Coronavirus e il dopo-epidemia

Rossana Ditta vive a Castelvetrano ed è un giovane avvocato del foro di Marsala. Impegnata politicamente, è Consigliere Comunale di Castelvetrano.

Giovanni Nastasi

Di fronte a tale improvviso nemico, stanno cambiando rapidamente abitudini di vita, relazioni sociali, condizioni sanitarie ed attività economiche.
In pochissimo tempo, ci siamo ritrovati in una sorta di guerra batteriologica di portata globale, a cui nessuno era preparato, e si sono evidenziate di colpo tutte le debolezze sociali ed economiche del nostro pianeta.
Le conseguenze depressive di questa pandemia, particolarmente rilevanti, investiranno l’uomo come singolo, ma anche nei rapporti con gli altri, coinvolgendo il sistema politico-economico-sociale di tutto il mondo.
Dopo la lotta e la sconfitta di questo virus, gli strascichi lasciati nelle nostre vite ci porteranno ad affrontare altre battaglie, di grande importanza, e dovremo essere pronti a trovare risposte immediate ai numerosi quesiti, che s’imporranno con forza, a seguito dei profondi cambiamenti avvenuti su ogni fronte.
La cruda realtà di questi giorni ci offre molte lezioni da imparare, però, questo è indubbio. Per questo, credo che oggi, più che mai, s’impone forte il bisogno improcrastinabile di far nuove riflessioni, analisi e valutazioni su ciò che risulta importante nella nostra vita e sulla necessità di cambiare drasticamente alcuni vecchi paradigmi, a cui siamo stati legati per troppo tempo.
Adesso, dobbiamo tutti agire con tanta assertività, in primis la politica e le istituzioni, a cui spetta l’arduo compito di gestire la grave crisi, di anticipare come si uscirà da questa grave emergenza e prepararsi sin d’ora al futuro, al dopo-epidemia, in maniera consapevole e con strategie chiare.
Ma quali saranno le prevedibili conseguenze di questa epidemia, a cui occorre, fin d’ora, prestar pensiero coscientemente, per essere pronti a fronteggiarle domani con tutti i mezzi a nostra disposizione?
Senza pretesa alcuna di esaustività nell’analisi della complessa questione relativa alle notevoli ripercussioni future e non potendo ancora sapere con precisione la portata degli effetti di questa crisi, alcune riflessioni vanno però già fatte.
In primo luogo, importante punto di partenza è la concezione della salute. L’art. 32 della nostra Costituzione individua nella salute un “fondamentale diritto dell’individuo ed interesse della collettività” e tale riconoscimento risulta presente, a livello internazionale, anche in moltissime altre carte di principi.
L’epidemia in corso ha evidenziato un’assenza di regole globali sulla tutela della salute e l’esistenza di sistemi sanitari che arrancano con fatica, senza riuscire a dar sicurezze. Sarà, dunque, necessario rivedere le regole della globalizzazione, che hanno disvelato, con uno scatto improvviso, tutta la loro fragilità. Urge ormai investire, prima di ogni altro settore, sulla sanità e sulla ricerca, per assicurare la protezione della salute, attraverso la fornitura di servizi pubblici in grado di soddisfare in maniera efficace e qualitativa i bisogni, al di fuori di ogni logica di mercato e di profitto. Va incentivato e deve tornare in primo piano il modello di welfare state, negli ultimi tempi ridimensionato da selvagge privatizzazioni, tagli di spesa e ridotti finanziamenti, spesso a danno proprio della qualità delle prestazioni offerte dal servizio pubblico.
Dal punto di vista economico, occorrerà pensare ad un sistema produttivo migliore, secondo nuovi modelli di sviluppo, rivolto certamente verso la salute e con ulteriore attenzione alle esigenze della sostenibilità ambientale. Al contempo, bisognerà trovare gli strumenti più idonei per eliminare le disparità economiche e sociali esistenti, avendo tutti paradossalmente appreso che di fronte ad un’epidemia e alle probabilità di contagio, le disuguaglianze si azzerano: il reddito non consente a nessuno di dotarsi di speciali protezioni.
Altro settore che dovrà essere attenzionato è il mondo del lavoro. I lavoratori, senza distinzione di categoria, sono messi veramente a dura prova, sia in questo periodo di quarantena obbligata sia domani, in una situazione di assoluto smarrimento: presi dal timore di non avere le tutele necessarie, in presenza di un decreto Cura Italia che dà minimo sollievo, avvertono già una crisi senza precedenti, purtroppo destinata a durare a lungo.
E, a tal proposito, non meno importante sarà l’attenzione da dedicare alle forme di accesso al lavoro, che devono puntare sulla competenza, oggi più che mai, con formule nuove in grado di portare agevolmente in rilievo il merito di ciascuno. In ogni settore, i migliori “cervelli” non dovranno faticare più per emergere, né dovranno trovarsi imbrigliati, come oggi, in un erroneo sistema, che si muove secondo vecchie ed oramai improponibili logiche. Occorre comprendere che è interesse di tutti il riconoscimento di ogni individuo, per le peculiarità e le potenzialità che gli son proprie, fortunatamente diverse da quelle altrui: qualsiasi squadra, e il discorso si estende per la comunità tutta, può risultare vincente solo se si riesce a valorizzare ottimamente il fattore umano, ripudiando
scelte di altro tipo, che possono apparire convenienti, ma di fatto risultano a lungo termine gravemente rovinose. L’uomo, in definitiva, dovrà essere posto al centro di ogni attenzione, con tutti i suoi valori: dignità, libertà, responsabilità, competenza, creatività. Si dovranno, inoltre, rivedere modalità di lavoro, contratti ormai obsoleti, tutele ed ammortizzatori sociali, e dovrà farsi un’analisi attenta del ruolo-chiave che alcune professionalità potranno avere, se svecchiate da rigidi stereotipi e reinterpretate secondo chiare esigenze che, in verità, il mondo palesamente mostrava già.
Risulterà essenziale, di conseguenza, investire anche sulla formazione, sul sistema Scuola ed Università, che oggi mostrano crepe evidenti, oltre improcrastinabile necessità di nuovi mezzi, strumenti, programmi, metodi e risorse umane.

Avv. Rossana Ditta

A mio parere, però, la chiave di volta per affrontare seriamente ogni problema è una soltanto: un cambio di mentalità immediato, che deve imporsi con forza e veemenza.
La portata e la pericolosità di questa epidemia devono farci riflettere sui limiti della natura umana e sull’importanza di vedere in maniera diversa il nostro futuro, rinunciando ad un’idea di libertà senza limiti e di onnipotenza.
Ritengo, pertanto, che, se in Italia non si vorrà restare immobilizzati in questo pantano, non si potrà prescindere da un cambiamento della visione politica e da un’immediata capacità d’azione, con necessità di ridimensionare anche la dipendenza esterna, soprattutto di fronte ad un’azione europea che chiaramente non ha mostrato di essere all’altezza dell’emergenza.
Ed anche la nostra Sicilia dovrà imparare molto da questa epidemia: in primis, ad investire sul proprio territorio, che ha mille potenzialità, a riconoscere le numerose eccellenze di cui andar fieri e a valorizzare le importanti risorse esistenti. Dobbiamo comprendere che i giovani possono avere tutto nella nostra Isola, ancor più rispetto ad altri luoghi, ed occorre creare in concreto tutte le condizioni, ormai necessarie, affinchè i figli di questa splendida terra non vadano via, alla ricerca di altro.
Ma – repetita iuvant – dobbiamo evitare personalismi, rinunciare a logiche di potere e, soprattutto, puntare sulla competenza per affrontare con impegno ed in maniera efficace ogni incombente problematica.
Molte conseguenze di questa epidemia, poi, potranno essere comprese solo nel corso dei giorni, dei mesi e degli anni, saranno a breve e a lungo termine, e di sicuro non risparmieranno luogo, area e settore: turismo, trasporti, finanze, commercio, politica, cultura, relazioni interpersonali, famiglia…
Infine, in questa prima riflessione sul dopo-epidemia, rivolgo doverosamente uno sguardo ad ognuno di noi. Mi chiedo con insistenza: siamo davvero pronti per un cambiamento epocale?
Di fronte al presente dramma umano, la nostra vita è già mutata, le nostre abitudini travolte, molte pratiche, introdotte per necessità oggi, resteranno magari con noi anche dopo questa epidemia. Innanzi a tale preoccupante quadro, dobbiamo essere disposti ad un repentino cambiamento interno, senza esitazione, con coraggio e determinazione. Questa esperienza deve insegnarci ad essere più creativi, a trarre il meglio da ogni momento di paura, a trasformare l’ansia in entusiasmo, a provare nuovi modelli basati sulla condivisione e sulla cooperazione.
Non voglio creare allarmismi, ma è chiaro che siamo tutti caricati di forte responsabilità, in un’inimmaginabile situazione improvvisa, che ci ha fatto riscoprire il “Noi” ed un concetto di comunità che avevamo messo da parte, spinti da un esasperato individualismo.
In conclusione, insieme al doveroso appello a “RESTARE A CASA”, voglio rivolgere un invito personale a tutti: cogliamo il meglio da queste giornate di quarantena forzata, godiamoci la peregrina bellezza di alcuni momenti, l’autenticità di alcuni gesti, la semplicità del nostro quotidiano…perchè domani, una volta superato questo triste momento, ognuno di noi sarà chiamato ad una sfida davvero grande ed importante.
Avv. Rossana Ditta