Totò Cuffaro: “Per l’economia serve rapidità. In Europa far valere l’idea di un unico Paese”

In questi giorni di emergenza ma anche di isolamento e riflessione, abbiamo voluto ascoltare il punto di vista di Totò Cuffaro, ex Presidente della Regione Sicilia,  che, archiviata l’attività politica, si dedica ora ad altre attività, tra cui la gestione della sua azienda agricola ma anche quella di medico volontario  in Burundi. Con il dott. Cuffaro abbiamo poi anche ragionato sull’attuale situazione in Sicilia e in Europa.

Dott. Cuffaro, come vive la sua vita adesso?

Con grande serenità e con la passione di sempre. L’agricoltura è  una passione che ho sempre avuto ma che prima veniva sovrastata da quella per la politica. Ora che la vita politica è marginalizzata, la passione per l’agricoltura è in primo piano.  Mi piace fare l’agricoltore, mi piace fare il medico e mi piace anche anche la politica. Credo che bisogna prendere la vita come si presenta. Quella di ora è una  vita più serena, ho più tempo per la famiglia. Non mi lamento.  

Ho scelto di fare il medico volontario in Africa, in Burundi. Ho lavorato in un ospedale che avevo costruito ai tempi in cui ero Presidente della Regione con i fondi della solidarietà nazionale. E’ un ospedale che stiamo facendo crescere grazie al lavoro dell’associazione “Aiutiamo il Burundi” creata insieme ad altri medici. Abbiamo portato lì attrezzature sanitarie come tac, cullette neonatali, sala operatoria, farmaci. L’ospedale è diventato un punto di riferimento per il Burundi.  Stiamo anche aiutando i burundesi a rendersi padroni della loro vita e delle loro terre. Li abbiamo aiutati a coltivare il grano ma anche nella gestione degli orfanotrofi. Facciamo quel che si può per aiutare queste persone. La politica mi manca ma credo che tutto quello che porta al bene comune è politica: una politica fatta di lavoro che è porto avanti sia con la mia azienda ma soprattutto in Africa con l’ospedale.  De Gasperi diceva che la politica è la più alta forma di impegno sociale.

Adesso tutto il mondo sta vivendo l’emergenza sanitaria da Covid 19. Lei come la vive alla luce dell’esperienza in Burundi?

Il Burundi è uno dei paesi più poveri del mondo. Per fortuna, nelle aree dell’Africa centrale il Covid – 19 non si è ancora sviluppato. Mi riferiscono di alcuni casi ma sono sotto controllo. Se si dovesse sviluppare un’epidemia come quella che si è sviluppata in Europa sarebbe un disastro.

Nel nostro Paese la sanità ha saputo dare una risposta adeguata anche se forse all’inizio abbiamo un po’ sottovalutato i segnali che arrivavano dalla Cina.  Al Sud sta andando bene. Abbiamo messo a regime una serie di provvedimenti che hanno limitato il contagio.  Purtroppo è un virus con cui dovremo convivere, con i virus non bisogna abbassare la guardia. Forse il picco finirà a maggio ma poi dovremmo adottare tutte le misure per evitare che crei ulteriori danni. Il Governo regionale ha fatto un buon lavoro sia nel limitare il contagio che nell’organizzazione sanitaria dei centri Covid.  Speriamo che non ci sia bisogno di mettere alla prova le strutture ma ci siamo comunque attrezzati bene. Questo è un dato positivo.

Anche il Sindaco di Messina si è battuto ampiamente attirando l’attenzione dei media…

Seppur in maniera goliardica, il Sindaco di Messina ha attirato l’attenzione su un problema reale. Ha ottenuto dei buoni risultati e questo gli va riconosciuto anche se talvolta lo ha fatto, come è solito fare, amplificando le cose. Io credo sia necessario ora rasserenare gli animi, evitare i conflitti istituzionali.  Se ci sono dei connazionali che devono tornare, è giusto che tornino e che lo facciano con le dovute precauzioni. Non possiamo isolare una Regione e tenerla decontestualizzata dal resto del mondo. Dobbiamo trovare un modo per rimettere in moto la macchina. La vita deve continuare.

L’economia sta subendo danni enormi, soprattutto nei settori cardine: agricoltura e turismo.

Entrambi i settori stanno pagando un prezzo alto. La produzione agricola ha tempi di commercializzazione veloci. Trovare i mercati chiusi sta creando problemi a tutti. Bisogna avere la possibilità di ripartire e di farlo velocemente. Non possiamo pensare di aiutare il turismo, l’artigianato o l’agricoltura attraverso una macchina burocratica che richiede mesi: così rischiamo di peggiorare la situazione. Servono interventi veloci. Non possiamo tenere tutti fermi per mesi rischiando che i contributi arrivino quando è troppo tardi per ripartire. Vedo che si sta lavorando sia a livello nazionale che regionale. Mi auguro che vengano messi a disposizione i fondi senza troppi meccanismi burocratici. Serve concretezza.

Come giudica la politica europea in questo frangente?

Credo che l’Europa sia indispensabile. L’atteggiamento di alcuni Paesi non è l’atteggiamento di chi crede in un’’Europa che sia un Paese unico e non solo un’accozzaglia di nazioni. L’errore che stanno commettendo alcuni non è solo verso il nostro Paese. Nelle nostre stesse situazioni ci sono altri paesi. Io credo che bisognerebbe valorizzare l’idea di un grande ed unico Paese, non gli egoismi dei singoli paesi. Finché non si farà questo passo in avanti  non ci sarà una vera Europa. L’Europa ha fatto un suo percorso ma deve fare un passo in più: deve diventare un unico Pese. Non dobbiamo essere italiani ma dobbiamo avere il coraggio di dire che siamo europei. Tra noi e gli altri Paesi non ci può essere una diversità di atteggiamento verso i problemi economici. Sono fiducioso. Mi auguro che le responsabilità dei Governi siano di gran lunga più forti. Penso che gli euro bond sarebbero la soluzione migliore ma, allo stesso modo, ritengo che se ciò non fosse possibile comunque  si potrebbero usare i fondi a disposizione per rafforzare la sanità. Credo in un futuro più europeo e soprattutto nei giovani che sono molti più proiettati verso un’Europa unita. Proviamo a superare tutti gli egoismi, anche quelli che purtroppo ci sono nel nostro Paese, e proviamo a costruire concretamente l’Europa.