le attitudini naturali. Un’altra cosa che voglio dire è che questa Città e la Sicilia produce incredibili talenti e questo avviene, a mio parere, perché il dialetto siciliano è spontaneo e libero. Basta sentire le voci dei venditori di pesce nei mercati, se cantassero sarebbe una cosa stupenda.

(Achille Sammartano)