venerdì, Dicembre 2, 2022
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Marsala 2020, Diego Maggio: “Ecco perchè mi candido”

L’avvocato Diego Maggio è stato il primo, già nel novembre dello scorso anno, a proporre la sua candidatura alla carica di Sindaco per le prossime amministrative che avranno luogo a Marsala nel 2020.

64 anni, per oltre vent’anni Dirigente della Provincia Regionale di Trapani, ora in pensione, scrittore, per 30 anni consigliere delegato del Consorzio Tutela Vino Marsala  e della FederVini/Sicilia e tutt’ora Presidente dei Paladini di Sicilia e vicePresidente nazionale dei Giuristi del Vino, Diego Maggio non ha perso tempo e ha deciso di mettere in chiaro fin da subito le sue intenzioni come candidato Sindaco.

Avvocato Maggio, come è nata la sua candidatura?

Non ho mai vissuto di politica, ma la amo. Sento una vocazione alla città, alle vicende delle donne e degli uomini che vivono qui. Marsala soggiace, inconsapevolmente, ad un sottosviluppo pilotato: un sistema che ha interesse a mantenere la città nel bisogno. Sono stanco di sentire parlare, da 50 anni, di “potenzialità”. E’ un concetto che mortifica ed opprime. Voglio dedicare ora tutte le mie energie alla nostra città. Se eletto, sarò un Sindaco a tempo pieno, 365 giorni all’anno, per tutti i marsalesi e per tutti i cinque anni. Sono consapevole del fatto che tanti progetti necessitano di tempistiche più lunghe ma ci lavoreremo per tutto il quinquennio che verrà. Il mio vuole essere un gesto di umiltà. C’è chi recita amore per Marsala e chi lo pratica. Vorrei che la nostra città volasse alto, che diventassimo “visionari”, che avessimo cioè una visione del presente proiettata nel futuro.

La sua è una candidatura civica…

Lo è e lo rimarrà. La mia candidatura non ha simboli politici. Ho le mie idee e non le nascondo. Sono cattolico ma sono anche convinto della laicità della politica. Altre candidature sono state partorite da bacini politici. Questo dovrebbe far riflettere i cittadini: da dove nascono le candidature? Da gruppi di potere? Da tavoli più o meno cromatici? Cosa c’è sotto il vestito? Dovremmo sempre domandarci se ci sono interessi economici o se chi magari, provenendo da un’attività privata e quindi abituato a pensare al proprio pur legittimo interesse, sia in grado di porsi nell’ottica del bene pubblico. Ed ancora, quali esperienze un candidato può mettere in campo? E’ credibile chi vive solo di gettoni di presenza e non ha mai lavorato?

Lei ritiene che le sue esperienze precedenti, la sua carriera e i ruoli occupati nel tempo, potrebbero fare la differenza?

Credo di averne i requisiti. Non voglio dire che sono l’unico titolato a farl ma soltanto che ho la coscienza a posto: ritengo di avere un bagaglio di esperienze che mi piacerebbe mettere a servizio della città se i cittadini lo vorranno.

Fin da giovane mi sono occupato di solidarietà sociale. Da ragazzo frequentavo l’Oratorio dei Salesiani e sono stato dirigente provinciale del Movimento Giovanile Democristiano. Mi sono anche occupato di giornalismo: scrivevo, insieme ad altri, nel giornale “Nuovi Orizzonti” (diretto dal mio indimenticabile amico Nino Culicchia) e ne “Il Vomere” della benemerita famiglia Rubino. E quando nel ‘76 sono nate le prime emittenti libere, io c’ero e ci lavoravo. Negli anni ’90 sono stato presidente del Quartiere Porto-Garibaldi. Non ho mai voluto candidarmi al Consiglio Comunale. Nel ’96 ho sfiorato per 400 voti l’elezione al Senato. Candidato nella lista dell’Ulivo, ho ottenuto 41.104 preferenze.  Ho sempre amato la professione di avvocato. Nel 1997 ho vinto il concorso a titoli per Dirigente Cassazionista dell’Avvocatura Provinciale. Ho fatto il mio lavoro – anche da Dirigente “multitasking” in provincia per 21 anni – con serietà e attenzione per tutto il territorio.

Da Dirigente della Provincia, ad esempio, riuscendo a distribuire ai Comuni parte dei 5 milioni arrivati alla Provincia quale rimborso per i danni patiti dal territorio in conseguenza della chiusura forzata nel 2011 dell’aeroporto per la guerra in Libia, ho adottato io il provvedimento che ha permesso al Comune di Marsala di completare la realizzazione dell’attuale Monumento ai Mille. Porta la mia firma anche la Determinazione amministrativa che ha ora fruito del finanziamento di 10 milioni di euro per due nuove scuole marsalesi – il Commerciale e il Professionale  – che saranno realizzate su progetti elaborati dall’Ufficio Edilizia Scolastica della Provincia.

Cosa vorrebbe fare per Marsala?

I progetti sono tanti. Le direttrici su cui lavorare per uscire dal sottosviluppo e puntare ad essere una città europea al Sud sono tre: sociale, culturale ed economico. Non possiamo sottrarci al dovere morale e civico di dare priorità alle aree più fragili. La povertà è un problema reale e poco conosciuto. Vorrei tra le altre cose istituire – aderendo alle importanti proposte del Comitato “Marsala Solidale” – un “Pronto soccorso sociale”. Vorrei pure che Marsala tornasse ad essere leader nell’imprenditoria, far risalire il reddito pro-capite e bloccare l’emorragia dei giovani che lasciano la città. La rinascita passa anche dalle borgate e dalla valorizzazione degli spazi rurali. I turisti che arrivano devono poter trovare attrattive, pulizia, infrastrutture. Marsala deve anche fare marketing puntando sulla sua posizione di città costiera e abbiamo bisogno di un porto degno, polifunzionale e comprendente anche un approdo turistico. In questi prossimi mesi cercherò di spiegarvi più nel dettaglio le mie proposte.

Faccio appello alla coscienza dei marsalesi affinché questa offerta della mia persona venga valutata. Ci tengo a sottolineare che non mi interessano altre competizioni elettorali.

Cosa non le piace della Marsala di oggi?

Il degrado verso cui ci siamo assuefatti. Quando parlo di degrado, intendo aspetti diversi: dalle erbacce nei marciapiedi allo stato in cui versa la colmata, alla permanenza dei ruderi del bombardamento nel centro storico. Da un maggiore decoro potrebbero nascere molte cose positive.

Una delle sue maggiori passioni è la promozione di Marsala e delle sue eccellenze enologiche. Ritiene che questo possa essere un punto da cui partire?

Conosco a fondo il mondo del vino. Dal 1986 allo scorso anno, sono stato consigliere delegato del Consorzio di Tutela del Vino Marsala e FederVini Regionale. Sono stato sempre un promotore del nostro vino nel mondo.  Ho investito in questo tantissime energie, attingendo spesso anche alle mie risorse economiche, per il solo piacere di spendermi a favore della mia terra. Abbiamo avuto, nel 1931, la prima d.o.c. d’Italia. Perché non abbiamo ancora un Ente Fiera e un Museo del Vino? La Strada del Vino Marsala-Terre d’Occidente sta facendo un ottimo lavoro di promozione e programmazione. Va sostenuto l’impegno aggregativo del suo ottimo presidente, Salvatore Lombardo, che deve portare alla reviviscenza del Consorzio di Tutela del vino Marsala. Questo nostro territorio, ancora circondato dal mare verde dei vigneti e dal biancore delle saline, costituisce un esempio eccezionale di paesaggio. Dobbiamo valorizzarlo.

Lei ha parlato della creazione di un Assessorato al problem solving. Cosa intende?

Prima di tutto, intendo istituire nuovamente la figura del Difensore Civico, chiamato a intervenire a difesa dei cittadini nei casi di grandi disservizi o discriminazioni. Ma non basta: voglio creare un “Assessorato alla soluzione dei problemi” che sia l’interfaccia immediata tra amministrazione e cittadini che, h24, devono poter trovare non solo uno sportello o un numero verde ma una soluzione pratica al loro problema contingente. Questo va oltre l’operatività degli uffici che devono comunque poter funzionare in modo trasparente, venendo incontro alle esigenze dei cittadini. Quest’Assessorato è qualcosa di più: una maggiore assicurazione del fatto che si vuole annullare il divario fra amministrazione e cittadino.

Propongo inoltre la creazione del “Garante delle persone in difficoltà”: una persona super partes che tuteli le persone che non possono sopperire da sole ai bisogni emergenti, i poveri veri, che non hanno materialmente i mezzi di sussistenza, ma anche per chi soffre di privazioni fisiche o disabilità, anziani che non hanno ricovero, assistenza o sostegno. Tutti loro devono trovare nel Garante una figura istituzionale, individuata tra le persone che si sono distinte per una reale operatività o propensione verso il sociale.

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