Pescatori ecologici per la pulizia del mare. OdG Bandiera in Commissione Politiche Agricole

“Il recupero della plastica in mare va concretamente
incentivato”. E’ questa la proposta del Governo Musumeci che ha già ottenuto, su richiesta dell’Assessore regionale per la Pesca Mediterranea, Edy Bandiera, l’inserimento, al primo punto dell’ordine del giorno della seduta della Commissione Politiche Agricole, che avrà luogo sabato 19 ottobre a Mazara del Vallo, in occasione dell’ottava edizione del Blue Sea Land. L’ingente presenza di rifiuti in ambiente marino è divenuta una vera e propria emergenza, basti pensare che secondo un recente monitoraggio dell’ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) sulla qualità dei nostri mari, il 77% dei rifiuti è costituito da plastica. Su questo fronte il Governo Musumeci non è nuovo ad iniziative per la pulizia del mare. Infatti ha già utilizzato le risorse del FEAMP (Fondo Europeo per gli Affari Marittimi e la Pesca) a valere sulla Misura 1.40 per sostenere i progetti volti al recupero e al successivo smaltimento dei rifiuti marini e degli attrezzi da pesca abbandonati ad opera dei pescatori. Misura per la quale è stato messo a bando 1 milione e 800 mila euro e sono in corso di emissione i decreti di finanziamento ai partenariati pubblico – privati beneficiari (Cogepa e comuni).  “Il pescatore è il primo portatore d’interesse verso la tutela del mare – afferma Bandiera – e può, se opportunamente incentivato, accompagnare le operazioni di pesca con la ripulitura del mare dalla plastica e da tutti gli oggetti inquinanti”. La Commissione Politiche Agricole avrà modo di esprimersi sulla proposta della Regione Siciliana che prefigura l’intervento dell’Unione Europea per promuovere l’adozione di misure di compensazione di carattere finanziario ai “pescatori ecologici” attraverso le misure del FEAMP 2021-2027.  “Ai pescatori, secondo Bandiera, può essere affidato un nuovo ruolo: riportare a terra i rifiuti che finisco nelle loro reti. Fino ad oggi sono stati quasi costretti a rilasciarli in mare sia perché rischiano il reato di trasporto illecito di rifiuti, sia perché sarebbero gravati del costo dello smaltimento”.