Palermo,Museo Pasqualino: “Eredita’ immateriali” seminari e performance

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Richiamando la Convenzione Unesco del 2003 per la Salvaguardia del patrimonio culturale immateriale, il Museo internazionale delle marionette Antonio Pasqualino e l’Associazione Folkstudio, in collaborazione con la Fondazione Ignazio Buttitta, organizzano due giornate dedicate al patrimonio culturale immateriale italiano a cui prenderanno parte studiosi e rappresentanti delle pratiche tradizionali dell’opera dei pupi siciliana, del canto a tenore sardo e dei cantastorie ciechi di Catania.

Venerdì, 13 dicembre

ore 17.00 Spettacolo di Opera dei pupi

ore 18.00 SeminarioIl patrimonio immateriale italiano

Intervengono: Sergio Bonanzinga, Ignazio E. Buttitta, Ignazio Macchiarella, Rosario Perricone

Sabato, 14 dicembre

ore 17.00 Spettacolo di Opera dei pupi

ore 18.00 Conferenza introduttiva di Sergio Bonanzinga La tradizione dei cantastorie ciechi nella Sicilia orientale

Partecipano: Ignazio E. Buttitta, Giuseppe Giordano, Rosario Perricone

ore 19.00 Novena dei Nanareddi di Catania

ore 21.00 Concerto del Tenore Supramonte di Orgosolo

L’opera dei pupi è il teatro tradizionale siciliano delle marionette. Risalente al 1800, ha riscosso enorme successo presso i ceti popolari ed è considerato uno degli esempi più significativi della memoria storica e dell’identità culturale della Sicilia tanto da essere proclamata dall’UNESCO nel 2001 Capolavoro del Patrimonio orale e immateriale dell’umanità. I pupi si differenziano dalle altre marionette per il repertorio, prevalentemente incentrato sull’epica cavalleresca, la meccanica, lo stile figurativo, l’organizzazione scenica e il tipo di recitazione.

Quella del canto a tenore è una pratica musicale molto importante per la vita sociale di alcune comunità sarde. Una pratica frequente che simbolizza pensieri e prassi politiche, sociali, culturali dei protagonisti, siano essi esecutori o ascoltatori. Attraverso tale pratica molte persone comunicano fra di loro, manifestano bisogni e istanze della vita contemporanea, rappresentano identità e modi di stare insieme, di interagire reciprocamente, di pensare se stessi e il mondo intorno, rinsaldano la filiazione con il passato rispondendo, nel contempo, alle sfide dei nostri giorni. Nel corso del seminario, in collaborazione de su Tenore Sopramonte de Orgosolo, si ragionerà sull’attualità di un fare musica erroneamente pensato come semplice retaggio del passato.

I suonatori-cantori ambulanti specializzati nel repertorio sacro venivano chiamati orbi perché coloro che intraprendevano questa singolare professione erano in prevalenza ciechi. Di norma si esibivano in coppia suonando il violino e il citarruni (bassetto a tre corde o violoncello) o la chitarra. Le denominazioni ninnariddari o nannareddi, ovvero suonatori di ninnareddi nannareddi (tradizionali sonate legate alla celebrazione del Natale), e nuviniddaru (lett. ‘novenatore’) pongono in relazione questi musici con le principali occasioni del loro operare, appunto le novene (nuveni) che si svolgevano lungo tutto l’arco dell’anno presso le abitazioni dei devoti (parrucciani) e che culminavano in quella più richiesta e meglio retribuita: la novena di Natale.

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