Covid-19 e carceri, l’appello di Figuccia: “Lo Stato non può essere più criminale dei criminali”

“Voglio ricordare al Ministro Bonafede che le carceri non sono immuni dal contagio anzi possono divenire veicolo di diffusione molto serio. Certo, va riportato l’ordine davanti a forme di protesta come quelle che abbiamo visto in tutta Italia ma è altrettanto opportuno soffermarsi sul tema della riduzione della popolazione carceraria all’interno degli istituti, quantomeno con riferimento a quei soggetti non ostativi – a dirlo è Vincenzo Figuccia deputato dell’Udc all’Ars e leader del Movimento Cambiamo la Sicilia.
Un problema che riguarda da vicino anche la Sicilia, dove complessivamente – osserva il parlamentare regionale – i posti a disposizione, sulla carta, sono 6.495, ma i detenuti presenti arrivano a 6.590: cento in più cui si sommano migliaia di lavoratori che operano in carcere nei diversi ruoli. Un quadro che però è diverso da un penitenziario all’altro. Su ventitré istituti penitenziari presenti, appena più della metà risultano in regola con la capienza dettata dalle normative, gli altri 11 presentano situazioni gravi, che in alcuni casi diventano drammatiche. Dagli ultimi dati forniti dal DAP solo al Pagliarelli di Palermo, epicentro delle rivolte, si registrano duecento detenuti in più. Di fatto, il nuovo decreto legge per rispondere all’emergenza Coronavirus contiene, nella parte relativa alla gestione degli istituti penitenziari, l’incentivo ad adottare misure alternative e di detenzione domiciliare. Ma è chiaro che non è sufficiente. Si valuti un provvedimento di liberazione anticipata straordinaria per residui di pena fino a tre anni, si valuti di sostituire la custodia cautelare carceraria con quella domiciliare, si valuti un provvedimento di amnistia o di indulto per i reati meno gravi. Lo Stato – conclude – non può essere più criminale dei criminali”.