Sudisti Italiani a Gianfranco Rotondi: “Dobbiamo far risorgere i valori della vecchia Democrazia Cristiana”

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Parlare di democrazia è spesso un esercizio retorico, tanto amato da parte di alcuni politici, i quali abusano dell’uso di questa parola, svuotandola del suo reale significato.   Giungere all’amministrazione democratica di un territorio o meglio di uno Stato è un compito realizzabile solo da un partito politico, il quale si costituisca con la finalità precipua di rendere possibile il governo del popolo, ossia la centralità dei bisogni del popolo.  Ma non basta, occorre far riferimento a ben precisi valori politici, i quali affondino le proprie radici nell’amore per l’essere umano e per l’onestà, intesa come trasparenza e legalità da realizzare mediante leggi indefettibili.   L’obiettivo primario di un governo che si ispiri ai principi della democrazia è rendere liberi e uguali tutti i cittadini, offrire loro la possibilità di affermarsi al di là dell’essere benestanti o nullatenenti, garantirne la crescita culturale e morale. L’evanescenza delle leggi, la loro aleatorietà si constata tristemente che influiscono, in modo davvero marcato, sulla progressiva morte della democrazia.  Tanto si parla di democrazia, poco, o quasi niente, si attua a favore della democrazia.  L’impoverimento progressivo, le disuguaglianze sempre più marcate, l’inciviltà dei gesti e delle azioni di alcune fasce della popolazione, l’imbarbarimento di larghi strati di cittadini, che vede aumentare la violenza conto i deboli e contro le donne, attestano quanto grande stia diventando la distanza dall’amata democrazia.  La storia italiana del dopoguerra ha goduto degli apporti derivanti dall’amministrazione democratica dello Stato, che, dal nulla che la guerra aveva generato, ha ricreato lavoro, aziende, benessere, scuole, consentendo il diritto alla studio.  Le donne godevano di maggior rispetto e potevano affermare i propri diritti, la casa iniziava ad essere un diritto per tutti, attraverso l’edilizia popolare e, pertanto, la famiglia poteva essere il fulcro della vita dello Stato italiano.  Ricreare un partito all’avanguardia nella tutela dei diritti civili ed umani, come lo è stata la Democrazia Cristiana, dalla sua fondazione agli anni 70, prima del declino delle ideologie e delle dispersione dei valori morali fondamentali, è una necessità non più rimandabile. La nostra società ha bisogno di forze che creino l’equilibrio sociale, i cui pilastri sono la famiglia, la morale, il lavoro e la cultura.  In assenza di tali forze deputate a creare l’equilibrio sociale e politico,  man mano,  non solo regnerà il vuoto, ma addirittura il caos e dal caos alle forme del degrado incontrollabile il passo è breve.  

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