Triscina di Selinunte continuare a demolire oppure no?

La nostra famiglia continua ad espandersi questa volta è la sig.ra Serena Navetta insegnante a scrivere nella nostra pagina.
La sig.ra Navetta è molto conosciuta nei social ed è conosciuta come una penna spesso pungente, spesso soft, ed in entrambi i casi sa farsi ben capire lasciando sempre il segno, molti ricordano il suo impegno nel sociale, specialmente per tutto quello che ha fatto quando è stata Presidente del Tribunale Dei Malati, presso l’ospedale di Castelvetrano.

Giovanni Nastasi

Triscina di Selinunte, località balneare nel trapanese  con una costa sabbiosa lunga chilometri e meravigliosa, negli ultimi anni è soprattutto identificata come località simbolo di abusivismo. Abusivismo creatosi davanti gli occhi dei cittadini ma anche davanti gli occhi di tutte le autorità ed istituzioni locali, che dovevano vigilare e non l’ hanno fatto.  Un abusivismo però particolare, riconosciuto ed accettato dall’amministrazione comunale, tant’è che per anni ha puntualmente riscosso le tasse su predette abitazioni. Una presa di posizione dura da parte dello Stato però, ha dato fine a questo rapporto anomalo fra cittadini abusivi e le istituzioni locali. Iniziate le demolizioni, la città di Castelvetrano si è spaccata sulle considerazioni inerenti il problema, soprattutto alla luce delle finalità, delle modalità di smaltimento, nonché alla mancata e tempestiva riqualificazione degli spazi interessati dalle demolizioni. Una particolare riflessione viene anche dedicata alle case esistenti entro i 150 metri dalla costa, non interessate però dalle demolizioni, creando una sorta di zig zag che non rende possibile un progetto di lungomare che possa esaltare la bellezza del litorale. Non volendo entrare nel dettaglio legale del problema, perché già trattato abbondantemente, diamo parola ai cittadini e conoscere orientativamente l’opinione pubblica. Ne abbiamo parlato  David Camporeale,  affermato archeologo e critico  d’arte e con Francesco Lisciandra, rinomato sommelier ma anche con Claudio Lombardo di Mareamico.

“Sono contrario alle demolizioni a Triscina – afferma David Camporeale – ritenendo che la prossimità delle abitazioni al litorale non costituisca un’anomalia insediativa. In ogni caso, la legge 78 del 1976 è chiara; ma punire solo il cittadino reo di aver costruito, e non l’intero sistema di connivenza grazie al quale quelle case sono potute sorgere, credo sia un atto di grave ingiustizia sociale.
Le demolizioni, così perpetrate, possono solo aumentare il degrado urbanistico di questa frazione marittima. Un modo per affrontare la questione di Triscina, evitando le demolizioni, sarebbe quello di tentare la riqualificazione della borgata attraverso l’adozione di precisi criteri architettonici, atti a definire uno stile caratteristico e riconoscibile, stabilendo al contempo un piano del colore e un piano verde.
Sanatorie a Triscina ce ne sono state diverse, ma ciò non ha impedito che successivamente venissero costruite case abusive.
Probabilmente una sanatoria straordinaria risulterebbe addirittura controproducente, suscitando il malcontento di chi ha dovuto abbattere la propria abitazione a proprie spese”.

La pensa diversamente ma non troppo invece Francesco Lisciandra, giovane sommelier di Castelvetrano. “Le case dichiarate abusive devono andare giù. C’è una sentenza chiara e definitiva della Corte Costituzionale che dice che le case abusive Ope legis. Ma c’è realmente un controllo serio nello smaltimento dei rifiuti nel pieno rispetto ambientale? Sembra proprio di no. Chi doveva vigilare non l’ha fatto. Non sono responsabilità politiche sicuramente, perché a ricoprire quell’incarico allora non c’era un Sindaco. Che senso ha però demolire a macchia di leopardo e lasciare i ruderi senza un piano di riqualificazione serio nel rispetto dell’ambiente ? Che senso ha abbattere a monte e lasciare piattaforme in cemento sulla battigia solo perché sanate nel tempo?
Credo che gli abbattimenti siano necessari solo e soltanto se c’è alla base un vero progetto di recupero. Urge fare squadra, lavorare in sinergia tra amministrazione, progettisti e architetti, nel pieno rispetto delle regole e della salvaguardia della salute.
Che si faccia chiarezza soprattutto sulle case costruite davvero nei limiti dei 150 metri e quelle registrate ”erroneamente” al catasto.  
A parer mio non ci serve nessuna  “sanatoria straordinaria” perché quelle precedenti hanno soltanto rovinato ancora di più questa terra”.

Infine abbiamo sentito anche il parere di
Claudio Lombardo di  Mareamico:
“Le demolizioni debbono essere fatte a regola d’arte, senza creare discariche pericolose ed incontrollate. Le  sentenze di abbattimento emesse dalla Procura vanno sempre rispettate. La spiaggia di Triscina negli scorsi decenni è stata aggredita da un’abusivismo selvaggio e senza controlli che ha prodotto migliaia di abitazioni che sono cresciute come funghi, anche sulle dune costiere, in così tanta quantità da definirla la capitale dell’abusivismo. Nessuna alternativa alle demolizioni – conclude fermanente Claudio Lombardo”.
Ciò che si evidenzia nel pensiero comune dei cittadini castelvetranesi è l’amarezza di una legalità che però non ripaga e non ripristina totalmente l’ambiente territoriale, lasciandolo invariato. Una legalità che non coincide nemmeno con la giustizia e lascia tante  perplessità, davvero troppe.

Serena Navetta