Riflessioni su “emegenza coronavirus”

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“Migliaia di vittime in un sistema sanitario al collasso”:
Tra teorie equivocabili, disposizioni disorientanti e “logiche di orticello”, l’unico dato certo da prendere come vero è quello di una sanità pubblica al collasso.
Dati recenti ci restituiscono un quadro complessivo della situazione italiana in cui il numero dei contagiati ha già superato 1 milione e 200 mila persone con 75 mila morti.

In un’Italia che pare aver preso (come i gamberi) coscienza del pericolo, l’unica cosa che ancora più conta rispetto ad ogni altra decisione è quella di mettere le “carte” a posto. Non è tempo di dettagli!

Gli effetti prodotti dall’emergenza sanitaria andrebbero invece considerati nell’ottica e con la consapevolezza che non sempre le scelte strategiche vanno nella giusta direzione.
Ma come spesso accade, anche questa volta a pagarne le conseguenze è stata la gente che è morta, i medici e gli operatori del settore sanitario allo stremo e l’intero sistema produttivo ormai privo della necessaria liquidità per rimettere in piedi le loro attività e per far fronte al pagamento dei salari ai lavoratori dipendenti.

E allora, la corsa sui tagli alla sanità che non bisognava fare, come e quanto hanno influito sull’emergenza sanitaria che oggi l’Italia cerca disperatamente di fronteggiare?

Il nostro Paese ha dimezzato i posti letto per terapia intensiva e casi gravi e non ha, negli ultimi 15 anni, effettuato i dovuti investimenti e potenziato il personale sanitario.

Occorre ancora ricordare che la sanità pubblica nazionale ha perso, tra il 2009 e il 2017, oltre 46 mila unità di personale dipendente senza più procedere a nuove assunzioni.
Cifre che da sole fanno comprendere del perché gli ospedali e i pronto soccorso potrebbero non essere in grado di reggere la diffusione dell’epidemia, specie nelle regioni del centro e del sud sempre meno attrezzate e con carenza di personale.

Dopo Sars e influenza aviaria anche l’Oms (organizzazione mondiale della sanità) aveva raccomandato l’Italia di predisporre un Piano di prevenzione e risposta alle pandemie. L’Italia lo avrà fatto?
Forse nemmeno sulla carta, considerato l’elevato numero di decessi e di contagiati oltre alle carenze organizzative e strutturali registratesi in tutto il Paese che vanno dalla: 1) mancata formazione degli operatori sanitari; 2) inosservanza delle disposizioni dettate dalla comunità europea; 3) insufficienza di n. di posti letto per le terapie intensive; 4) carenza di attrezzature e di D.P.I. nelle strutture sanitarie per mancanza di risorse, fino allo sperpero di denaro pubblico per la costruzione di opere ospedaliere incompiute ancor oggi abbandonate e mai messe in funzione.

Non v’è dubbio che l’inaspettata emergenza sanitaria che ha messo in ginocchio la nostra nazione, dovrebbe far riflettere l’intera classe politica sulle scelte fatte in materia di politiche economiche attuali per ri-organizzare un più efficiente ed avanzato modello sanitario che già nel passato era stato annoverato tra i migliori in Europa a al mondo.
Non riesco ad immaginare se e come cambieranno le abitudini degli italiani, ma spero tanto che questa triste pagina di storia possa in qualche modo essere da monito a quanti nell’evocato “cambiamento” avevano riposto grande fiducia!

Se così sarà la preziosa quanto fragile fiducia degli italiani potrebbe finalmente risorgere per l’affermazione e il recupero di quella vera DEMOCRAZIA perduta che nel nome del cambiamento e nello strano avvento di “rousseau” ha mortificato e continua a mortificare i diritti degli uomini e in particolare di quelli più poveri e più svantaggiati.

Ci siamo addormentati in un mondo, ma ci sveglieremo presto in un altro!

Arch. Tommaso Bertolino

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