Diventerà Bellissima Marsala lancia delle proposte per il rilancio della vitivinicoltura siciliana

La Sicilia con 98.992 ettari (dati Agea/Inventario Vitivinicolo 2017) ed una incidenza del 15,2% sulla superficie vitata nazionale, è la regione italiana con maggiore superficie vitata, seguita da Veneto (89,6 migliaia di ha ed una quota del 13,7%) e Puglia (87,3 migliaia di ha ed una quota del 13,4%). Esaminando l’evoluzione negli anni della consistenza numerica delle superfici vitate, vediamo che il “Vigneto Sicilia” dal 2010 è andato diminuendo e, nel 2016, per la prima volta, è sceso sotto la soglia dei 100.000 ettari, per poi continuare a diminuire nel 2017; nel 2000 la superficie a vigneto era di circa 138.000 ettari. Le varietà coltivate più diffuse sono in ordine di superficie coltivata: Catarratto bianco comune (19%), Nero d’Avola (15%), Catarratto bianco lucido (13%), Grillo (7%), Syrah (6%), Inzolia (5%), ecc. Secondo gli ultimi dati disponibili (2017) la Sicilia è la quarta regione italiana per produzione di vino e mosto con una incidenza del 9% sulla produzione totale nazionale, preceduta da Veneto (21%), Puglia (19%) ed Emilia Romagna (17%). Sebbene la Sicilia sia la regione con maggiore superficie ad uva da vino, poi scende al quarto posto per quanto concerne i quantitativi di vino e mosto prodotti. Se esaminiamo la suddivisione della produzione di vino e mosto regionale suddivisa per Vini DOP/IGP/Varietali /Comuni, vediamo che il Veneto è la regione con maggior produzione di vini DOP, la Puglia è invece contraddistinta da una forte produzione di vino comune e, in parte, IGP e da una scarsissima produzione qualificata a DOP; Piemonte, Toscana, Trento e Friuli Venezia Giulia presentano, invece, una produzione quasi interamente a DOP. La Sicilia, che fino a qualche anno addietro era contraddistinta da una netta superiorità del quantitativo di vino prodotto a IGT, negli ultimi due anni (2017 e 2018) ha visto un forte aumento del  vino a DOP, dovuta ad una crescita generale della produzione qualificata a DO, ma soprattutto alla crescita esponenziale della DOC Sicilia.Secondo i dati 2017 l’IGP  “Terre Siciliane” è l’IGP italiana con il maggior quantitativo di ettolitri imbottigliati, seguita dall’IGP “Delle Venezie”,  dalla l’IGP “Emilia” e dall’IGP “Veneto”.  Tra le DOP, invece, la denominazione che raggiunge di gran lunga il maggior quantitativo di imbottigliato è il “Prosecco”, seguita da “Chianti” e “Conegliano Valdobbiadene Prosecco”; la DOP “Sicilia” figurainvece all’11° posto.Tra le province siciliane Trapani è la provincia dove viene prodotto il maggior quantitativo di vino e di mosto; nel 2018 ha inciso per quasi il 54% sulla produzione vinicola totale regionale, seguita da Agrigento (15,6%) e da Palermo (15,2%) che, a seconda delle annate, si alternano al secondo ed al terzo posto. Queste tre provincie (TP, AG e PA) nel 2018 hanno rappresentato quasi l’85% della produzione totale regionale. La Sicilia è la nona regione italiana per valore dell’export vinicolo con una quota del 2,2 % sul valore totale dell’export nazionale; il valore dell’export vinicolo siciliano negli anni è cresciuto; tra il 2017 ed il 2018 la Sicilia, tra le regioni italiane, ha registrato la maggiore variazione positiva percentuale che è stata dell’8,7% (138,3 mil. di € del 2018 contro i 96,6 mil. di € del 2011 – fonte Istat). In questa lista il Veneto primeggia con il 35,8% della quota, seguita dal Piemonte con il 16,5% e dalla Toscana con 15,8%). È comunque da precisare che i dati Istat di export tengono conto del luogo di spedizione all’estero, per cui sfuggono i quantitativi di vino siciliano che non partono direttamente dalla Sicilia per l’estero, ma partono ad esempio, da porti siti in altre regioni alle quali, questi volumi di prodotto, vengono computati come export vinicolo. Per cui si stima che in realtà il commercio estero di vini e mosti siciliani sia superiore rispetto i dati ufficiali Istat. C’è comunque da evidenziare il trend nettamente crescente degli ultimi anni.

PROSPETTIVE DELLA VITIVINICOLTURA SICILIANA

Il comparto Vitivinicolo regionale negli ultimi decenni ha subito profonde trasformazioni. L’impegno delle aziende, delle istituzioni e degli enti che a vario titolo sono protagonisti della filiera, ha fatto si che la Sicilia cambiasse il suo volto produttivo e la sua immagine nel mondo. Conosciuta come produttrice di vino sfuso che andava a “migliorare” i vini del nord Italia e dell’Europa in genere, oggi nell’immaginario collettivo la Sicilia è rinomata come regione in cui si producono vini di qualità in grado di competere con le altre regioni italiane ed europee. Ciò è anche testimoniato dai numerosi riconoscimenti che vengono attribuiti ai vini siciliani in diversi concorsi enologici nazionali ed internazionali. Il sistema “vino” siciliano ha uno dei suoi punti di forza nel territorio (i vini vengono prodotti dalle piccole isole fino alle zone montane dell’Etna) e nel sistema produttivo viticolo (fatto di modelli e sistemi a bassa espansione che non richiedono normalmente grossi interventi tecnici).

Il rafforzamento delle posizioni di mercato e dell’immagine dei vini siciliani, per il futuro, deve necessariamente essere accompagnato da ulteriori interventi su tutta la filiera, partendo già dal ciclo produttivo. Infatti, è necessario:

  • allargare le superfici vitate a conduzione biologica, al fine di ampliare l’attuale superfice di circa il 40% e favorire un aumento delle produzioni enologiche di tipo biologiche, sempre più richieste nei mercati nazionali ed internazionali;
  • favorire l’introduzione della viticoltura di precisione, al fine di ridurre i costi di produzione ed aumentare la sostenibilità del ciclo produttivo;
  • introdurre sistemi che possano favorire una migliore remunerazione dei prezzi delle uve ai viticoltori, attraverso dei protocolli dei prezzi concordati fra produttori e organizzazioni di categoria e amministrazione regionale, che, soprattutto nella Sicilia occidentale, sono rimasti fermi da qualche decennio  nonostante l’aumento in valore del vino commercializzato;
  • favorire l’introduzione della viticoltura nelle aree montane e nelle piccole isole, in quanto il vigneto può rappresentare anche uno strumento di protezione e di salvaguardia nelle aree a confine delle zone boschive, nonché uno strumento di salvaguardia delle aree delle piccole isole a rischio desertificazione ed una fonte reddituale integrativa alle attività del turismo balneare che si concentra solo per alcuni mesi durante l’anno;
  • favorire programmi di ricerca e di sperimentazione finalizzati alla conservazione e valorizzazione della  biodiversità viticola, al fine di ampliare l’offerta dei vini IGP e DOP da proporre nei mercati ed evitare rischi di standardizzazione, nonché per affrontare anche le sfide imposte dai cambiamenti climatici in atto;
  • favorire una comunicazione del vino legandola sempre più al territorio, sfruttando in pieno le caratteristiche orografiche ed ambientali delle diverse aree della regione ed esaltando ancor più il concetto di “Sicilia Continente del vino”;
  • favorire l’accorpamento ed il riordino fondiario (ex piccola proprietà contadina) al fine di accorpare aziende di piccole e medie dimensioni, evitando cosi l’abbandono di superficie vitate che diminuiscono il potenziale viticolo regionale;
  • bloccare la vendita fuori regione delle autorizzazioni al reimpianto, autorizzando gli agricoltori al reimpianto delle superficie di pertinenza, secondo logiche di politica economica aziendale (reimpianto entro 8-10 anni dall’avvenuta estirpazione e non 2-3 anni) ed eventualmente far confluire in una banca dati le autorizzazioni delle superfici non impiantate, al fine di metterle a disposizione, dietro il pagamento forfettario per ettaro, alle aziende interessate;
  • favorire l’attività di ricerca scientifica e di sperimentazione vitivinicola  e  la promozione dei vini “made in Sicily” attraverso le attività istituzionali degli Enti preposti alla ricerca scientifica dell’amministrazione regionale. Ricerca indispensabile per competere con le altre regioni vitivinicole;
  • No alla deroga ministeriale che oggi consente l’imbottigliamento dei vini Doc Sicilia in altre regioni d’Italia, ma di consentirlo per il solo territorio della regione siciliana.

Siamo Certi che se adottati, i criteri di cui sopra, creerebbero quei presupposti necessari al rilancio dell’economia e di sistema del comparto vitivinicolo regionale e nello stesso tempo all’aumento occupazionale che ne deriverà.

Coordinamento Diventerà Bellissima    – Marsala