Senza stipendio da 57 mesi: quale soluzione per i dipendenti della Casa di Riposo Giovanni XXIII?

Si è tornato in questi giorni a parlare della difficile situazione della Casa di Riposo Giovanni XXIII di Marsala. Con ben 57 mensilità non percepite, la situazione è diventata per i lavoratori molto pesante da sopportare.

Due giorni fa il Consiglio Comunale ha affrontato la questione alla presenza degli stessi lavoratori che hanno raccontato il loro dramma e il percorso fatto finora per cercare di arrivare ad una soluzione. Dall’incontro è emerso che da giugno ad oggi si sono svolti tre incontri in Prefettura, alla presenza dei rappresenti del Comune, dell’IPAB e del Prefetto, di cui il Consiglio Comunale non era ancora stato messo a conoscenza.

In merito alle soluzioni, è tutto ancora nel campo delle ipotesi.

Una delle proposte, avanzata dal commissario dell’IPAB Giovanni XXIII, Antonino Angileri è quella di una possibile convenzione con una cooperativa che possa prendere in gestione la casa di riposo. Sembrerebbe  che ci possa già essere una cooperativa interessata.

In relazione a tale prospettiva, il Comune ha fatto un atto d’indirizzo per redigere e pubblicare una manifestazione d’interesse, rivolta alle cooperative che ne hanno i requisiti, per chiedere loro la disponibilità ad una eventuale soluzione di questo genere.

La cooperativa che prenderebbe in gestione la casa di riposo dovrebbe sottostare però a dei vincoli: da un lato, il rientro degli anziani che allo stato attuale sono stati spostati in altre strutture sparse nella provincia e, dall’altro, l’assunzione dei 9 lavoratori dell’IPAB Giovanni XXIII.

Su una soluzione di questo tipo però non c’è la certezza di trovare un accordo sia per i vincoli posti sia perché non è certo che i lavoratori, ad oggi dipendenti pubblici, siano disposti a transitare all’interno della cooperativa.

Un’altra proposta è stata avanzata da Nicola Del Serro, segretario provinciale dell’Unione Sindacale  di Base. Secondo Del Serro, si potrebbe sfruttare l’articolo 14 del Contratto Collettivo Nazionale 2002/2012.

L’articolo prevede che “gli enti locali possono utilizzare, con il consenso degli interessati, personale assegnato da altri enti cui si applica il CCNL per periodi predeterminati e per una parte del tempo di lavoro d’obbligo mediante convenzione e previo assenso dell’ente di appartenenza”.

In sostanza l’art. 14 dà agli Enti la possibilità di fare delle convenzioni a tempo parziale per utilizzare i lavoratori dell’IPAB  con altri incarichi.

L’IPAB avrebbe dovuto ricevere dal Comune dei contributi annui che non sono stati versati. Secondo la proposta del sindacato, queste somme potrebbero essere utilizzate per pagare direttamente gli stipendi ai lavoratori con la formula sopra descritta.

Alla luce delle proposte avanzate, le parti interessate si sono date appuntamento al 10 gennaio per capire come muoversi.

In questo arco di tempo, il Comune dovrebbe pubblicare la manifestazione d’interesse rivolta alle cooperative e si dovrebbe quindi sapere se c’è effettivamente una di esse interessata ad assumersi la gestione della casa di riposo marsalese. Nel frattempo dovranno comunque essere vagliate anche ipotesi alternative, come appunto l’art. 14 del CCNL, o anche l’ipotesi di un passaggio di alcuni lavoratoti all’ASP, strada però di più difficile attuazione.

C’è anche da evidenziare che nel giro di pochi anni, 3 o 4 degli attuali 9 dipendenti dell’IPAB arriveranno all’età pensionabile. I dipendenti in carico all’IPAB dunque diminuirebbero ulteriormente.

Ieri era stata convocata una seconda seduta del Consiglio Comunale che aveva invitato l’amministrazione a dare chiarimenti in merito a quello che sta facendo per risolvere la questione.

Ma la seduta non si è svolta perché è mancato il numero legale.  Né del resto si è presentata l’amministrazione comunale.

E’ sempre maggiore intanto la rabbia dei lavoratori, esasperati per la mancanza dello stipendio da quasi cinque anni con tutte le difficoltà che questo comporta nella vita quotidiana.

La soluzione purtroppo, senza una riforma regionale degli IPAB, non è semplice.

L’IPAB di Marsala, ad esempio, ha accumulato nel tempo beni provenienti da donazioni dalla cui vendita o affitto si potrebbero recuperare somme che permetterebbero di agevolare l’attuale situazione.