Miccichè: “Padre Pintacuda uomo colto, intelligente e controverso”

“Spesso mi sono chiesto: se fosse ancora in vita, il gesuita padre Ennio Pintacuda penserebbe ancora che il sospetto è l’anticamera della verità? Dai tempi in cui questo aforisma fu forgiato – ne litigarono a lungo la paternità con Leoluca Orlando – di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia. Nell’era post ideologica che stiamo vivendo, padre Pintacuda la penserebbe ancora così? Probabilmente, no. Era un prete, un intellettuale, un uomo molto intelligente e controverso per rimanere legato ad un cliché”. Così il presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Gianfranco Miccichè, durante il convegno “Il sospetto è l’anticamera della post verità”, organizzato dalla Libera Università della politica. 

“E, infatti, padre Pintacuda non ebbe alcuna remora ad accettare la mia proposta di presiedere il Cerisdi che sotto la sua guida, arrivò a vette mai raggiunte prima, nel campo della formazione post-universitaria – ha detto il presidente -. Castello Utveggio fu per diversi anni meta di studenti, vincitori di borse di studio, provenienti dal Nord Africa per frequentare master che li avrebbero proiettati ai vertici della classe dirigente dei Paesi di provenienza. Aveva compreso con parecchio anticipo che bisognava aiutare quelle popolazioni a crescere nei loro territori, per evitare bibliche migrazioni. Trascorrevamo ore intere a discutere di sviluppo dell’area del Mediterraneo e delle strategie per attuarlo”.

“Probabilmente – ha aggiunto Miccichè – padre Pintacuda, cambierebbe opinione anche sul “trasversalismo” del quale si servì per mettere in crisi il sistema politico che imperversava tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta. In Sicilia, soprattutto al Comune di Palermo, i vecchi schemi saltarono ancora prima che a Milano scattasse l’inchiesta giudiziaria di Mani Pulite, che portò all’azzeramento del sistema politico della cosiddetta Prima Repubblica. Fu uno degli artefici del movimento antimafia. Un movimento che fin dall’inizio, come gli ripetevo spesso, veniva strumentalizzato dalla politica”.

“Padre Pintacuda, non ebbe alcun timore ad incrociare le armi con l’allora presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, che lo definì “fanatico” e “moderno Torquemada” – ha sottolineato -. Si potrebbe parlare per ore di questo gesuita, che anche all’interno della Compagnia di Gesù ebbe detrattori e sostenitori. Come dimenticare le sue polemiche con padre Bartolomeo Sorge inviato a Palermo a dirigere il centro di formazione politica “Pedro Arrupe”, dopo le sue dimissioni da direttore della rivista dei gesuiti Civiltà Cattolica?”

“Padre Pintacuda fu un gesuita, un prete, che incise molto sul cambiamento culturale e politico del suo tempo. Probabilmente, oggi ci sarebbe ancora bisogno della sua stimolante presenza”, ha concluso Miccichè. 

Al convegno sono intervenuti, tra gli altri, padre Francesco Beneduce, rettore del Pontificio seminario campano Interregionale, Michele Salamone, presidente della Libera Università della politica e lo scrittore Pasquale Hamel. Ha coordinato i lavori Pietro Luigi Matta, vicepresidente della Libera Università della politica.