Ricerca, Figuccia: “Quando l’abbandono istituzionale sfregia le nostre eccellenze”

“Nelle ore in cui viene osannata dall’opinione pubblica l’orgoglio siciliano Concetta Castilletti, la ricercatrice ragusana che con il suo team dello Spallanzani è riuscita ad isolare l’incontenibile Coronavirus, vale la pena raccontare l’altro volto di una ricerca spesso, umiliata, denigrata e peggio ancora ignorata – a dirlo è Vincenzo Figuccia, deputato dell’Udc all’Ars e leader del Movimento Cambiamo la Sicilia che prosegue –

accade in Sicilia dove nel 2014, con la misura 214 del PSR, il Dipartimento dello Sviluppo Rurale e Territoriale ha finanziato con ben 10 milioni di euro, un programma di conservazione attraverso l’istituzione di Centri Pubblici di Conservazione della Biodiversità siciliana con l’obbiettivo di salvaguardare le risorse genetiche sia di interesse agrario “frutti antichi e dimenticati” dell’intero territorio siciliano, che le  specie forestali rare riportate in Lista Rossa IUCN.

Il piano di ricerca e conservazione del Germoplasma, si è avviato eloquentemente con l’attività di reclutamento di personale specializzato attraverso un bando pubblico che ha portato all’assunzione di  sei ricercatori costituendo un gruppo di lavoro che ha praticato la nobile attività di ricerca dal febbraio 2014 fino al 17 febbraio 2017 presso i due centri Regionali di  Marianelli – Noto  e il  Centro di Conservazione del Germoplasma  di Valle Maria – Godrano.

Nel 2017, la chiusura di questi Centri dove sono attualmente posti in conservazione sia numerose specie frutticole a cui afferiscono oltre 500 accessioni di “frutti antichi”, oltre alla dismissione di profili d’eccellenza, ha comportato il  danneggiamento di  tutto il materiale vegetale conservato, siano essi semi, frutti, piante in vitro  che piante madri provenienti dai coltivi tradizionali Siciliani; Un fatto estremamente grave che vede ancora una volta vanificati i notevoli sforzi sostenuti in questi anni da Ricercatori, Tecnici e operai forestali che con dedizione e spirito organizzativo, si sono impegnati a risolvere problematiche rilevanti nella tutela della biodiversità. Peraltro, la chiusura del programma ha comportato oltre alle presunte perdite, un ennesimo sperpero di denaro pubblico messo a disposizione da tutti i contribuenti europei che nel  loro piccolo finanziano i progetti pubblici finalizzati allo sviluppo di una gestione del territorio seria e concreta orientata alla sostenibilità, alla salvaguardia e alla trasmissione di tutti quei valori che solo la cultura tradizionale può marcatamente trasmettere ai nostri futuri giovani ed ai nostri governanti.

Sperperare soldi solo per rendicontare la spesa, non valorizza né i progetti né i professionisti che legano il loro futuro ad un progetto fine a sè stesso che non viene messo a sistema.

La Sicilia, che si trova al centro del Mediterraneo è uno degli hotspot di diversità a livello mondiale e possiede una flora molto ricca in specie in larga parte endemiche. Ma la Sicilia – conclude – è anche terra di eccellenze professionali, spesso abortite da patti scellerati come questo, che vedono arenare una Regione che altrimenti volerebbe sulle ali del sapere scientifico e del suo inestimabile capitale umano”