martedì, Maggio 17, 2022
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Miccichè: la politica in Sicilia al tempo dell’emergenza Coronavirus

La politica in Sicilia alla luce dell’emergenza coronavirus e le diverse situazioni che dall’emergenza sono scaturite, è il tema trattato con il Presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Gianfranco Miccichè.

Presidente, secondo lei il coronavirus è arrivato in Sicilia?

Certamente sì ma non in maniera virulenta come era stato immaginato. Il contagio registrato nella nostra regione è stato ridotto rispetto alle altre regioni soprattutto per il fatto che siamo un’isola. Infatti i dati di Sardegna e Sicilia sono dati molto più bassi rispetto a tutte le altre regioni del resto d’Italia. In Sicilia abbiamo avuto 2000 contagiati fino a oggi su 5 milioni di abitanti proprio per il fatto che soltanto Messina è la porta d’ingresso della Sicilia ma anche per il tempestivo intervento del presidente Musumeci, che assieme all’assessore Razza, hanno lavorato incessantemente per sopperire alle carenze del governo nazionale. Un plauso anche ai sindaci che hanno protetto al meglio il loro territorio. Ho avuto modo di leggere attentamente un’analisi molto precisa fatta da un’azienda seria che indica in 2.300 le persone totali contagiate. E’ uno studio preparato circa un mese e mezzo fa e al momento le previsioni di questo studio rispecchiano la realtà infatti al 15 di aprile i contagiati sono circa 2000 quindi è uno studio molto reale.   

Alla luce della situazione attuale si può ipotizzare a breve un ritorno alla normalità?

Alla luce di questo studio di cui parlavo prima, ma credo ce ne siano altri, e sono analisi abbastanza realistiche, credo che esasperare la rigidità in Sicilia rispetto, ad esempio, al Veneto sia controproducente. Io ritengo che con la prudenza dettata dalle norme di contenimento, in Sicilia si possa ricominciare a riaprire le attività, le aziende, i negozi, permettendo ai cittadini di potersi recare ad acquistare. Infatti è singolare che si autorizzi librerie e cartolerie ad aprire i battenti ma poi si vieta ai cittadini a recarsi ad acquistare perché non sono beni di prima necessità previsti dai decreti emanati, sia nazionali che regionali. Facendo un ragionamento economico semplice se riuscissimo ad avvantaggiarci con la ripresa prima delle altre regioni riusciremo ad aumentare di qualche punto il PIL che diventa fondamentale per il Rating delle banche, per la ricchezza sostanziale della Sicilia stessa. Il nostro sforzo dovrebbe essere proiettato verso la riapertura prima possibile, ovviamente con tutte le cautele del mondo.  Sarebbe importante iniziare a discutere seriamente di questo tema cominciando a dare alla cittadinanza delle date certe sulla ripartenza, anche graduale, perché la gente è oramai avvilita e demoralizzata soprattutto dal fatto che non c’è al momento alcuna prospettiva certa.

Perché queste sue sollecitazioni non li porta al presidente Musumeci?

Il presidente Musumeci, dal suo punto di vista, ha pure ragione perché deve adeguarsi a quelle che sono le indicazioni che derivano dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri e non ha torto. Ma io che sono uno che sinceramente me ne sono sempre fregato delle indicazioni che arrivano da Roma, riterrei che andrebbe valutata l’opportunità di non obbedire, così come stanno facendo altri governatori di altre regioni. Però so che il Presidente Musumeci avrà degli incontri con la task force siciliana per ricominciare a parlare di riapertura. Ecco io mi auguro che possa verificarsi una riapertura più veloce possibile, ma debbo anche aggiungere che il presidente Musumeci è una gran persona perbene. E’ uno che lavora e che si sta massacrando soprattutto in questo periodo di emergenza.

La Sicilia è sempre stata una delle ultime regioni a ricevere le risorse occorrenti e sempre meno rispetto a quanto le spetterebbe. Cosa fare per invertire la situazione?

Io so per certo che il Governo nazionale oggi ci vuole fregare un altro miliardo di euro. Stanno studiando come togliere alla Sicilia un altro miliardo dei fondi strutturali perché lo vogliono gestire loro direttamente. Oggi la battaglia che va fatta, e l’ho detto chiaramente al presidente Musumeci, verte sul riconoscimento dei nostri diritti. Bisogna fare un atto di forza con il governo nazionale e deve essere proprio il Presidente della Regione a muoversi presentandosi davanti al governo nazionale a chiedere con forza quello che ci spetta, perché quando mandi gli assessori questi neanche vengono presi in considerazione. Oggi, assieme a Sardegna e Friuli, la Sicilia aiuta lo Stato per diminuire il disavanzo finanziario. Questo poteva avere un senso quando l’Italia doveva rispettare il patto di stabilità. Ma oggi che il patto di stabilità è stato eliminato per il coronavirus, che senso ha che la Sicilia debba ancora contribuire. Quindi non solo siamo costretti a dare questi fondi ma in più lo Stato si sta fregando un altro miliardo per cui alla Sicilia, in un momento di grande difficoltà, vengono a mancare 2 miliardi di euro. Allora io credo che per difendere queste posizioni c’è bisogno di andare direttamente a Roma a sbattere i pugni sul tavolo. Le racconto un paio di aneddoti. Nella prima ho fatto scandalizzare il ministro Tremonti. Un giorno ci presentammo in Commissione europea davanti al commissario Michel Barnier che non voleva concederci una cosa che spettava all’Italia. Avevamo ragione ma in un primo momento Barnier era intransigente, allora mi inalberai sbattendo i pugni sul tavolo ottenendo quello che ci spettava. Questo per significare che non basta mandare la letterina a Roma chiedendo quello che ci spetta perché non ce lo daranno mai, ma bisogna andare lì con l’autorevolezza non del singolo assessore, ma direttamente con il presidente della Regione che si accordi con altri governatori per ottenere quello che spetta facendo una unione di forza nei confronti dello Stato. Pensi che il presidente Berlusconi e il ministro Tremonti ritennero che dovessi partecipare a Bruxelles alla trattativa per definire il bilancio italiano in Europa, con il rango di Ministro proprio per avere maggiore forza e autorevolezza nei confronti degli altri rappresentanti europei.

L’ex ministro della sanità Sirchia ha detto che la sanità in Italia è stata distrutta dalle lobby finanziarie. E’ d’accordo con questa analisi?

Sirchia non ha torto. Oggettivamente è così perché sicuramente le lobby finanziarie detestano il Welfare, l’assistenza sociale perché sono convinte che ogni centesimo che si impiega per l’assistenza sono risorse tolte al mercato, alla produttività, non considerando però che chi lavora con il denaro pubblico ha dei doveri di tipo sociale che debbono essere soddisfatti. Però non c’è dubbio che tutti i governi negli ultimi 15 anni hanno tolto tanto alla sanità tagliando e sforbiciando dappertutto perché sotto pressione da parte del sistema economico-finanziario che chiede di spendere in altra maniera le risorse.

Come aiutare le imprese sotto scacco dall’emergenza?

Intanto le imprese con fatturato zero non debbono pagare tasse. Non basta posticipare i versamenti. A fatturato zero devono corrispondere tasse zero. La Sicilia a principale vocazione turistica, soprattutto in prossimità dell’estate, potrà contare sul turismo interno e al massimo proveniente dalle altre regioni italiane e difficilmente dall’incoming straniero per la chiusura delle frontiere. Io credo che debba essere studiato un sistema di aiuti per le strutture turistiche e per i lavoratori. Certamente non si può dire alle imprese: Io Stato ti aiuto facilitandoti nella concessione di un prestito. Che aiuto è quello di fare ulteriormente indebitare il tessuto imprenditoriale soprattutto quello delle piccole e medie imprese e degli artigiani? Quindi bisogna sedersi attorno a un tavolo e cercare delle soluzioni vere a favore delle imprese e anche delle famiglie e questo è il lavoro che deve fare la politica che non deve delegare alla dirigenza. Bisogna fermare la burocrazia tagliando lacci e lacciuoli che bloccano tutto.

Che politica sta svolgendo Forza Italia nel Paese e in Sicilia secondo il suo giudizio?

Io credo che Forza Italia in Sicilia è un partito a sé rispetto al resto dell’Italia. Ricordo che alle elezioni europee in tutto il territorio nazionale Forza Italia ha preso il 5% mentre in Sicilia il 17% e quindi Forza Italia siciliana a livello nazionale vale un punto e mezzo rispetto ai 5 punti complessivi. Questo significa che la Sicilia è diversa dal resto del paese. E’ questo il risultato di un lavoro certosino che abbiamo fatto assieme agli assessori regionali, ai deputati, ai consiglieri, ai coordinatori, lavorando sui territori, facendo politica a contatto con la gente.   Lavoriamo tutti i giorni e ci riuniamo spesso parlando molto e scambiandoci idee, consigli, proposte. Credo che questa sia una delle cose migliori che un partito possa fare oggi mettendoci sempre in discussione e io non pretendo mai di avere ragione. Questo magari succedeva quando avevo 40 anni, oggi sono più riflessivo”.

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