Fsi-Usae chiede alla Ministra Dadone il finanziamento della revisione delle carriere come pregiudiziale all’apertura dei contratti

Si è svolto ieri pomeriggio il primo incontro politico con il Ministro per la Pubblica Amministrazione, la Ministra Fabiana Dadone, presso la Sala Tarantelli di Palazzo Vidoni in Corso Vittorio Emanuele II, 116.

Un incontro che la Ministra ha dedicato all’ascolto delle organizzazioni sindacali in quanto, come avevamo anticipato, la Dadone punta alla stesura di un «memorandum» d’intesa che permetta di aprire i tavoli della trattativa per il rinnovo del contratto e, a tale proposito, ha predisposto un proprio documento programmatico che ha anticipato, via stampa, nelle sue linee principali.

La nostra confederazione ha quindi espresso con estrema chiarezza quali sono le pregiudiziali che pone per la sottoscrizione di un eventuale memorandum per le pubbliche amministrazioni preliminare all’apertura della stagione contrattuale.

Pur riconoscendo al Ministro un diverso stile ed una cortesia istituzionale completamente differenti rispetto al governo che sottoscrisse il precedente memorandum del novembre del 2016, Usae ha ricordato al Ministro Dadone che le risorse che il suo Governo ha messo in campo sono insufficienti per dare aumenti contrattuali decenti ai lavoratori della pubblica amministrazione.

Inoltre il Segretario Generale, Adamo Bonazzi, ha tenuto a precisare che le questioni aperte rispetto alla tornata 2016-2018 sono tante e tali da indurci a pensare che la strada per l’apertura dei contratti non sia affatto agevole: una questione su tutte la revisione degli ordinamenti professionali, il suo finanziamento e la collegata questione della possibilità di fare carriera all’interno delle pubbliche amministrazioni.

Usae ha infatti posto come prima questione la revisione delle carriere, con le ricollocazioni, con la verticalizzazione ed i relativi finanziamenti, come condizione preliminare e pregiudiziale per l’apertura dei contratti.

L’apertura di una strada di accesso alla dirigenza che sfondi il soffitto di cristallo che attualmente schiaccia le professioni sanitarie è l’altra grande questione che va affrontata: l’altro grande nodo da sciogliere.

Ma non sono certo gli unici. Infatti, indipendentemente dalla firma o meno di un nuovo memorandum, per aprire la nuova stagione contrattuale è necessario chiudere i contratti ancora aperti della stagione precedente (2016-2018) fra cui vi è proprio quello della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Non solo: preliminare all’apertura della stagione contrattuale è la sottoscrizione del Ccnq che definisce i comparti e le aree dirigenziali (il cui numero massimo è definito per legge) per cui quasi tutte le organizzazioni sindacali hanno chiesto modifiche e che anche l’attuale esecutivo ha espresso riserve tanto da separare il ministero dell’università e della ricerca da quello della pubblica istruzione. Senza voler parlare del nodo della dirigenza amministrativa e professionale della Sanità che oggi è nel comparto Regioni e che un emendamento della finanziaria indica di ritorno nell’area dirigenziale della sanità: un provvedimento che vede contrarie la quasi totalità delle organizzazioni rappresentative della dirigenza sanitaria. Attendiamo quindi riscontro dal ministro sulle questioni che abbiamo posto e sul proseguo dell’iter negoziale.